Cultura e scienze

Come gli antivaccinisti stanno prendendo le petizioni pro vaccino e l'obbligatorietà

Nuovo capitolo delle petizioni online, questa volta tocca ai genitori che non vogliono assolutamente vaccinare i figli perché tanto ci pensano i figli degli altri a correre i rischi e tenerli al sicuro. Eh sì perché è inutile nascondercelo, se tutti facessero come quelli che “con le loro motivazioni” fanno una scelta egoista questi genitori che per paura dei danni da vaccino optano per fare una libera scelta “in scienza e coscienza” sarebbero i primi a mettersi in fila per fare fare tutte le vaccinazioni del caso.
 

Vaccini a scuola: le regioni e le province dove si vaccina di meno (La Repubblica, 14 ottobre 2015)
Vaccini a scuola: le regioni e le province dove si vaccina di meno (La Repubblica, 14 ottobre 2015)

La contro-petizione per la libera scelta

Dal momento che in queste ultime settimane il dibattito sui vaccini è diventato una partita tra opposte tifoserie che va combattuta a suon di petizioni ecco che alcuni di questi genitori hanno deciso di aprire l’ennesima e quantomai inutile (proprio come l’altra) campagna su Change.org per chiedere l’esatto contrario dei pro-vaccini. Ovvero che i figli dei non vaccinati possano andare anche loro a scuola. Come tutti gli altri. Ad esempio come i bambini immunodepressi che non possono essere vaccinati ma che hanno lo stesso diritto degli altri ad andare a scuola senza rischiare di prendersi il morbillo o quant’altro.

I danni provocati dalle vaccinazioni pediatriche e non, sono una realtà quotidiana per molte, troppe famiglie italiane. Siamo qui per far sentire la nostra voce poiché molti di questi danni si sarebbero potuti evitare se fossero state fornite informazioni non tendenziose e corrette alle famiglie.
Non siamo associazioni “antivax”, siamo persone che lottano per una libertà di scelta, una scelta che deve essere fatta in coscienza e conoscenza. Una scelta che non può essere influenzata da terrorismo psicologico attuato dai media su basi infondate e senza alcun dato da parte degli Organi di Stato.
Chi non vaccina o segue uno schema personalizzato, qualsiasi siano le sue motivazioni, non deve essere ritenuto come “untore” o irresponsabile ed escluso dalla vita quotidiana o dalla frequenza scolastica.
Lottiamo per dare informazioni spesso taciute e ovviate, spesso negate, tramite ricerche scientifiche vere e confermate. Non crediamo nei complotti e tantomeno nelle favole o all’uomo nero.
La nostra libertà di crescere figli sani e di inserirli in comunità scolastiche, non può essere decisa sulla base di ideologie senza alcuna base scientifica con cui spesso si prova a intimidirci.
Chiediamo che i vaccini rimangano non discriminatori per l’accesso alle strutture scolastiche così come avviene in altri paesi per garantire ai nostri figli un futuro migliore ed una istruzione.

Fino a non molti anni fa l’accesso a scuola era subordinato al fatto di aver ricevuto le vaccinazioni obbligatorie, e nessuno parlava di discriminazione. Addirittura i genitori che rifiutavano di vaccinare i figli venivano multati e segnalati al Tribunale dei Minori. L’obbligo di legge è stato lo strumento che ha consentito di innalzare la copertura vaccinale e al tempo stesso di tutelare il diritto alla salute. Oggi invece, nonostante il fatto le vaccinazioni siano ancora obbligatorie (cosa che questi genitori sembrano non aver colto nella loro ansia da “informazione corretta”) non c’è più alcun obbligo di vaccinazione per l’iscrizione alla scuola. In questi giorni invece il Ministero della Salute sembra voler tornare indietro, soprattutto a causa del calo drammatico della copertura vaccinale (ad esempio contro il morbillo) e tornare ad imporre l’obbligo di vaccinazione per l’accesso nelle scuole.

La copertura vaccinale contro il morbillo è in forte calo in tutta Italia (fonte: epicentro.org)
La copertura vaccinale contro il morbillo è in forte calo in tutta Italia (fonte: epicentro.org)

Ma visto che i genitori che sostengono la libertà di scelta ribadiscono la necessità di avere informazioni e dati certi e dicono di rifiutare i ragionamenti pseudoscientifici ecco alcuni dati. Epicentro nel suo recente rapporto sulle vaccinazioni nell’anno 2014 ci dice ad esempio che:

Il morbillo rimane una malattia molto frequente anche nel nostro Paese. In Italia dall’inizio del 2013 sono stati segnalati 4094 casi di morbillo di cui 2258 nel 2013, 1696 nel 2014 e 140 nei primi sette mesi del 2015. Di questi ultimi, il 79,7% non era stato vaccinato e il 17,3% aveva effettuato una sola dose di vaccino. Il 17,1% dei casi era di età inferiore ai 5 anni, fascia in cui è stata osservata l’incidenza più elevata (0,88 casi per 100.000). Circa il 30% dei casi segnalati di morbillo è stato ricoverato in ospedale e un quarto dei casi ha avuto almeno una complicanza. Le coperture vaccinali a 24 mesi nel nostro Paese sono chiaramente insufficienti ad arginare la circolazione del morbillo e, anche se in alcune Regioni si registra un incremento della proporzione di vaccinati ad età successive, la quota di bambini rimasti suscettibili al morbillo per un tempo inutilmente lungo continua a sostenere l’endemia.

E guarda caso il vaccino contro il Morbillo è proprio uno di quelli contro i quali si è accanita maggiormente la polemica mediatica del movimento degli anti-vaccini. Insomma per quanto riguarda il morbillo (che è una malattia mortale) non siamo affatto al sicuro né la malattia è stata completamente debellata come vorrebbero far credere quelli che dicono che alla fine non cambia nulla tra l’essere vaccinati e il non esserlo. Riguardo i danni da vaccino è bene fare un po’ di chiarezza. L’autismo non è causato dai vaccini. Esiste invece il problema delle reazioni avverse, che è drammatico per i pazienti e per i genitori dei bambini, ed è un rischio che non può essere eliminato completamente perché nessun vaccino è sicuro al 100%. Ma come spiega questo articolo di Quotidiano Sanità nel 2012 per l’86% delle segnalazioni si è tratta di reazioni non gravi, nei restanti casi c’è stata una risoluzione positiva e nel 2012 solo in nove casi si è avuto come esito il decesso del paziente (tre bambini e sei anziani):

Esito fatale per 9 persone, tre bambini e sei anziani. Il primo caso pediatrico si riferisce ad un bambino di 2 mesi e mezzo con storia di prematurità, dotto arterioso di piccole dimensioni, pervietà del forame ovale, con modesto shunt sin-dx, due giorni dopo la vaccinazione con esavalente e vaccino pneumococcico 13-valente ha presentato due episodi di vomito; il giorno successivo è stato portato in PS in stato di shock, ipossiemia e alterazioni dello stato di coscienza e nonostante le manovre rianimatorie è deceduto. Durante l’assistenza respiratoria, dal tubo tracheale, è stato aspirato abbondante materiale lattescente, esito presumibilmente di una inalazione di materiale alimentare che ha complicato un processo broncopneumonico in atto. L’autopsia non è stata eseguita, non è disponibile il nesso di causalità.
Gli altri due casi pediatrici riguardano due bambini di un anno vaccinati contro morbillo, parotite e rosolia. Nel primo caso l’autopsia ha escluso un ruolo causale del vaccino nel decesso ascrivibile a un danno ischemico secondario ad infezione da enterovirus, quindi diverso dal virus del vaccino. Nel secondo caso il decesso è avvenuto a circa sette mesi di distanza dalla vaccinazione per un progressivo deterioramento delle condizioni neurologiche; il quadro clinico e gli accertamenti effettuati indicherebbero la sussistenza di una patologia cronica presente prima della vaccinazione.
I sei casi osservati negli anziani si riferiscono a cinque uomini ed una donna, di età compresa tra 78 ed 87 anni, affetti da pluripatologie e sottoposti a vaccinazione antinfluenzale.

Superare le tifoserie

Questi sono alcuni dati, per forza di cose e per ragioni di tempo e spazio non è una trattazione completa. Ma è evidente che il problema non sia quanti sono i danneggiati da vaccino ma la paura dei genitori di trovarsi in quella situazione. C’è però una riflessione che deve essere fatta sul “vietare la scuola ai non vaccinati”. È vero, un’opzione del genere è l’extrema-ratio per convincere i genitori a non vaccinare i propri figli, ma come all’epoca delle vaccinazioni obbligatorie e dei controlli scolastici ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a farla franca. D’accordo, la collettività è in grado “assorbire” certe situazioni fuori norma. Ma non si può non pensare al rischio sul lungo periodo dovuto al fatto che certi genitori “anti-vaccinisti” scelgano di non mandare i figli a scuola e di affidarsi all’homeschooling (o forse nasceranno scuole private libere dai vaccini?). Cosa succederebbe? Al momento attuale abbiamo una discreta percentuale (rumorosa ma ben lontana dall’essere la maggioranza) di genitori che diffidano della medicina. Probabilmente impedire ai loro figli di andare a scuola non è il modo migliore per risolvere la questione. Innanzitutto perché così i bambini restano non vaccinati, in secondo luogo perché il problema è dovuto alla mancata informazione dei genitori, non dei bambini. Dal momento poi che che la scuola ormai è solo una delle attività che impegnano i bambini (attività sportive, corsi di musica, catechismo, il parchetto sotto casa, gli scout e chi più ne ha più ne metta) e quindi impedire l’accesso alle scuole è un po’ come cercare di svuotare il mare con un secchiello. Se la risposta d’impulso è quella di vietare la scuola ai bambini non vaccinati allora la domanda è mal posta. La vera domanda infatti è perché genitori non si fidano più dei vaccini/dei medici? In un pezzo qualche tempo fa ho cercato di mostrare come secondo me la maggior parte dei genitori “anti-vaccini” non sia complottista. Quella è la componente più rumorosa e contro la quale si scagliano quelli che ho definito i genitori “illuminati”. Siccome non si può e non si deve pretendere che tutti siano laureati in medicina o in immunologia bisogna fare un passo indietro e cambiare il modo in cui si fa informazione sui vaccini. Un conto è “combattere” le cazzate sul rapporto tra vaccini e autismo come ho fatto per mesi, un altro invece è rivolgersi a tutt’altra categoria di genitori, quelli ad esempio con i quali medici e istituzioni possono dialogare senza dover fare per forza terrorismo (o screditarli come genitori che è un filino controproducente). Nella battaglia contro certe malattie non è importante poter dire “avevo ragione io” (anche se è davvero gratificante poterlo fare) ma – incredibilmente – debellare quelle malattie. Prendiamo ad esempio alcuni dati “altri”. Come mostra un recente articolo a cura di due medici dell’Ulss 20 di Verona (Massimo Valsecchi e Giambattista Zivelonghi) la diminuzione della copertura vaccinale per il morbillo sembra dovuta essere alla scelta dei genitori di ritardare di qualche tempo la vaccinazione e non ad un abbandono definitivo del sistema di immunizzazione fornito dai vaccini. Scrivono i due medici:

Nel corso della nostra indagine si è verificato anche se le scadenti coperture vaccinali contro il morbillo evidenziate dai report ufficiali non fossero, in realtà, non tanto un rifiuto vaccinale ma una ritardata adesione all’offerta vaccinale causata dalla diffusa (ed errata) convinzione che all’età “canonica” di vaccinazione definita dal calendario vaccinale, i bambini fossero ancora troppo piccoli per essere vaccinati.
E in effetti, prolungando il periodo di osservazione (grafico 3) dai 24 mesi del grafico n.2 abbiamo notato un incremento a tre anni ed un aumento ancora più marcato a 5 anni e mezzo.

Tenendo presente che il Veneto ha tolto l’obbligo di vaccinazione obbligatoria nel 2008 dai dati analizzati da Valsecchi e Zivelonghi emerge che ci sono quindi genitori che, pur avendo alcuni dubbi sulla pericolosità dei vaccini, non rinunciano a vaccinare i propri figli ma preferiscono rimandare la vaccinazione di qualche anno. Se questa tendenza venisse confermata e si dimostrasse valida anche su scala nazionale probabilmente allora la situazione non sarebbe così grave come sembra oggi. Una percentuale di coloro che risultano non vaccinati oggi potrebbero venire vaccinati da qui ai prossimi 3 anni. L’esperimento del Veneto non è giudicato una follia nemmeno da Epicentro, ad esempio scriveva Franco Giovanetti riguardo il superamento dell’obbligo vaccinale che il problema principale è poter  far capire che il vaccino è un diritto del quale avvalersi e non un obbligo imposto da uno Stato patrigno:

La maggior parte dei genitori che, al primo contatto con il servizio vaccinale, dichiara di voler rifiutare le vaccinazioni non appartiene a questa categoria: spesso si tratta di persone con cui è possibile mantenere aperto un canale di comunicazione e che molte volte sono recuperabili, in tutto o almeno in parte. Accade che essi decidano di vaccinare, a volte con modalità che possono apparire bizzarre (per esempio: solo l’antitetanica, un vaccino alla volta, tutti i vaccini dopo l’anno d’età, tutti i vaccini tranne l’antiepatite B) e in genere questa decisione si concretizza al termine di un percorso che richiede fatica e pazienza da parte degli operatori sanitari. Ciò che conta è mantenere la relazione.
Questo approccio consente di ottenere dei risultati positivi, in conformità a determinati principi che proverò a riassumere:

  • mantenere aperta la relazione con i genitori e contemporaneamente dar loro la libertà di scelta permette di evitare un irrigidimento delle posizioni di partenza, che avrebbe come risultato la scelta di non vaccinare
  • attraverso il messaggio “il mio dovere è informarvi, affinché la vostra scelta sia consapevole, e non convincervi, poiché non sono né un venditore né un propagandista”, l’operatore sanitario si qualifica come un counsellor della famiglia, un tecnico che cerca di accompagnare i genitori nella scelta
  • le sanzioni e la segnalazione al Tribunale dei minori rendono impossibile mettere in pratica i due punti precedenti, interrompono la relazione con i genitori e, infine, hanno come risultato la radicalizzazione delle posizioni e il rifiuto vaccinale. I movimenti antivaccinali conoscono bene queste dinamiche e traggono linfa dal contenzioso tra le Asl e i genitori “obiettori”: si potrebbe dire che sono le Asl stesse, mediante l’iter amministrativo previsto nei casi di inadempienza, a offrire alla lobby antivaccinale (che si presenta piuttosto fragile sul versante scientifico e culturale) i migliori argomenti per la propaganda contro le vaccinazioni.