Cultura e scienze

Come è andato il semestre europeo di Renzi

grillini civati

A Roma la strategia dell’impazienza avrà anche portato alcuni frutti, ma a Bruxelles il gioco di Renzi alla fine non ha portato risultati. Il semestre europeo della presidenza del Consiglio italiana si è infatti concluso con scarsi, se non nulli, risultati, e oggi Danilo Taino lo ricorda sul Corriere della Sera ai renziani, per i quali diventerà ovviamente anche lui un gufo. Anche se, mosso da umana pietà, l’editorialista nomina soltanto un paio di volte Renzi nell’articolo:

L’ultimo vertice europeo tenuto sotto la presidenza di turno italiana della Ue, ieri, non è stato un trionfo. Come non sono stati, per il governo Renzi, una marcia trionfale i sei mesi precedenti, soprattutto se misurati sulla retorica che li ha preceduti e sulle aspettative sollevate. Segno che la «strategia dell’impazienza» a Bruxelles funziona meno che a Roma. E soprattutto constatazione che i 28 partner sono oggi più divisi su questioni fondamentali di quanto lo fossero a inizio anno.

Sul piano economico l’azione di Renzi ha portato a scarsi risultati:

L’agenda non era folta ma rilevante: gli investimenti in Europa sulla base del Piano da 21 miliardi (che diventano più di 300)presentato dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e i rapporti con la Russia. Sul primo punto, il Consiglio ha accettato le linee di Juncker, ha chiarito che gli investimenti dei governi all’interno del Piano non saranno conteggiati ai fini del patto di Stabilità europeo e ha rinviato la formalizzazione di queste decisioni a gennaio.Dubbi e poca convinzione sull’utilità di questastrategia sono però venuti da più di unmembro. Sulla non contabilizzazione a deficit degli investimenti nazionali (la cosiddetta Golden Rule) tutto è invece rinviato all’anno prossimo, ma qui il no di Angela Merkel è netto. Difficile definire questo risultato una svolta in direzione di investimenti e crescita, obiettivo dichiarato di Renzi.

Infine, la Russia:

Il presidente francese François Hollande ha detto che se Putin facesse «gesti» positivi non solo non si dovrebbero varare altre sanzioni, ma al contrario allentare quelle esistenti. Alcuni Paesi dell’Est vorrebbero invece seguire le orme dell’America. La Germania fa capire di non pensare a una de-escalation delle misure contro il Cremlino. Renzi si è collocato vicino a Hollande: «assolutamente no» a ulteriori sanzioni; e ha aggiunto che sulla Russia occorre fare una riflessione «diversa da quella fatta finora». Posizione controversa nella Ue, che continua a fare apparire l’Italia come uno dei Paesi più disponibili a considerare le argomentazioni di Putin.

Insomma, conclude Taino, «Un semestre dopo, «svolte» vere e concrete nessuna. E 28 partner più divisi di prima. Esito modesto, si poteva e si doveva fare meglio».