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La rete delle Sardine contro Salvini in tutta Italia

sardine salvini firenze bernard dika

Mentre Salvini & Co. cercano improbabili collegamenti con Soros e Prodi, la rete delle Sardine contro Salvini si sviluppa in tutta Italia e promette battaglia al leader leghista, che intanto dalla sua pagina facebook ha già cominciato la gogna contro i partecipanti (e un’assessora di Pianoro ha promesso un’azione giudiziaria contro di lui e la Borgonzoni).

La rete delle Sardine contro Salvini in tutta Italia

Dopo le manifestazioni di Bologna e Modena che hanno radunato in totale 20mila partecipanti, il movimento spontaneo lanciato dai quattro giovani promotori del Crescentone si allarga. Il primo appuntamento è domani a Sorrento, poi sarà la volta di Reggio Emilia sabato: «Ci ritroveremo con la pioggia o con il vento, per ricordare a tutti che l’Emilia Romagna non è quella che racconta Salvini — si legge nella pagina social —: la nostra non è una terra di odio e di razzismo, ma di pace». Domenica 24 toccherà invece alle «sardine» di Rimini,  dove l’ex ministro dell’Interno
arriverà per inaugurare la sede del Carroccio: «Nessuna bandiera, nessun insulto o violenza —scrivono —, perché fa più rumore un mare in silenzio che un pirata che urla».

sardine rete italia
Le Sardine contro Salvini da Sorrento a Milano (Corriere della Sera, 20 novembre 2019)

A Roma si sta organizzando una piazza unica a San Giovanni per il 14 o il 21 dicembre, mentre a Firenze arriverà Salvini il 30 novembre per lanciare la campagna delle regionali di maggio e Bernard Dika, già rappresentante dei Millennials nella segreteria del Partito Democratico, sta organizzando la manifestazione “La Toscana non si Lega”. Altre manifestazioni sono previste a Reggio Emilia il 23 novembre, a Parma il 25 novembre, a Genova il 28 novembre, a Napoli il 30 novembre, a Milano il primo dicembre.

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La teoria del complotto dei sovranisti sulle Sardine contro Salvini

Ovviamente tutto questo attivismo è risultato sospetto per i sostenitori del Capitano. Siti sovranisti parlavano di “islamici arruolati dal PD” per organizzare la manifestazione di Modena. Altrove si fa dell’ironia sul fatto che i due organizzatori della manifestazione di ieri sera non avessero un cognome “modenese” ma fossero di origini italiane al 100%. Uno è libanese l’altra ha i genitori tunisini. Sono quelli che si sentono italiani ma che per gli italiani “originali” sono cittadini di serie B.

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Ma non sono solo gli “islamici” ad essere oggetto dell’odio. «Le sardine servi di mortadella detto Prodi», scrive uno commentando un video della piazza di Modena di ieri sera. E se vi chiedete da dove arrivi questo odio la risposta è che arriva anche da quelle testate giornalistiche che hanno diffuso la notizia del coinvolgimento di Prodi, senza portare uno straccio di prova.

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C’è chi prova a spiegarla in maniera più semplice dicendo che quelli che vanno in piazza sono stati mandati da «curia, PD e centri sociali foraggiati dalla regione» che però devono nascondersi «dietro due maghrebini» (anche se il Maghreb è una regione ben precisa che non comprende affatto il Libano). Non si capisce se lo sconcerto è dovuto al fatto di vedere delle piazze piene che non sono state riempite da Salvini (lui la gente la porta in pullman) oppure si finge di sorprendersi che una piazza possa anche essere “di sinistra”.

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Perché anche se a Modena e a Bologna non c’erano bandiere di partito non ci vuole un genio per capire da che parte stanno quelli che vanno al flash mod delle sardine. In fondo basta partire da un semplice dato di fatto: è una manifestazione contro Salvini e contro la Lega. Eppure proprio quelle piazze dimostrano (come i girotondi e il popolo viola) una debolezza intrinseca del Partito Democratico (e in secondo luogo del M5S) che non sono in grado di organizzare eventi del genere. I sovranisti e i sovranari dovrebbero gioire del fatto che siano le sardine e non il PD a riempire le piazze perché non sono loro l’avversario politico di Salvini. E il fatto che il leader della Lega “scappi” dalle sardine dimostra come il Carroccio abbia fino ad ora sottovalutato la portata mediatica del movimento. Il centrosinistra però deve avere ben chiaro che quelle sardine potrebbero non essere tutti voti per Bonaccini. La strada verso il 26 gennaio è ancora lunga.

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