Attualità

L'allarme per i prodotti alimentari avvelenati in Veneto

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Sta circolando in queste ore la notizia che una sessantina di comuni veneti compresi nell’area delle provincie di Padova, Verona e Vicenza sono interessati da anni da un avvelenamento delle falde acquifere e conseguentemente delle acque potabili causato dall’attività degli insediamenti industriali. Il caso è venuto alla luce in seguito ad un’interrogazione in Consiglio Regionale presentata il 26 ottobre dal consigliere del Partito Democratico e Vice Presidente della Commissione Ambiente Andrea Zanoni e sottoscritta da altri consiglieri di minoranza dell’area PD tra cui Alessandra Moretti.

Oggi con un’interrogazione ho chiesto quali azioni urgenti intende avviare la Regione affinché siano accertate le…
Posted by ANDREA ZANONI on Thursday, 29 October 2015

Come sono arrivate le sostanze inquinanti nelle falde?

L’interrogazione è stata presentata dopo che i sindaci di dieci comuni della Regione del Veneto (Agugliaro, Alonte, Asigliano, Campiglia, Orgiano, Pojana e Sarego, Megliadino S. Fidenzio, Montagnana e Urbana) hanno chiesto al Ministero dell’Ambiente e all’Arpav di adottare provvedimenti urgenti per fronteggiare una grave situazione di emergenza ambientale derivante dalla contaminazione delle acque potabili da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sostanze chimiche con caratteristiche persistenti, bioaccumulabili e tossiche classificate come cancerogene di livello 2b che inoltre alterano il normale funzionamento del sistema endocrino (per questo vengono chiamati anche interferenti endocrini) e quindi con la regolazione della produzione di ormoni e il normale funzionamento del sistema ormonale. La questione era nota da tempo; nel 2013 l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale (ARPAV) aveva pubblicato un’indagine compiuta in seguito di una comunicazione da parte del Ministero dell’Ambiente sullo stato dell’inquinamento da sostanze perfluorocalchiliche nelle provincie di Vicenza, Padova e Verona individuando la sorgente della contaminazione in corrispondenza dell’area di pertinenza dello stabilimento chimico Miteni Spa di Trissino dalla quale tramite il torrente Agno si propaga il flusso di contaminazione in falda.

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L’immagine aerea dello stabilimento nella valle del torrente Agno (fonte: arpa.veneto.it)

La durata del fenomeno di contaminazione e l’area interessata

Secondo ARPAV vista l’estensione della contaminazione si tratta di un fenomeno ultradecennale sulla cui diffusione non c’è un’assoluta certezza ma che per via del fatto che interessa una parte considerevole della rete idrografica conferisce al fenomeno una valenza su scala europea. L’Unione Europea su questo aspetto è attivamente impegnata a stabilire nuovi metodi di controllo e nuovi limiti per i PFAS.  Le analisi del 2013 avevano dimostrato che il flusso di propagazione in falda si sviluppa dal comune di Trissino (nel vicentino) per poi aprirsi in due (una verso est e una verso sud) in prossimità di Montecchio. La propagazione pare essere avvenuta sia tramite i corsi d’acqua superficiali che quelle sotterranei.

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L’area interessata dall’inquinamento da PFAS (fonte: arpa.veneto.it)

Cosa rivelano le analisi delle ULSS

Un problema non certo recente quindi anche perché nel 2014 la giunta regionale disponeva che, entro il 30 giugno 2015, doveva essere completato un programma di campionamento sugli alimenti di produzione locale per ricerca di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), in una vasta area del vicentino, veronese e padovano, interessata da un diffuso inquinamento delle acque potabili e di falda da queste sostanze. Quello che ha chiesto Zanoni è quindi di sapere che fine avessero fatto queste analisi. Come apprendiamo dal comunicato del 9 novembre di Zanoni gli uffici delle ASL hanno risposto all’interrogazione del consigliere regionale inviando i resoconti delle 210 analisi alla ricerca di PFOA (acido perfluoroottanoico), PFOS (perfluorottano sulfonato) e PFBA (acido perfluorobutanoico) effettuate tra novembre del 2014 e giugno 2015, nei territori delle ULSS n.5 – Ovest Vicentino, ULSS n.6 – Vicentino, ULSS n.17 – Monselice, ULSS n.20 – Verona  e ULSS n. 21 – Legnago su un’area di estensione superiore ai 150 km² che interessa circa 350 mila persone. Una volta contaminate le falde acquifere i PFAs possono entrare nella catena alimentare e per questo sono stati analizzati numerosi alimenti destinati al consumo umano sia di origine animale che vegetale.

INQUINAMENTO DA PFAS nel vicentino, veronese e padovano.Le analisi effettuate dai servizi regionali sulla catena…
Posted by ANDREA ZANONI on Monday, 9 November 2015

Secondo Zanoni dalla lettura delle tabelle risulta che la contaminazione da PFAS non solo sia oltre la soglia massima di sicurezza ma che sia presente in diversi alimenti (dove ovviamente non dovrebbero esserci) analizzati dalle ULSS:

I campioni sui quali sono stati trovati i PFASs per un valore variabile da 1 a ben 57,4 microgrammi/kilogrammo (ug/kg) riguardano in particolare: 11 campioni di uova prelevate in tutti i territori di competenza delle 5 ULSS, 10 campioni di pesce in tutte le 5 ULSS, 9 campioni di bovini prelevati in 4 ULSS, 2 campioni di insalata in due ULSS, 1 campione di bieta, foraggio, pollo, fagiano, capra in una ULSS.
Sorprendono in particolare i 57,4 ug/kg di una Scardola prelevata a Creazzo nel fiume Cassacina, i 18,4 ug/kg di una Carpa prelevata a Creazzo, i 33,9 ug/kg di un pesce prelevato nel fiume Fratta a Cologna Veneta e i 21,2 ug/kg su un uovo di un allevamento domestico munito di pozzo di Cologna Veneta. Gli altri campioni positivi ai PFASs provengono dai comuni di Lonigo, Grancona, Sarego, Sovizzo, Altavilla Vicentina, Creazzo, Pegognana, Montagnana, Villa Estense, Megliadino San Fidenzio, Megliadino San Vitale, Arcole, Zimella, Minerbe, Legnago, Cologna Veneta, Oppeano, Terrazzo, Bevilacqua

In attesa della risposta alla sua interrogazione al Consiglio Regionale Zanoni ha commentato dicendo che

I risultati delle analisi sono sorprendenti perché purtroppo confermano la diffusione e la presenza dei PFASs nei territori di tutte e cinque le ULSS ed in tutte le matrici alimentari. Queste sostanze non dovrebbero essere presenti in nessun alimento ed invece le troviamo pressoché in tutta la catena alimentare segno che probabilmente l’acqua inquinata le ha veicolate ovunque. Ora bisogna attendere la lettura che daranno le autorità sanitarie nazionali su questi dati ed attendere i risultati dei biomonitoraggi effettuati sui prelievi del sangue dei cittadini. Le autorità europee e nazionali dovrebbero prevedere dei valori massimi da imporre per legge oltre che per l’acqua anche per gli alimenti. In ogni caso resto sempre del parere che i responsabili di questo inquinamento che ha interessato ben tre province del Veneto e decine di comuni dovrebbero essere individuati, sanzionati e oggetto di richiesta di risarcimento dei danni.

Foto copertina via Pixabay