Fact checking

Ma il M5S sulle fake news non ha dimenticato qualcosa?

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C’è aria di elezioni e sono tornate di moda le Fake News. Luigi Di Maio vorrebbe gli ispettori dell’OSCE a monitorare le Fake News contro il MoVimento 5 Stelle e alla Leopolda si è parlato di quelle contro Renzi e il Partito Democratico. Con una certa attenzione per quelle prodotte in Russia, perché è noto che non ci possa essere un’elezione senza che gli hacker di Putin si intromettano per cercare di condizionarne l’esito. Come al solito però ogni volta che si parla di Fake News e misinformation la questione si sposta dalle notizie false ai mandanti occulti. Secondo il M5S ad esempio “è chiaro” che dietro questa operazione ci sono persone sotto contratto con Matteo Renzi e Marco Carrai.

Il solito problema del M5S con le Fake News

La discussione sulle Fake News è anche (ma non solo) un’argomentazione politica e così il dibattito diventa rapidamente un metadiscorso con Fake News sulle Fake News. Lo staff del M5S sul Blog di Grillo parla appunto di «due presunte “inchieste giornalistiche”, secondo le quali “l’Italia sarà il prossimo obiettivo di una campagna di fake news”». Secondo il MoVimento «el mirino dei due quotidiani, ovviamente, non poteva che esserci il M5S». Le due inchieste sono quella di BuzzFeed pubblicata qualche giorno fa e quella del New York Times a cura di Andrea Stroppa.


E già qui c’è qualche problema perché l’inchiesta di Nardelli su BuzzFeed non prende di mira il M5S ma anzi parla del network di siti e account che gravita attorno a DirettaNews.it e alcuni siti che diffondono contenuti populisti, nazionalisti e omofobi. In quell’articolo di BuzzFeed però non si parla mai di MoVimento 5 Stelle. Già alla terza riga di un articolo che cerca di smontare le Fake News contro il M5S c’è una prima importante imprecisione che qualcuno potrebbe anche definire Fake News. Il M5S dice: “partiamo dai tempi” ma i tempi sono sbagliati.
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Nel novembre 2016 BuzzFeed invece aveva pubblicato un’inchiesta sul legame tra i siti della Casaleggio Associati come Tze Tze e La Fucina, responsabili di fare clickbaiting e diffondere notizie false, e quello di Grillo. Grillo ha smesso di pubblicare sul Blog articoli come quello – famosissimo – sul cellulare che cuoce le uova lasciando il compito ai siti satellite di Casaleggio. E da qualche tempo ha smesso di condividere i post di Tze Tze o della Fucina sulla sua pagina Facebook. Curiosamente però di quell’articolo di BuzzFeed sul Blog preferiscono non parlarne.

Il M5S contro Andrea Stroppa (per colpire Renzi e Carrai)

Ma allora che come mai il MoVimento sostiene che siano due articoli che contengono notizie false sul M5S? Il motivo è Andrea Stroppa, l’esperto informatico che ha scritto la ricerca sui cui si basa il NYT scoprendo come il sito di Matteo Salvini condivida i codici Adsense di Google con una pagina di propaganda di un fan dei 5 Stelle (non con i siti ufficiali). Stroppa ha anche collaborato all’articolo di BuzzFeed su DirettaNews. Non è del resto la prima volta che Grillo se la prende con “le fake news del New York Times”. Era già successo quando il NYT aveva portato alla luce quello che molti giornali scrivono da sempre: ovvero che Grillo ha diffuso le teorie antivacciniste e altri pericolosi pregiudizi antiscientifici.

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Gli aggiornamenti delle attività professionali di Stroppa su Twitter Fonte: Twitter.com

Il M5S spiega che quei siti di Fake News “nascono spontaneamente” senza alcun impulso da parte dei vertici del partito. Ed è vero. Infatti nel pezzo del NYT si parla di “supportive websitese non di siti ufficiali. L’obiettivo però non è tanto smentire l’articolo del NYT – che non coinvolge direttamente gli organi ufficiali del M5S – quanto attaccare Stroppa. La ragione è che Stroppa ha lavorato per la Cys4, società di cybersecurity di Marco Carrai grande amico di Matteo Renzi. E non è certo un segreto che Stroppa sia anche un fan di Renzi.
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Il ragionamento è semplice: Stroppa lavora per Carrai, il quale è uno degli uomini chiave del renzismo e quindi le ricerche a cui ha collaborato non sono attendibili. Per la verità il discorso è più complesso, perché anche Luca Morisi – spin doctor di Salvini – ha confermato che chi ha fatto e gestito in un primo periodo il sito di Noi con Salvini “è un ex militante 5 Stelle che ha usato i suoi codici per la pubblicità”. Dall’altra parte c’è l’attacco di Marco Travaglio a Stroppa che lo ha definito “uno smanettone in società con Carrai” mentre in un articolo di Wanda Marra viene definito “pupillo di Carrai”.
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Marco Carrai e Andrea Stroppa

A questa accusa l’ex hacker ha risposto con un lungo post su Facebook dove spiega che “Non c’è nessuna società con Marco Carrai”. Stranamente però Stroppa non dice che ha lavorato con Carrai ed evita di parlare del suo ruolo in Cys4.

Inoltre vengo definito da una sua giornalista parte dei “Carrai boys”, “pupillo di Carrai”, e lo comprendo. Quando non si è liberi, si cerca di mettere le catene anche agli altri. Ma, mi dispiace per lei, per Carrai e per tutti quelli che vengono citati. Io non appartengo a nessuno, appartengo a me stesso. Non ho bisogno della sua stima, penso che il mondo sia molto più grande de Il Fatto Quotidiano e non credo sia un caso se le mie ultime ricerche sono state pubblicate con il Washington Post, Associated Press, Wall Street Journal e non con il suo giornale.

Ma che ci abbia lavorato si evince anche da Twitter e dakle informazioni del profilo circa la sua attività con la società di Carrai dove era “Director R&D”. In un articolo di Emiliano Fittipaldi per l’Espresso c’è un virgolettato di Stroppa nel quale l’esperto informatico dice «né io né Carrai abbiamo bisogno della politica per lavorare. Io ora sono suo consulente e consigliere». Quanto basta, volendo, per definirlo “pupillo di Carrai”. Riguardo al fatto di essere in società con Stroppa la smentita arriva anche da Marco Carrai che sul Corrierere ha spiegato: «Stroppa lo conosco e per un periodo ha collaborato con una mia società. Chiunque può andare al registro delle Camere di commercio e vedere che non ho mai avuto società con lui».