Fact checking

Quello che Renzi deve ancora spiegare su De Benedetti e le banche popolari

Attivissimo su tutti i temi della campagna elettorale, Matteo Renzi è stranamente silente sul fronte che si è aperto nei giorni scorsi con la pubblicazione (su Corriere, Stampa, Fatto e Messaggero) della telefonata tra l’ingegner Carlo De Benedetti e il broker di Intermonte Gianluca Bolengo in cui l’ex editore di Repubblica disse che il decreto sulle banche popolari “passa, ho parlato con Renzi ieri, passa“.

«Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa»

Un piccolo riassunto delle puntate precedenti: nelle more del lavoro della Commissione di inchiesta sulle banche voluta dal Partito Democratico la procura di Roma ha fornito un fascicolo che riguardava l’indagine e la successiva richiesta di archiviazione – ancora pendente di fronte al GIP – nei confronti di Bolengo, accusato di insider trading per una presunta compravendita di azioni delle banche popolari più grandi poco prima del varo, da parte del governo Renzi, il 20 gennaio 2015, del decreto che le trasformava in società per azioni. Nell’indagine il pubblico ministero Stefano Pesci ha sentito De Benedetti e lo stesso Renzi come testimoni (quando si è ascoltati come testimoni nell’ambito di un’inchiesta si ha l’obbligo di dire la verità, altrimenti si incorre nel reato di false dichiarazioni ai PM).
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Nella vicenda è spuntata una telefonata tra De Benedetti e Bolengo in cui i due si accordavano sull’investimento che ROMED, la finanziaria dell’ingegnere, voleva fare sulle popolari; la telefonata non è frutto di un’intercettazione ma è stata evidentemente fornita alla procura dalla Intermonte, che registra tutte le telefonate sugli investimenti dei suoi clienti per ovvi motivi di autodifesa in caso di “incomprensioni” su investimenti che a volte, come in questo caso, valgono svariati milioni di euro.

La telefonata tra Renzi e De Benedetti

La trascrizione della telefonata è stata pubblicata da tutti i giornali che hanno parlato della prima volta della vicenda; il fascicolo è stato richiesto alla commissione banche dal senatore di Idea (Centrodestra) Andrea Augello ma nessuno sa come sia finito ai giornali, anche se a questo proposito la procura diretta da Giuseppe Pignatone ha aperto un’inchiesta.
De Benedetti: Sono stato in Banca d’Italia l’altro giorno, hanno detto (incomprensibile) che è ancora tutto aperto.
Bolengo: Sì, ehm, però adesso stanno andando avanti… comunque non è…
De Benedetti: Faranno un provvedimento. Il governo farà un provvedimento sulle Popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi… una o due settimane.
Bolengo: Questo è molto buono perché c’è concentrazione nel settore. Ci sono troppe banche popolari. Sa, tutti citano il caso di Sondrio città di 30mila abitanti.
carlo de benedetti
De Benedetti: Quindi volevo capire una cosa (incomprensibile) salgono le Popolari?
Bolengo: Sì su questo se passa un decreto fatto bene salgono.
De Benedetti: Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa.
Bolengo: Se passa è buono, sarebbe da avere un basket sulle Popolari. Se vuole glielo faccio studiare, uno di quelli che potrebbe avere maggiore impatto e poi però bisognerebbe coprirlo con qualcosa.
De Benedetti: Togliendo la Popolare di Vicenza.
Bolengo: Sì.
Dopo la telefonata De Benedetti ha investito cinque milioni di euro in azioni delle banche popolari, coprendosi però con un future dal rischio di perdite e ben sapendo che i 5 milioni -beato lui – rappresentano una cifra minima rispetto ai seicento dell’intero portafoglio d’investimento di Romed. L’investimento di copertura e il fatto che la questione dell’intervento fosse già finita su giornali come Repubblicasegnalato da neXt Quotidiano in tempi non sospetti – molto tempo prima dell’intervento dell’ingegnere ha contribuito a convincere la procura a chiedere l’archiviazione per la posizione di Bolengo.

Quando Renzi parla con De Benedetti

Nel frattempo sulla vicenda è però uscito anche altro. Venerdì scorso il quotidiano La Verità ha pubblicato un articolo a firma di Giacomo Amadori e Carlo Syd Tarallo in cui si raccontavano le dichiarazioni dell’Ingegnere all’epoca in cui venne sentito in Consob sulla faccenda. Maria Antonietta Scopelliti, responsabile divisione mercato dell’organo che vigila sulla Borsa italiana, e Giovanni Portioli, responsabile dell’ufficio abusi di mercato, hanno così raccolto le spiegazioni di De Benedetti:

Il 15 gennaio, alle 7 del mattino, cinque giorni prima che il governo varasse il decreto, De Benedetti incontra il premier a Palazzo Chigi. I due fanno colazione insieme. Racconta De Benedetti: «Accompagnandomi all’ascensore di Palazzo Chigi mi ha detto: “Ah! Sai, quella roba di cui ti avevo parlato a Firenze, e cioè delle Popolari, la facciamo”. Ma proprio mentre un commesso stava aprendo la porta dell’ascensore», aggiunge De Benedetti, «fu proprio nel dirci: “Ciao, arrivederci”, mi ha detto: “Ah, ti ricordi di quella volta, ti ricordi di quando ti parlai che volevo fare le Popolari? Ecco, lo faremo”. Non  mi ha detto con che. Ero già un piede sull’ascensore; non mi ha detto se le faceva con un decreto, con un disegno, quando».

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Per De Benedetti la certezza che passasse la riforma, trasmessa al suo investitore, derivava da quel colloquio mattutino. Il giorno prima aveva incontrato anche il direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta. Il quale gli avrebbe detto alla fine del colloquio, sulla porta dell’ascensore: «L’unica cosa positiva che mi pare che finalmente il governo si sia deciso ad implementare quella roba che noi chiediamo da anni e cioè la riforma delle popolari».

Ma il racconto della testimonianza resa in Consob da De Benedetti offre anche altro: «Io normalmente, dice ancora De Benedetti ai funzionari della Consob, «con Renzi faccio, facciamo breakfast insieme a Palazzo Chigi… e io devo dire che quando lui ha iniziato, quando lui ha chiesto di conoscermi, che era ancora sindaco di Firenze, e mi ha detto: “Senta…” ci davamo del lei all’epoca, mi ha detto: “Senta, io avrei il piacere di poter ricorrere a Lei per chiederle pareri, consigli, quando sento il bisogno”. Gli ho detto: “guardi! Va benissimo. Non faccio, non stacco parcelle però sia chiara una roba: che se Lei fa una cazzata, io Le dico: caro amico, è una cazzata“». E poi l’ingegnere rivela che Maria Elena Boschi «viene sovente a cena a casa nostra», così come Pier Carlo Padoan.

Quello che Renzi deve ancora spiegare su De Benedetti e le Popolari

Appare comprensibile che la procura di Roma archivi un’indagine per insider trading visto che la notizia della riforma delle banche popolari era uscita sui giornali (tra cui uno che fino a poco tempo fa era caro a De Benedetti, e l’affetto era ricambiato). Ma siccome Renzi è un sincero democratico (sic), e quindi tratta gli altri come tratta De Benedetti, di certo non si adonterà se gli si fa notare che se davvero ha detto all’ingegnere dell’intervento in programma sulle Popolari ha fatto una gravissima cazzata. Perché un intervento sulle banche popolari è esattamente quello che uno che riveste la carica di Renzi non deve far sapere a uno che investe in Borsa.

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La performance delle banche popolari a Piazza Affari (Corriere della Sera, 20 gennaio 2015)

Certo, magari le cose non sono andate come ha detto l’ingegnere, ma il silenzio di Renzi (che ha testimoniato anche davanti al PM) sulla vicenda non aiuta certo a far passare l’impressione di una gestione pressappochistica e dilettantesca del dossier e del provvedimento di legge. Infine, a Renzi conviene dire la sua prima che spunti il verbale delle dichiarazioni rese al PM. Perché altrimenti la situazione lasciata lì a incancrenire potrebbe anche peggiorare. Certo, poi potrebbe prendersela anche con il maestro di strategia politica che ha avuto l’ideona della commissione banche, producendo poi la scena muta del PD davanti a Ignazio Visco e il ritorno in grande stile dell’affare Ghizzoni. Ah, no: mi sa che non può.