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Claudio Giardiello punta alla seminfermità?

Simulazione. I malori che finora hanno inframmezzato il periodo successivo al momento in cui Claudio Giardiello è finito in carcere dopo aver ucciso tre persone e averne ferite altre due al tribunale di Milano non trovano tracce nel quadro clinico del soggetto. Così gli inquirenti si sono convinti che Giardiello potrebbe anche stare semplicemente simulando con l’obiettivo di ottenere la seminfermità mentale e uno sconto di pena. Per Giardiello ieri il gip monzese Patrizia Gallucci ha convalidato l’arresto in quasi flagranza di reato ma senza interrogatorio di garanzia. L’uomo, che da tre giorni è in cella sorvegliato a vista, mentre si trovava nella sala colloqui “giudici-avvocati” è svenuto. Quando poco dopo si è ripreso era in stato confusionale e non riconosceva nemmeno il suo difensore, l’avvocato Nadia Savoca.
 
CLAUDIO GIARDIELLO PUNTA ALLA SEMINFERMITÀ?
Nonostante gli accertamenti clinici cui è stato immediatamente sottoposto non abbiano evidenziato nulla di particolare e nonostante il suo legale abbia per due ore tentato di farlo ragionare, non c’è stato nulla da fare: alla fine è stato riaccompagnato in cella e, salvo altri inconvenienti, l’interrogatorio rimandato a domani. Dopo di che il gip dovrebbe depositare formalmente un’istanza (attualmente non è ancora agli atti) con cui chiedere nuovi esami medici, anche e soprattutto psichiatrici. quando gli inquirenti sono andati a constatare di persona le condizioni dell’uomo, Giardiello ha chiesto loro se fossero dei suoi parenti. “Non rispondeva alle domande – hanno raccontato all’ANSA alcuni dei presenti – non si capiva cosa dicesse, guardava nel vuoto”. A quel punto gli inquirenti non hanno potuto far altro che prendere atto della situazione e chiudere l’udienza. Se poi si sia trattato di un malore reale o di una simulazione, nessuno dei presenti è in grado di dirlo con certezza. Anche per questo il giudice ha disposto ulteriori accertamenti medici e chiesto al carcere una valutazione psichiatrica, per capire se le sue condizioni sono compatibili con la detenzione carceraria. Giardiello, inoltre, continuerà ad esser guardato a vista: in molti sono convinti che il suo proposito iniziale, uccidersi al termine della strage, sia ancora in piedi.
 
IL COMPLOTTO DI GIARDIELLO
Nei momenti di lucidità Giardiello ha spiegato che, grazie anche al gratuito patrocinio dello Stato di cui poteva usufruire, aveva avviato una serie di cause contro il nipote, i suoi ex soci, convinto che avessero ordito “un complotto contro di lui”. E questa storia del “complotto” Giardiello l’avrebbe tirata fuori spesso puntando il dito contro Ciampi, i suoi avvocati, suo nipote, i suoi soci e i loro avvocati e una volta anche un pm della Procura milanese “che aveva archiviato una sua denuncia”. Insomma anche Eller Vainicher, come altri ex legali o ex difensori, ha confermato che Giardiello aveva crisi “maniaco-depressive” e che ce l’aveva anche con il giudice Ciampi perché aveva deciso un paio di cause e gli aveva dato torto. E proprio questo passaggio della testimonianza di Vainicher, secondo quanto si è appreso, è stato usato dal gip per dimostrare la premeditazione della strage, proprio per il risentimento che Giardiello aveva manifestato nei confronti del giudice e dei suoi ex soci ed ex legali