Cultura e scienze

Il meglio del meglio di Alessandro Di Battista in "Meglio Liberi"

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Ci sono tanti libri che spiegano come affrontare la maternità e la paternità. C’era bisogno di un libro per sapere come la sta vivendo Alessandro Di Battista? Sicuramente no. Ma dal momento che Alessandro Di Battista – in arte Dibba – è un politico del MoVimento 5 Stelle ogni vagito o rigurgito diventa improvvisamente interessante. Meglio Liberi più che essere una lettera al figlio Andrea “sul coraggio di cambiare” è un distillato del più semplice – e e semplicistico – Dibba pensiero.

Il Dibba di lotta

C’è il Di Battista barricadero, che abbiamo imparato a conoscere in questi cinque anni. Quello che si fa fotografare mentre mangia un panino sugli scalini del Palazzo e che poi si fa rimborsare mille euro al mese di spese per il vitto tra alimentari, pranzi di lavoro e colazioni al bar.  È quello che ci racconta i suoi gesti “rivoluzionari” («ero anche riuscito a non pagare il canone comunicando di non possedere l’apparecchio») e di come ha ceduto di fronte alle richieste della compagna di comprare un TV. Questo è il Di Battista che ci spiega i “retroscena” dell’elezione di Napolitano, non senza rinunciare ad un certo complottismo. Parlando dei rapporti dell’ex Presidente della Repubblica con gli Stati Uniti Di Battista scrive «fu il primo comunista italiano invitato negli Stati Uniti. Ottenne un visto stranamente molto lungo e partì per l’America durante i giorni del sequestro Moro». Il Di Battista di lotta è quello che quando incontra Gianfranco Fini a Otto e Mezzo gli chiede indietro i dieci euro che il padre Vittorio, ex missino e fascista convinto,  diede come donazione quando mollò Berlusconi per fondare Futuro e libertà.
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Ogni analogia con il giovane Alessandro che assieme al padre a bordo di un gommone assalta la barca a vela di Massimo D’Alema in un caldo mare d’agosto è ovviamente voluta. C’è spazio anche per minimizzare fascismo e neofascisti quando scrive che

Oggi gli amici dello status quo hanno scelto di combattere il fascismo, ma quel che combattono è un fascismo, grazie a Dio, morto e sepolto, direi quasi innocuo. Perché lo fanno? Perché il popolo va distratto: guai se si accorge dei nemici reali. Il fascismo attuale è l’omologazione, è il primato della finanza sulla politica, è il pensiero dominante che uccide ogni pensiero autonomo.

Il vero fascismo per Di Battista è il capitalismo finanziario, non gli innocui manganellatori e spacca setti nasali che sono all’opera a pochi chilometri da casa di suo figlio Andrea. Alessandro Di Battista rimane un personaggio curioso. Del resto Dibba racconta che all’Università andava in giro “con una maglietta con la scritta «Io non ho votato Berlusconi» in dieci lingue diverse” ed aggiunge che “oggi quella stessa maglietta la metterei ugualmente, ma ci aggiungerei con un pennarello, in fondo: «Ma quelli del Pd sono peggio!»”. Di Battista vive in una realtà tutta sua. È quello che su Facebook nega di aver alcuna intenzione di non ricandidarsi e dà la colpa ai giornalisti e ai loro pettegolezzi contro il MoVimento 5 Stelle, anche se era stato lui il primo, nel 2014, a dire che non si sarebbe ricandidato.
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Ma nel libro ricorda che in occasione del famoso discorso in streaming a Rimini «dentro di me si trattava di un commiato, una specie di «arrivederci». Non ho detto che non ero intenzionato a ricandidarmi al Parlamento alle prossime elezioni ma, forse, l’ho lasciato intendere». Anzi, il 23 settembre avrebbe voluto dare a Rimini la notizia della sua non ricandidatura «poi ho cambiato idea».

E quello di latte

Ma il vero protagonista del libro non è il cittadino-portavoce del M5S, l’idolo dei comizi, l’uomo che a bordo di uno scooter ha sconfitto – quasi da solo – Renzi al referendum del 4 dicembre 2016. Il vero personaggio principale del libro è il narcisismo egoriferito di Di Battista. Il che sarebbe anche tollerabile, in fondo tutti i politici lo sono. Il problema è che il mix letale del libro è composto da riflessioni confidenziali come «appena sveglio sono andato a bere un caffè al bar qui sotto. Io amo il caffè della moka: è più buono di quello del bar anche se viene su con poca cremina».
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Cose che senza dubbio non sfigurerebbero nel prossimo libro di Fabio Volo. Di Battista ci racconta per pagine e pagine come riesce a far addormentare il figlio con il “suono del Phon” e ci spiega che i negozi per l’infanzia sono pieni di cose inutili “non come gli empori gestiti dai cinesi”. L’umorismo di Di Battista è straordinario, c’è da chiedersi chi gliele scrive battute come questa:

Il giorno dopo l’ostetrica ci ha detto che molto probabilmente Andrea aveva scambiato il giorno con la notte e viceversa. «Vorrà dire che farà il dj» le ho risposto io.

Fenomenale la descrizione del primo incontro con Sahra cui fece seguito una caduta in bici accompagnata da una classica battuta à la Dibba.

Quando cadi dalla bici la prima cosa che fai, per lo meno io, è assicurarti che non ti abbia visto nessuno. D’istinto il timore di aver fatto una figuraccia è più forte del dolore. Accertatomi di essere solo, sono salito a casa, mi sono medicato la ferita e ho mandato a Sahra una foto dei pantaloni distrutti raccontandole l’accaduto. Le scrissi che il nostro primo incontro mi aveva fatto sanguinare e che era una vita che speravo che ciò avvenisse. Non credo di essermi spiegato bene considerando la sua reazione smarrita. Mi avrà preso per un Emo.

Del resto è chiaro, almeno secondo il libro, che la scelta di lasciare la politica sia maturata proprio grazie alla paternità che ha cambiato le prospettive e le aspettative del Dibba. Il che già di per sé contraddice la versione secondo cui la decisione è stata presa nel lontano 2014, quando ancora non aveva conosciuto la compagna Sahra. A quanto pare il nostro amato portavoce messo di fronte alla scelta di ascoltare gli interventi di Di Maio e Taverna a Italia a 5 Stelle o scaricarsi “il tutorial sul montaggio dell’ovetto per l’auto” ha scelto la seconda opzione. Questo si che è davvero coraggio di cambiare.

Alessandro Di Battista padre pancino

Ci sono episodi commoventi, come quello della visita di Luigi Di Maio a casa Di Battista dopo la nascita del figlio Andrea: «Luigi ha scritto una lettera ad Andrea; mi ha dato il permesso di leggerla chiedendomi di consegnargliela tra una quindicina di anni. È una lettera stupenda». Sicuramente sarà una lettera migliore di questo libro che – ricordiamo – è indirizzato ad Andrea. Ma cosa gliene può fregare ad Andrea Di Battista che suo padre ha fatto un tour elettorale in treno (il TreNo tour) prima di Renzi? Probabilmente nulla.

E scopriamo un insospettabile lato “pancino” di Di Battista che tesse le lodi del latte materno in ottica sovranista e autarchica: «la natura ha creato il latte materno, questo meraviglioso sciroppo di crescita e dolcezza capace di saziare un bambino e tranquillizzarlo allo stesso tempo. È sconvolgente, quasi scandaloso, pensando alla società dei consumi, vedere una donna che allatta. Lei, da sola, produce il cibo che fa crescere una vita. Lei, da sola, sa produrre il necessario ed è il necessario, oltretutto, che dà felicità al bambino». Ora purtroppo Di Battista ha deciso di privare il Parlamento del suo contributo, ma siamo sicuri che come scrittore continuerà a deliziarci con racconti fantastici. Come quella volta che un’attivista 5 Stelle gli ha regalato un paio di sandali per bambini usati, come si fa tra cugini, perché il MoVimento è una grande famiglia. E papà Beppe, il padre padrone del M5S, vuole bene a tutti i figli suoi.