Cultura e scienze

«La bioetica è scomoda»

Ne sentivamo la mancanza della Sibce, ovvero Società italiana per la bioetica e i comitati etici, viste le affermazioni del suo nuovo presidente Francesco Bellino (“Dal testamento biologico all’obiezione di coscienza. Perché l’Italia ha paura di parlarne?”. Intervista al nuovo presidente della Società italiana di bioetica Francesco Bellino, Quotidiano Sanità, 22 gennaio 2015).
 
«LA BIOETICA È SCOMODA»
Alla prima dichiarazione (la bioetica «è scomoda, perché impegna») già viene voglia di smettere di leggere, ma poi peggiora. «I problemi di cui si occupa la bioetica sono complessi perché hanno a che fare con l’indeterminatezza, con la coscienza. È vero, la bioetica in Italia di fatto sembra non esistere. Sempre meno si tiene conto dell’aspetto etico mentre prevale sempre quello giuridico e medico. E questo è un vuoto enorme che ha creato contrapposizioni. Per me non esiste una bioetica cattolica e una laica. Il piano etico è universale per tutti e una società laica, democratica, pluralistica deve avere dei punti in comune sull’etica. Abbiamo bisogno di recuperare una visione globale della vita e questo si può fare solo con la bioetica». Dovrebbero avere a che fare con le argomentazioni, ma è evidente che Bellino ne ignori l’esistenza. D’altra parte come avere a che fare con l’indeterminatezza e la coscienza?! Con tali premesse «il piano etico» rischia di diventare un litigio tra coscienze, una tenzone tra chi ha più pazienza e più voce e più tempo da perdere nel puntare i piedi: «È così perché lo dico io!». È condivisibile che non esista una bioetica laica e una cattolica, ma non per le ragioni di Bellino. Esiste una bioetica ben argomentata e tutto il resto, compreso lui. Non è chiaro come sarebbero conciliabili – secondo il pensiero bellinese – le posizioni diverse (vediamo dopo con l’eutanasia, per esempio, come la conciliazione non sia che sopruso mascherato da democrazia).
 
IL TESTAMENTO BIOLOGICO E L’EUBIOSIA
«Io non sono contrario al testamento biologico che ritengo un’espressione di autodeterminazione del malato. E questo principio lo difenderemo sempre. Diverso è invece il concetto di eutanasia, a cui sono contrario, che è equivoco perché non c’è una buona o cattiva morte. Nessuno di noi ha fatto esperienza di morte. Io preferisco parlare di eubiosia, ovvero di buona vita. Occupiamoci fino alla fine della vita del malato e rispettiamo la sua dignità, i suoi problemi, le sue paure. Che cosa facciamo noi per aiutare una persona che soffre, che sta morendo, a conservare la sua dignità, a fare in modo che conservi sempre un minimo di autodeterminazione?». Ringraziamo per la concessione dell’autodeterminazione, siamo davvero commossi. Il concetto di eutanasia sarebbe equivoco? Non lo è. Bellino poi vuole sfoggiare la sua cultura classica tirando fuori eubiosia – che naturalmente poi è la vita vissuta come dice lui (gli era talmente piaciuta la parola da intitolarci un libro: Eubiosia. La bioetica della «buona vita», 2005, Città Nuova). Rispettiamo la tua dignità e le tue paure fino a dove diciamo noi (cosa sia la tua dignità anche lo decidiamo noi, tu non sei in grado, tu non capisci). Prosegue: «Io sono contro l’accanimento terapeutico e il limite è proprio la dignità della persona. Però è difficile stabilire per legge certi principi. Occorre sempre dare un margine di valutazione dei singoli casi. Io sono contrario ad una legge tassativa perché è pericolosa, dobbiamo calarci nelle singole situazioni e mettere al primo posto la dignità della persona». Il fatto che «accanimento terapeutico» sia una espressione insensata e ambigua non lo considera nemmeno.
 
L’ACCANIMENTO TERAPEUTICO
Certo, come Scienza e Vita e tanti altri ultraconservatori sono tutti contrari all’accanimento terapeutico dimenticando che se io non voglio un’aspirina anche quello è configurabile come accanimento (meglio, violenza vera a propria, violazione di un principio fondamentale come: decido io sulla mia salute e se non voglio ingollare una pasticca posso rifiutare e nessuno può impormelo invocando la sacralità della mia vita, ma Bellino fa il finto tonto). Chi decide caso per caso, Bellino? Cioè se io voglio smettere di curarmi o non fare la chemioterapia a chi dovrei chiedere il permesso? Ma da uno che dice «Importante è anche il ruolo del medico che non è un agente passivo ma persona dotata di buon senso. Ecco, quello che si sta perdendo è proprio il buon senso, la saggezza pratica, aristotelica. Nella morale il buon senso serve più di tutto» cosa ci aspettiamo?! Il buon senso e le mezze stagioni. La tanto citata autodeterminazione non sa cosa sia, o meglio lo sa molto bene ma ci mette tutta la sua ostinata buona volontà per confondere i significati e limitare la libertà individuale. Non è nemmeno rilevante, ai fini della mia decisione, se un trattamento medico sia futile o no perché io posso decidere comunque se accettarlo o rifiutarlo. È un concetto abbastanza facile da capire.
 
LEGGE 40 E L’ETEROLOGA
«Io ho partecipato alla Commissione Busnelli, costituita nel 1995 dal ministro di Grazia e Giustizia. Per un anno e mezzo abbiamo studiato i problemi relativi alla fecondazione artificiale, e l’impalcatura della legge 40 è frutto proprio il nostro lavoro». Tanto studio sprecato! Un anno e mezzo per partorire quella legge orrenda, illegittima e illiberale, insensata dal punto di vista medico e normativo. «Lo smantellamento della norma dimostra la difficoltà di legiferare con criteri generali, casi che sono particolari, diversi e sempre nuovi perché la scienza va avanti. La legge deve prevedere dei principi fondamentali inderogabili per il resto occorre affidarsi alla valutazione dei casi singoli». No, lo smantellamento dimostra che era una legge oscena e ripugnante. La storiella dei casi non c’entra nulla. Una legge non può che essere generale. Cosa dovrebbe fare se non valutare i principi generali? La legge sul furto non è che può prevedere tutti i casi particolari possibili. Poi «affidarsi alla valutazione» di chi? «Credo che l’eterologa sia un fenomeno barbarico i bambini devono nascere all’interno della coppia. La tecnologia deve aiutarci a risolvere i problemi non aumentarli. Penso all’anonimato, alla riservatezza dei dati del donatore». L’animo ferocemente conservatore in tutta la sua statura! Un fenomeno barbarico addirittura. E forse Bellino non ha ben capito cosa sia un gamete e cosa un genitore. E non ha capito perché qualcuno dovrebbe fare ricorso a un gamete altrui.
 
ABORTO E OBIEZIONE DI COSCIENZA
«Per me l’obiezione di coscienza è stata una conquista della civiltà. La coscienza è sovrana e l’etica è fondata sulla coscienza che se è autentica deve essere rispettata sempre. Io sono per il rispetto della coscienza che è il sacrario dell’uomo mentre lo stato etico, che molti invocano, è un pericolo, la coscienza è il pilastro». La coscienza privata e personale non c’entra nulla qui. O meglio non può essere il principio regolatore senza diventare la caricatura della casa delle libertà dove ognuno fa il cazzo che vuole – ovvero, cosa mi impedirebbe di non curarti con gli antibiotici se la mia coscienza dice che vanno bene i fiori di Bach? E naturalmente l’unica coscienza cui Bellino sembra essere interessato è quella del medico (o altri operatori sanitari) che non vuole eseguire un aborto per ragioni di coscienza. Quella della donna meschina che vuole abortire è con tutta evidenza meno sacra. «D’accordo ma questo come si coniuga con il rispetto della volontà della donna che ha deciso, per ragioni che riguardano solo la sua coscienza, di abortire?» domanda l’intervistatore. Risponde Bellino: «Capisco che questo è un problema reale, specie in una struttura pubblica dove dobbiamo garantire un servizio e dobbiamo trovare il modo di soddisfare queste esigenze. Credo che il tutto andrebbe supportato da un counseling etico ma le nostre strutture sanitarie sono carenti da questo punto di vista, mentre le persone hanno bisogno di parlare dei propri problemi sul piano valoriale e non solo sul piano tecnico e giuridico». Peggio del paternalismo c’è solo il pietismo. Quando i due si mischiano viene fuori questa specie di lagnosa ramanzina. Magari potrebbe pure essere utile un counseling, ma non uno nebbioso come quello che Bellino offrirebbe. Che poi manco sarebbe counseling, ma l’indicazione della retta via. Infatti, subito dopo, Bellino dice. «Decidere se una maternità deve essere portata a termine o meno, non è solo questione medica ma anche morale. Riconosco che va trovata una soluzione. Non lo so, forse si potrebbe creare un circuito di medici non obiettori. Resta il fatto che su questo tema va fatta una riflessione su basi culturali diverse. C’è invece una contrapposizione tra obiettori e non obiettori quasi ci fosse un automatismo decisionale, io sono contrario a questi steccati. Compito della bioetica è invece creare un terreno d’incontro». Fino a decisione morale possiamo arrivarci, ma sento puzza di moralismo e decisione collettiva. E quale terreno di incontro si può trovare con chi non è in grado di ragionare?