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La storia dei campi di concentramento per gay in Cecenia

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Da qualche ora circola la notizia che in Cecenia, Repubblica della federazione russa a maggioranza musulmana, sono stati creati dei campi di concentramento per omosessuali. È solo un brutto pesce d’aprile, come lo ha definito l’ufficio stampa del Ministero dell’Interno della Cecenia, oppure davvero è in atto una repressione contro i gay? La notizia è stata inizialmente pubblicata dal quotidiano Novaya Gazeta in una serie di articoli di Elena Milashina dove vengono riportate le testimonianze di persone omosessuali cecene che hanno subito violenze da parte delle forze dell’ordine e denunciato la persecuzione in atto.

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Ramzan Kadyrov, presidente della Cecenia, con Vladimir Putin

La repressione contro gli omosessuali in Cecenia

In realtà i campi di concentramento non vengono nominati dal quotidiano russo e nemmeno dalle associazioni dei diritti umani che hanno raccolto i racconti di coloro che sono scampati alle violenze o che sono stati arrestati dalla polizia cecena. Si parla invece di arresti, di operazioni di polizia e di indagini volte a stanare gli omosessuali che dimostrerebbero l’esistenza di un piano volto a “prevenire” la diffusione dell’omosessualità nel Paese. Fino ad ora sono stati documentati un centinaio di arresti ma dei famigerati campi di concentramento non c’è alcuna traccia. Ci sarebbe invece – hanno dichiarato alcuni detenuti una volta rilasciati –  nella città di Argun (a pochi chilometri dalla capitale Grozny) un ex comando militare convertito a centro di detenzione temporaneo dove gli omosessuali arrestati vengono interrogati e torturati per poter scoprire l’identità di altri omosessuali.

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Sui social si fanno illazioni sarcastiche sule amicizie maschili del Presidente Kadyrov

Sarebbe stato durante una di queste “operazioni” che alcuni gay ceceni sarebbero rimasti uccisi: almeno tre fino ad ora le vittime accertate da Novaya Gazetta ma secondo le testimonianze ce ne potrebbero essere altre. Nel centro di detenzione di Argun le persone arrestate sarebbero state sottoposte a violenze al fine di ottenere i nominativi di altri omosessuali e le forze dell’ordine avrebbero utilizzato i cellulari dei presunti omosessuali per ricostruire la loro rete di amicizie e di relazioni: ogni individuo di sesso maschile che cerca un contatto telefonico con i cellulari dei sospettati viene considerato a sua volta omosessuale, anche quando è “innocente”. Secondo il quotidiano russo questa ondata di arresti farebbe parte di un piano per “difendere” la società cecena dal pericolo dell’omosessualità in nome di una presunta “purezza” della società cecena. Ma il governo non avrebbe istituito dei campi di concentramento preferendo delegare alle famiglie il compito di trovare una soluzione alla condizione dei gay.
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Uno degli arrestati mostra i segni delle violenze [Fonte: Novaya Gazeta]
Ad esempio una volta interrogate le persone arrestate sono state rilasciate e le famiglie sono state invitate a commettere dei “delitti d’onore” per risolvere il problema. In teoria in Russia c’è un’apposita commissione preposta ad indagare sui soprusi da parte delle forze dell’ordine sui cittadini ma spesso e volentieri gli esposti presentati da associazioni e vittime cadono nel vuoto perché non la commissione non dispone l’invio di ispettori sul posto per verificare la fondatezza delle informazioni e il comportamento di funzionari e agenti. Altri testimoni hanno raccontato di essere stati sottoposti a torture con elettrodi e taser.
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Il centro di detenzione illegale ad Argun dove secondo Novaya Gazeta si svolgono le torture è un ex comando militare [foto via Google Maps]
Secondo le testimonianze raccolte da Novaya Gazeta le persone arrestate verrebbero colpite con bastoni e manganelli alle gambe e alle parti basse. Alcuni testimoni hanno raccontato che prima di essere arrestati per anni la polizia li ha ricattati e ha estorto loro denaro per “lasciarli in pace” e non accusarli di essere omosessuale. La polizia utilizzerebbe anche degli “agenti provocatori” – sia nel mondo reale che sui social come VKcontacte (il Facebook russo) – per poter cogliere sul fatto gli omosessuali e avere delle prove schiaccianti della loro colpevolezza.

Il governo ceceno nega l’esistenza di gay nel paese

Human Rights Watch ha raccolto ulteriori testimonianze che corroborano la versione pubblicata da Novaya Gazeta soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento delle famiglie nella repressione. Alvi Karimov, portavoce del leader ceceno, Ramzan Kadyrov ha smentito in modo categorico ogni notizia riguardante la repressione e la persecuzione degli omosessuali ceceni dicendo che la cosa è impossibile per il semplice motivo che in Cecenia non ci sono omosessuali ma anche se ci fossero la polizia non avrebbe nulla da fare «Se ci fossero persone così in Cecenia, le forze dell’ordine non dovrebbero fare nulla perché i loro parenti li manderebbero via in luoghi da cui non si può fare ritorno». Delle due l’una: o gli omosessuali non ci sono o ci sono e la polizia sa chi sono ma delega alle famiglie il compito di fare “piazza pulita” in modo da proteggere la società cecena da questa pericolosa perversione. Dal punto di vista logico qualcosa non torna ma per il governo ceceno è tutto tranquillo: sei gay non esistono non puoi essere accusato di torturarli o ucciderli, in fondo non stai torturando nessuno. Ed in fondo è vero che essere gay in Cecenia, o in altri paesi della regione, è estremamente difficile ed infatti tutte le persone arrestate non sono gay dichiarati (concetto che non esiste in Cecenia visto che rischierebbero la vita) ma persone sospettate di esserlo. Il 3 aprile un portavoce del Cremlino ha rilasciato una dichiarazione nella quale si dice che il Governo russo non era assolutamente a conoscenza della situazione. Il network di associazioni LGBT russo ha dichiarato di essere pronto ad aiutare gli omosessuali ceceni a fuggire dal paese per mettersi al sicuro altrove.
 
Foto di copertina il Presidente ceceno Roman Kadyrov