Cultura e scienze

La bufala delle lezioni porno all'asilo di Trieste

C’è un teorema che dovrebbe essere implementato il prima possibile nelle teorie della comunicazione di massa in Italia. Ovvero: se una cosa la dice Casapound…
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…la ripete Matteo Salvini:
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…e poi ci apre Libero, è sicuramente una cazzata.
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LA BUFALA DELLE LEZIONI DI PORNO ALL’ASILO DI TRIESTE
E infatti anche la storia delle lezioni porno all’asilo di Trieste, nonostante abbia eccitato un sacco di pervertiti tra politici e redazioni di giornali, è una cazzata. Tutta la vicenda nasce da un articolo pubblicato su un giornale on line cattolico di Trieste – Vita Nuova Trieste – a firma di Amedeo Rossetti De Scander: «Il Comune di Trieste spieghi questa pubblica vergogna», è intitolato, e fa riferimento al cosiddetto “Gioco del rispetto”:

“Il gioco del rispetto”, così viene chiamato quello che viene spacciato per gioco didattico educativo e che nei giorni scorsi ha fatto ingresso nelle scuole di infanzia del Comune di Trieste.
Tale “gioco” viene presentato con finta trasparenza ai genitori, mediante generici avvisi affissi nelle bacheche, che introducono il tutto parlando di “sensibilizzazione contro la violenza sulle donne”, come se un bambino di 4 o 5 anni potesse essere un mostro, picchiatore o stupratore di donne.
Si vuole parlare di rispetto ma non si rispetta, e lo fanno facendo credere che sia un obbligo, facendo credere che ciò che dicono Il Comune, L’Organizzazione Mondiale della Sanità o chi altro ancora abbia valore di legge.
Mi dispiace per loro, ma non è proprio così!

Spiega l’autore:

Questa non è una materia prevista dai programmi del Ministero della Pubblica Istruzione, ma è un’iniziativa, per quanto riguarda il nostro territorio, partita dal Comune di Trieste.
E’ pertanto compito del Comune, e di questo sono certo il Comune stesso non mancherà di fornire adeguate delucidazioni, spiegare perché tematiche di questa delicatezza vengano inserite nelle attività didattiche delle scuole, violando di fatto il diritto dei genitori, tutelato dalla nostra Costituzione, all’educazione dei loro figli.
Non regge la richiesta di autorizzazione ai genitori, in mancanza della quale un bambino verrà convogliato in altra classe durante lo svolgimento di quella attività: di fatto è un atteggiamento discriminatorio nei confronti del bambino e della famiglia, soprattutto perché stiamo parlando, lo ripeto fino alla nausea, di attività non curriculari, ovvero non previste dalla legge.
I figli non si toccano, né fisicamente né emotivamente: questa che viene proposta è violenza.
Non ho avuto timori a difendere la vita di un mio figlio, non ho neppure paura ora a difendere l’integrità dell’altro e saremo noi genitori ad educarlo al rispetto.
Quel rispetto verso il prossimo che parte dal rispetto verso sé stessi: manca questo è impossibile l’altro.

A questo articolo ha risposto qualche tempo dopo la vicesindaca di Trieste Fabiana Martini, in un lunghissimo comunicato nel quale in primo luogo smonta la bufala del GOMBLODDO che ha instaurato il giochino all’insaputa dei genitori, perché così la lobby gay li frega meglio:

Nella scuola dell’infanzia comunale a cui fa riferimento l’estensore dell’articolo (e così avverrà in tutte le altre interessate dal progetto) la coordinatrice ha predisposto il seguente percorso prima dell’avvio in fase sperimentale de “Il gioco del rispetto”:
1. affissione all’albo genitori di un avviso informativo sulla formazione avviata e sul gioco (in allegato)
2. gioco messo in visione delle famiglie (con nota esplicativa della coordinatrice)
3. convocazione di un collegio docenti dedicato all’argomento (tenutosi nel pomeriggio di ieri, mercoledì 4 marzo)
4. riunione plenaria dei genitori (convocata per mercoledì 11 marzo)
5. a seguire Consiglio della scuola
6. autorizzazione scritta dei genitori favorevoli
7. organizzazione delle attività alternative per i bambini le cui famiglie si dichiareranno contrarie alla partecipazione dei loro figli a quest’attività.
Parlare di mancanza di trasparenza, o di finta trasparenza, e di attività proposta a insaputa dei genitori significa, pertanto, affermare il falso.
È vero, come è stato scritto, che l’attività non è stata inserita nel POF della scuola, in quanto la proposta di adesione è arrivata successivamente alla scadenza di approvazione: proprio per questo l’attività ha carattere facoltativo, sperimentale, e prevede un’attività alternativa.

COS’È IL GIOCO DEL RISPETTO
Entrando invece nel merito della questione, si scopre che nessuno ha incoraggiato nessuno a “toccare i genitali dei compagni”, anche se questo deve aver eccitato un sacco di capiredattori. Il progetto insegna a riflettere sul gender gap delle donne italiane, che le vede mobbizzate sul lavoro a causa della maternità e che le vede guadagnare il 20% in meno rispetto agli uomini. Il progetto invita a prevenire gli stereotipi che vedono le donne ritratte come esseri “da cucina”, inadatte al comando, umani di serie B.

Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa.
L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine.
Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura. Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende.
L’obiettivo è quindi quello di riequilibrare quella disparità tra uomini e donne che tanti danni sta oggi creando alla nostra società, sia dal punto di vista culturale e sociale, sia dal punto di vista economico, fino a sfociare in episodi di violenza di vario tipo.
Il Gioco del rispetto è un progetto frutto di mesi di lavoro che ha anche valenza scientifica, soprattutto per l’attenzione alla misurazione dei risultati.

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Alcune immagini del gioco del rispetto (da Il Piccolo)

Il gioco, spiegano ancora i responsabili, NON affronta i temi della sessualità, dell’affettività, dell’omosessualità. E nel gioco nessuno deve toccare i genitali dell’altro: «Ciò che erroneamente e in malafede viene fatto passare come “gioco del dottore”, estrapolando frasi avulse dal contesto, è in realtà l’ennesima proposta di gioco che mira a evidenziare la capacità dei maschi di provare emozioni al pari delle femmine, per abbattere quindi lo stereotipo che vuole gli uomini privi del loro lato emotivo. Far sentire che i cuori dei bambini e delle bambine battono nello stesso modo, vuole accentuare la loro uguaglianza. Qualsiasi tentativo di attribuire malizia a questa proposta di gioco è perciò fuori luogo e offensivo nei confronti del valore educativo e scientifico del progetto».