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Antonio Adornato: il vicequestore che perde il posto per un mipiace

grillini civati

In attesa di sapere come andrà la procedura disciplinare per Fabio Tortosa, la storia del post sulla Diaz dell’ex componente del VII Nucleo antisommossa fa già una prima vittima. Si tratta di Antonio Adornato, vicequestore e comandante del reparto mobile (ex Celere) di Cagliari, prima di quello di Senigallia e prima ancora funzionario del reparto romano che fece irruzione alla Diaz. Gli è arrivato, racconta oggi il Fatto, un preavviso di trasferimento a Roma, “a disposizione”. Perderà il comando senza misure disciplinari, almeno per ora, ma di fatto pagherà il “like”, il “mi piace” su Facebook sotto il post dell’agente che diceva “io c’ero alla Diaz e ci rientrerei mille e mille volte”. Racconta Alessandro Mantovani:

Adornato, 45 anni, primo dirigente della Polizia da pochi mesi, era al G8 di Genova ma il 21 luglio 2001 cessò il servizio evitando la Diaz. Parlò di “un’aria strana”. Chi lo ha visto ripetutamente in azione ne apprezza le doti di equilibrio anche in difficili situazioni di ordine pubblico. Del resto è uno dei volti nuovi dei reparti mobili post-Genova, quelli della scuola istituita da Antonio Manganelli per curare la “malattia” emersa in modo feroce al G8 di 14 anni fa e non certo debellata. Ma il malinteso senso di appartenenza, lo spirito di corpo e di rivincita verso chi cercò di scaricare la Diaz solo sul reparto romano, gli hanno fatto un brutto scherzo. A TORTOSA, un tempo autista di Adornato a Roma, non è arrivato niente. Il Viminale ha annunciato un procedimento disciplinare che toccherà anche ad altri poliziotti autori di commenti indifendibili su Facebook. Tortosa intanto parla alle radio e alle tv. Ieri ha chiesto scusa aGiuliano Giuliani, padre di Carlo, per aver definito “una merda” il 23enne ucciso da un carabiniere in piazza Alimonda il 20 luglio 2001. E sulla Diaz cerca di spiegare che è stato frainteso. Voleva solo sostenere, ripete, la tesi dei suoi colleghi imputati.

Lo status e i commenti di Fabio Tortosa


Qui si ritorna sulla bufala del complotto ai danni di Canterini, di cui abbiamo già parlato qui:

E cioè che il Settimo nucleo sperimentale del reparto romano sarebbe estraneo alla “macelleria messicana”. È una tesi smentita dai filmati e dalle sentenze, che però indicano chiaramente che non furono solo quei 70 agenti a picchiare: c’erano i colleghi in borghese, con o senza pettorina “polizia” e altre uniformi,mai identificati. È bene ricordare che uno di quelli in borghese, soprannominato “Coda di Cavallo” per l’abbondante chioma legata sulla nuca e ripreso da una finestra mentre picchia come un fabbro alla Diaz, non fu mai denunciato dalla polizia. Si permetteva anche di assistereal processo. Lo identificarono i magistrati, ma il reato di lesioni era prescritto.