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I tre massoni prima candidati e poi “espulsi” dal M5S

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“Bruno Azzerboni candidato in Calabria e Piero Landi in Toscana al momento della sottoscrizione della candidatura non hanno detto la verità e non ci hanno informato di far parte di una loggia massonica. Per questa ragione non possono stare nel Movimento 5 Stelle e sempre per questo motivo gli sarà richiesto di rinunciare al seggio. Li inibiamo dall’utilizzo del simbolo e ci riserviamo di agire nelle opportune sedi al fine di risarcire eventuali danni di immagine cagionati al MoVimento 5 Stelle”. Con questa nota il MoVimento 5 Stelle annuncia di aver cacciato altri due candidati per la questione della massoneria dopo Catello Vitiello.

I tre massoni prima candidati e poi “espulsi” dal M5S

La vicenda di Piero Landi è stata sollevata oggi dal Foglio: Landi, che corre nel collegio uninominale alla Camera di Lucca per il Movimento 5 stelle, risulta iscritto alla loggia Francesco Burlamacchi: nome, cognome, e data di nascita corrisponderebbero con quelli registrati negli elenchi del Grande Oriente d’Italia. La sua iscrizione risulta in sonno dal 5 febbraio scorso, riporta sempre il quotidiano online. Interpellato dal Foglio Piero Landi ha smentito di aver mai fatto parte della loggia ma di aver fondato a Lucca un’associazione, Italia punto e a capo, dalla quale si è poi dimesso della quale, e di cui, ammette, farebbero parte iscritti alla massoneria.

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Piero Landi con Gregorio De Falco

La storia di Vitiello è invece peculiare: è stato suggerito come candidato dai fedelissimi di Di Maio, è stato candidato nel collegio Campania 1 – 03 a Castellammare di Stabia. Ma Vitiello è stato «oratore» della loggia napoletana «Sfinge» aderente all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia, e si è messo in sonno in un periodo incerto ma prima delle elezioni. Secondo il Mattino , Vitiello, rivestendo il ruolo di oratore all’interno della «Sfinge», è indicato come il «Dignitario custode della legge massonica». Vale a dire chi è preposto proprio a controllare che vengano applicati i dettami della Costituzione e dei Regolamenti all’interno «dell’officina». Fino al 23 gennaio Vitiello era tra gli «attivi e quotizzati» della loggia napoletana, poi ha lasciato per dedicarsi a pieno regime alla campagna elettorale.

Ma siamo sicuri che il M5S può espellere candidati?

Il punto però è che i tre resteranno comunque formalmente candidati nel MoVimento 5 Stelle alle elezioni politiche 2018 e avranno quindi la possibilità di essere eletti se vinceranno nel loro collegio. Non esistendo il voto disgiunto nel Rosatellum, il grillino alle urne in quei collegi si troverà di fronte al dilemma: votare M5S contribuendo ad eleggere uno che il suo partito ha definito massone e che sicuramente lascerà i grillini una volta eletto, oppure votare qualcun altro per non far correre questo rischio, penalizzando così anche i candidati al proporzionale?

catello lello vitiello

Un altro dei motivi di imbarazzo è una cosa di cui probabilmente Di Maio non si è ancora accorto: il M5S non può inibire l’uso del simbolo a Catello Vitiello perché il simbolo è attualmente in mano a un curatore, per la causa promossa dai 33 grillini ribelli assistiti dall’avvocato Lorenzo Borré. Ma controllare prima no?