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Alessandro Bruno e Alessio Ferreri: la storia dei due gambizzati al Discogiropizza di Ostia

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Alessandro Bruno e Alessio Ferreri sono i due uomini gambizzati l’altra notte nel locale Nuovo Discogiropizza a Ostia. È probabile che il primo obiettivo fosse proprio quest’ultimo, fratello di Fabrizio Ferreri alias Er Dentone, visto che entrambi sono nipoti di Terenzio Fasciani per parte di madre e di Rosario Ferreri, collegato alla mafia siciliana.

Alessandro Bruno e Alessio Ferreri: i due gambizzati a Discogiropizza di Ostia

L’agguato è andato in scena giovedì sera verso le 21,50 in via delle Canarie. Un uomo con il volto coperto da un casco ha esploso alcuni colpi di pistola ferendo al polpaccio Bruno, 50 anni, e il pizzaiolo 41enne Ferreri alla gamba e al gluteo. Poi è risalito dietro uno scooter portato da un’altra persona e se ne è andato. A quanto pare la visiera del casco era alzata. La moto viene lasciata in via delle Baleniere ma le viene dato fuoco. Già in passato era stata lanciata una molotov contro la serranda del locale; poco tempo fa, invece, qualcuno ha bruciato la macchina della madre di Ferreri.

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Lo status pubblicato dal locale Nuovo Discogiropizza su Facebook

Michela Allegri sul Messaggero spiega che lo scorso maggio “Dentone” era stato arrestato dai carabinieri nell’ambito dell’operazione antidroga “Critical”. Da quell’indagine era emerso che già nel 2015, qualcuno aveva osato sfidare le famiglie che a Ostia comandano, dando alle fiamme la macchina e la moto di Fabrizio Ferreri. Il sospetto degli inquirenti è che si trattasse di un rivale vicino ai clan avversari, in lizza per gestire la piazza di spaccio. Le carte di quell’inchiesta raccontano che nell’agosto 2015, “Dentone” e gli Spada stavano progettando insieme «un grave fatto di sangue»: una vendetta, per lo “sgarro” subito. L’azione era poi fallita per l’intervento dei carabinieri.

La guerra tra clan rivali

Per questo le ipotesi oggi sul tavolo sono due: che si tratti di una guerra tra clan rivali, che vedrebbe da una parte Spada e Fasciani e dall’altra una nuova entità che lavora sulla piazza di Ostia, oppure che la vicenda sia il risultato di una rottura dell’alleanza proprio tra gli Spada e i Fasciani.

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Foto da: Altroquotidiano

Vincenzo Bisbiglia sul Fatto Quotidiano scrive che la figura di Bruno è soprattutto legata ai debiti contratti in passato per precedenti attività commerciali e al consumo di sostanze stupefacenti (oltre a una nota amicizia con alcuni membri della famiglia Fasciani), da non trascurare è il profilo del pizzaiolo ferito: Alessio Ferreri, imparentato con alcuni degli esponenti di spicco proprio dei Fasciani. Sua zia, infatti, è la moglie di Terenzio, condannato a 5 anni e 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere (ma in stato di libertà perché i giudici della Corte d’appello di Roma hanno ritenuto non sussistano gli estremi per la misura detentiva).

Le strane coincidenze con l’agguato sventato

Infine, Federica Angeli su Repubblica Roma racconta che nell’ordinanza Critical, che ha portato in carcere Fabrizio Ferreri, si racconta che quest’ultimo stava progettando un’esecuzione molto simile a quella avvenuta giovedì sera a Ostia, prima che gli arreti mandassero a monte tutto:

«Le intercettazioni ambientali e telesoniche — scriveva a maggio la gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza con la quale
convalidò gli arresti — hanno permesso di acquisire elementi circa l’organizzazione di un grave satto di sangue in danno di una persona, programmata dal Ferreri e dagli uomini della sua organizzazione».
A predisporre ogni cosa per poi assidare l’ultimo atto agli scagnozzi, secondo le intercettazioni, era stato proprio Fabrizio Ferreri: è lui a rivolgersi a Ottavio Spada per avere l’arma, una Taurus calibro 38 con 4 proiettili, lo scooter Yamaha Tmax e la benzina per bruciare gli indumenti ad agguato compiuto. Ma prima riFerisce al suo uomo che pur non dovendo chiedere il permesso a nessuno, ne ha parlato con Ro («identisicabile con Roberto Spada», scrivono gli investigatori) e che aveva approvato i suoi programmi di vendetta.

L’agguato avrebbe dovuto andare in scena nell’agosto 2015, ma i carabinieri sono intervenuti mandandolo a monte. Due anni e qualche mese dopo, ecco la pistola, lo scooter e i vestiti a cui dare fuoco dopo il colpo.