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Quelli che salvano gli agnelli per un pugno di voti

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Ogni anno in occasione della Pasqua assistiamo su Facebook ad un fiorire di post, immagini e video a favore della difesa degli agnelli. Durante tutta la Quaresima gli animalisti si danno da fare per convincere i “carnivori” a non mangiare i teneri agnellini. Questa intensa attività di dissuasione dal consumo di carne d’agnello tende generalmente a provocare reazioni esasperate (e ridicole) da parte dei non vegetariani che si adoperano a mostrare foto di grigliate fumanti per far capire che loro non si fanno certo persuadere da certi mezzucci. Quest’anno la novità è che l’agnello pasquale è entrato a far parte del menù della comunicazione politica.
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La politica degli agnelli

A dare il La al salvataggio politico degli agnellini è stato un alquanto ringiovanito Silvio Berlusconi che in compagnia della fidata Michela Vittoria Brambilla ha fatto sapere all’Italia di aver appena salvato cinque agnellini dalla strage pasquale che ogni anno si compie sulle tavole degli italiani. Operazione elettorale che il leader di Forza Italia ha fatto seguire da un toccante video nel quale la Brambilla invita a salvare capretti e agnellini, soprattutto a Pasqua.
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L’invito a quanto pare è bi-partisan perché anche la Presidentessa della Camera Laura Boldrini ha salvato due agnellini – Gaia e Gioia – per la felicità dei volontari dell’ENPA che li hanno portati a Montecitorio per la photo opportunity di rito.


E così i teneri e innocenti agnellini sono diventati una temibile arma di propaganda politica per catturare i voti dei vegetariani, dei vegani e degli animalisti che però non si fanno certo illusioni e continuano la loro battaglia, come è successo in un punto vendita dell’Esselunga dove le “Iene vegane” hanno fatto un blitz nella più completa indifferenza dei clienti che continuavano tranquillamente a fare la spesa mentre gli animalisti parlavano dell’agnello che non toglie i peccati del mondo. Li aumenta.

E ovviamente il vegano in Parlamento Paolo Bernini ci tiene a rivendicare la primogenitura di questa battaglia a favore degli agnelli ricordando come già  tre anni fa avesse denunciato alla Camera la mattanza degli agnelli e spiegandoci che in realtà chi paga soldi per salvare qualche esemplare è sullo stesso piano di chi li mangia perché fa aumentare la domanda di mercato.
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Ci sono anche dei politici controcorrente, perché quando la politica si appropria di alcuni temi succede che gli avversari debbano prendere le distanze. Ed è per questo motivo che Matteo Renzi a Otto e Mezzo ha fatto piangere molti animalisti (e diversi agnellini) spiegando che lui è per la tradizione familiare e quindi a Pasqua mangerà l’agnello, come ogni anno, pur rispettando chi non mangia carne.

A Pasqua mangerò l’agnello, è una tradizione familiare. Se uno è vegetariano o vegano merita rispetto ma non bisognerebbe strumentalizzare una scelta personale. Rispetto chi non manga la carne, io la mangio ma non farò mai una campagna su questo.

Un’uscita che però non è piaciuta all’ENPA (quelli che erano dalla Boldrini con i due agnellini).
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E la risposta “ufficiale” dei carnivori agli animalisti che salvano agnelli l’ha data il solito Giuseppe Cruciani che per tener fede alla sua nomea di bestia nera dei vegetariani ha postato su Twitter una foto con i tre agnellini che ha adottato: Esther, Richard (curiosamente come i coniugi Benson) e Asmodeo. Ovviamente gli agnellini di Cruciani sono morti. E anche per quest’anno il cerchio delle polemiche sulla Pasqua è compiuto, coraggio mancano solo tre giorni.