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Il video di Paolo Savona che racconta di aver conosciuto Di Maio nel 2016

Tutto da rifare. O forse no. Dipende tutto da Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E sarà soprattutto il secondo – una volta smessi i panni da Masaniello – a dover imporre la linea a Salvini. Fino ad ora la spiegazione ufficiale per il fallimento della trattativa Stato-Lega-MoVimento 5 Stelle è che sul nome di Paolo Savona al Ministero dell’Economia era stata trovata “la quadra” del governo. Lo ha detto Alessandro Di Battista a Otto e mezzo qualche giorno fa e lo ha confermato Giancarlo Giorgetti a Bersaglio Mobile spiegando che Savona era il “perno” del governo gialloverde.

Paolo Savona che dice di aver conosciuto Di Maio nel 2016

Il numero due della Lega, che secondo alcuni ora potrebbe essere proposto come Presidente del Consiglio, ha detto di essere stato lui a presentare Paolo Savona a Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il Capo Politico del M5S ha detto a Pomeriggio 5 di aver conosciuto Savona una decina di giorni prima assieme a Matteo Salvini. Di Maio ha riferito che Savona aveva subordinato l’accettazione della sua nomina a via XX Settembre «a patto che non si esca dall’euro». Anche Giorgetti ha riferito che quando ha telefonato a Savona per proporgli un incontro con i due leader Savona ha detto che avrebbe considerato la proposta solo a condizione che il governo non volesse uscire dall’euro.

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Il che è senz’altro singolare, perché Savona sicuramente non ignora che le due forze in campo hanno fatto per anni – seppure con modalità diverse – dell’uscita dall’euro un punto fondamentale della loro proposta politica. Il M5S ha accantonato il progetto in vista delle elezioni del 4 marzo mentre la Lega non ha mai smesso di proporre l’uscita dalla moneta unica. Tant’è che come ha ribadito più volte il responsabile economico della Lega Claudio Borghi l’uscita dall’euro è contemplata anche nell’ultimo programma elettorale “mascherata” dalla locuzione del ritorno all’Europa pre-Maastricht. E proprio Giancarlo Giorgetti è uno dei più accesi sostenitori della necessità di uscire dall’euro, anche se oggi lo nega.

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Un altro che sul tema ha una posizione ambigua è proprio Savona che oggi viene descritto quasi fosse uno dei più accesi sostenitori dell’euro. Durante una conferenza che secondo Agorà si è tenuta il 20 settembre 2016 Paolo Savona ha detto: «Ho avuto un lungo colloquio con Di Maio e dicevo, ma qual è la tua risposta? “Niente, dobbiamo uscire dall’euro”. Eh, va beh sono il primo ad averlo detto…». Ci sono tre elementi che emergono da questa dichiarazione. La prima è che Savona sostiene di aver conosciuto Di Maio ben prima dell’incontro per la formazione del governo. La seconda è che nel 2016 il vice-presidente della Camera sosteneva la necessità di uscire dall’euro. La terza è che l’ottantenne economista rivendicava di fronte al giovane grillino rampante il suo primato: lui è stato addirittura il primo ad aver detto che bisognava uscire dalla moneta unica. Il che non significa per altro che Savona sia sempre stato contro l’euro, anzi.

Perché Savona è così importante per la Lega?

Qui possiamo ammirare Giancarlo Giorgetti mentre spiega a Myrta Merlino (settembre 2017) che uscire dall’euro è impossibile perché non è previsto dai trattati. Due mesi prima (luglio 2017) Giorgetti e Borghi spiegavano sul Populista che rivedendo il trattato di Maastricht (che ha istituito la moneta unica) si sarebbe potuti arrivare ad «uno smantellamento controllato e concordato di Euro e trattati capestro». Qualora gli altri stati europei non dovessero approvare le – numerose e importanti – proposte di modifica la Lega dichiarava che sarebbe stata pronta «a ogni iniziativa nell’interesse del Paese e a tal proposito abbiamo idee e risposte concrete per gestire la transizione nel modo più graduale e sicuro per tutti i cittadini».

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Giorgetti, che è il responsabile per la politica estera della Lega Nord, non si considera però all’altezza per un compito così importante. Non è chiaro come mai Lega e M5S pensino che affidare la trattativa con gli altri stati membri della UE ad un ottantaduenne che ha definito l’euro una “gabbia tedesca” (stessi concetti usati dalla Lega) e che ritiene che la Germania di oggi sia esattamente come la Germania nazista, al punto di paragonare l’euro al “piano Funk” ovvero al piano per l’egemonia continentale elaborato dal ministro dell’Economia del Terzo Reich. Non è chiaro nemmeno quale possa essere il piano per gestire la transizione della Lega. Sappiamo però quale è il Piano B di Savona. Ieri Claudio Borghi ha spiegato che per condurre una trattativa serrata Savona era la persona che «credibilmente può dare l’impressione di poter staccare la spina». Ma come fa a essere credibile la minaccia di staccare la spina (all’euro) se di uscita dall’euro non si parla nel contratto di governo? Perché gli interlocutori di Savona dovrebbero credere che l’Italia vuole uscire dall’euro se nessun politico – e nemmeno lo stesso Savona stando alle parole di Di Maio e Giorgetti – vuole farlo? Se le cose stanno così tutti sanno già in partenza che quello di Savona è un bluff. L’unica spiegazione è che alla fin fine non sia poi così importante “ridiscutere i trattati” perché Lega e M5S sanno già in partenza che ne usciranno sconfitti. Non resta quindi che il Piano B. E agli italiani non resta che scoprire chi sta mentendo, Savona, il MoVimento 5 Stelle o la Lega?

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