Cultura e scienze

Affinità e divergenze tra Diletta Leotta e Tiziana Cantone

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L’Internet non dimentica, si usava dire un tempo, per lasciare intendere che quando qualcosa finiva in Rete sarebbe stato difficile se non impossibile farla sparire, ma soprattutto per far capire che la fantomatica intelligenza collettiva che secondo alcuni governa la Rete avrebbe tenuto memoria di quanto accaduto e l’avrebbe tirato fuori all’occorrenza in futuro. Oggi abbiamo la certezza che la memoria dell’Internet sono i server, non le persone (del resto prima c’erano libri e giornali, anche se meno facili da consultare) e che l’intelligenza collettiva non esiste. O meglio, esiste ma non è la somma delle intelligenze individuali: è la sua media.
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L’eterna Leotta tra sesso e castità

Cosa c’entra questo discorso con il caso dei video rubati di Tiziana Cantone e le foto – a quanto pare rubate – di Diletta Leotta uscite oggi? Il nesso è che in molti sostengono che coloro che fino a ieri piangevano per la morte di Tiziana Cantone oggi sono i primi a caccia dei link con le foto delle (presunte) nudità della Leotta. È così? Un conto sono i giornali che danno conto della notizia, così come in precedenza fu data la notizia del Fappening e dello scandalo delle foto rubate e messe on line di decine di celebrità.
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Altro discorso sono i singoli utenti: nei giorni dell’indignazione, della commozione e del cordoglio per Tiziana Cantone siamo stati sommersi da “mai più” e da altre filippiche sulla crudeltà del maschio (ad apostrofare in modo volgare la Cantone c’erano però molte donne) e sui pericoli della Rete. Sembrava quasi che l’Internet fosse tutto d’accordo nel dire che quello che è stato fatto a Tiziana Cantone (i suoi video privati diffusi pubblicamente da uno o più dei suoi amici cui lei li aveva inviati) fosse stata una cosa orribile e irrispettosa della privacy di una persona. Anche sul fatto che si potesse avere la possibilità di fare sesso e farsi filmare sembrava quasi fosse stato raggiunta un’intesa: chiunque poteva fare – nei limiti del consentito – quello che voleva nella sua vita privata senza dover essere esposta al pubblico giudizio e alle umiliazioni che ne conseguono. Eppure oggi, quando si è diffusa la notizia che in circolazione c’erano alcune foto di Diletta Leotta nuda sono tornati fuori quelli che i video di Tiziana Cantone li hanno sempre apprezzati.
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Per molto opinionisti di Twitter è evidente che “non è stata imparata la lezione” e che quelle della settimana scorsa erano solo lacrime di coccodrillo. Può essere, ma io credo che la questione sia un’altra: quelli che oggi si affannano a cercare i link con le foto di Diletta Leotta non sono gli stessi che ieri piangevano per la Cantone. Quando la giovane donna napoletana si è tolta la vita queste persone hanno prudentemente evitato di dire alcunché, al massimo hanno fatto qualche battutina su meme-Cantone (quello di “hai fatto il video? bravoh“) ma le cose sono andate avanti come ogni giorno, per loro.

Leotta dura senza paura!

Il fatto che non abbiano manifestato pubblicamente il loro pensiero non significa certo che si fossero tutti convertiti alla causa della guerra contro lo slut shaming. Semplicemente hanno ritenuto più conveniente tacere e lasciare che altri portassero avanti quella battaglia. Il risultato è stato che in molti hanno creduto e avuto la percezione (sbagliata) che quei violenti perdigiorno dell’Interwebs avessero perso o si fossero fatti un esame di coscienza. Ma non è così: i due gruppi di persone semplicemente esistono sullo stesso Internet ma su piani diversi e salgono all’onore delle cronache in momenti diversi.
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Non c’è ipocrisia quindi, ma ci sono persone che su certi temi sono più sensibili di altre che invece ritengono che siccome Diletta Leotta è famosa allora merita un altro trattamento che però è molto simile a quello inflitto a Tiziana Cantone. Costoro ci spiefano per la Cantone, che non era un personaggio pubblico ma che lo è diventata suo malgrado, essere diventata famosa per un video porno ha causato un “crollo psicologico” perché non era pronta, perché non era il suo lavoro. Per la Leotta invece sarebbe ordinaria amministrazione, anzi, probabilmente ci guadagnerà, proprio come il video hot (porno in realtà) di Belen (minorenne). Una tradizione di pensiero inaugurata da Selvaggia Lucarelli qualche anno fa.
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Le foto della Leotta ovviamente non sono pornografia, sono decisamente delle foto normali come lo sono state quelle pubblicate con il Fappening o quelle dell’Onorevole Cinque Stelle Giulia Sarti. In reltà anche se alcuni ci tengono a spiegare che la Cantone il video lo aveva mandato di sua volontà a degli amici mentre la Leotta sarebbe stata hackerata (c’è però chi parla di vendetta di un ex) non c’è differenza perché il punto in discussione qui è la violazione della privacy. La differenza semmai è il modo in cui la Leotta (così come altre donne prima di lei) reagirà a questo leak; alcuni giornali fanno sapere che la giornalista di Sky Sport si sarebbe già recata alla polizia postale per sporgere denuncia e limitare la diffusione delle immagini (lasciando quindi intendere che le foto siano vere e non fake).
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Nell’ansia di doversi schierare da una parte o dall’altra questo invece è il tono dei commenti sulla pagina Facebook ufficiale di Diletta Leotta
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Dove qualcuno arriva al punto di postare una delle foto leakate e già trasformata in meme. C’è davvero molta differenza dai commenti dei vari esaltati sotto alle foto della Emily Ratajkowski di turno che chiede a gran voce di “uscirle”? Ora che le foto sono uscite e il “sogno” si è avverato poco importa che Tiziana Cantone sia morta, l’importante è aggiungere un altra tacca alla collezione di figurine e potersi scatenare, in casa della diretta interessana, con commenti variopinti dal retrogusto amaramente sessista. Ma come al solito il commento peggiore arriva da una donna: Claudia Casiraghi, che scrive su Libero e Vanity Fair, che dà consigli non richiesti molto simili a “se indossi una minigonna allora te le vai a cercare.
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