Economia

Tutti i metodi dei furbetti dell’ISEE per ottenere il Reddito di Cittadinanza

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Continua a salire fortissimo il rombo del Reddito di Cittadinanza. A quanto pare non sarà necessario richiederlo ma verrà dato automaticamente a chi ne avrà diritto. Sarà lo Stato – ha annunciato dal palco di Italia a 5 Stelle la viceministra Laura Castelli – calcolare chi ne ha diritto e a concederlo. Il governo inoltre sta approntando una serie di misure per evitare che chi non ha diritto alla misura di sostegno al reddito possa farne richiesta. Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ad esempio ha spiegato che chi fa il furbo rischia fino a sei anni di carcere e che in ogni caso non sarà possibile lavorare in nero e percepire il RdC perché chi lo riceve sarà tenuto ad impegnarsi in lavori socialmente utili. Insomma non avrà il tempo di fare altro o di stare sul divano.

Cosa può succedere se il Reddito di Cittadinanza viene erogato in base all’ISEE

Ci saranno poi i paletti sulle “spese immorali” e sul tipo di acquisti che si potranno fare con il reddito. I soldi non verranno accreditati sul conto corrente ma su una tessera che verrà usata per fare la spesa o pagare l’affitto. Ma il problema più grande è quello dei furbetti. Come fare ad evitare che il Reddito di Cittadinanza non vada a chi non ne ha diritto. L’idea del governo è quella di legare l’erogazione del RdC alla dichiarazione ISEE.  «Non si dovrà andare allo Stato a chiedere una cortesia – ha detto Laura Castelli – Non sarà il cittadino che dovrà vagare chiedendo ‘scusa, io ho diritto al reddito?’ ma sarà lo Stato a venire da voi e dire voi avete diritto al reddito di cittadinanza. Un nuovo paradigma in cui lo Stato ti prende per mano e ti accompagna, ti ridà dignità».

Il punto è che esiste già oggi un metodo per poter accedere a sussidi statali (ad esempio il bonus bebè, la riduzione delle tasse universitarie, la tariffa della mensa della scuola comunale o il reddito di inclusione) anche se non se ne ha diritto. Come? Proprio utilizzando la dichiarazione ISEE che secondo una recente indagine della Guardia di Finanza presenta irregolarità in sei casi su dieci. Sono proprio quelle dichiarazioni ISEE che vengono utilizzate dai cittadini per poter accedere alle agevolazioni per la mensa scolastica o il buono libri e che nei giorni scorsi sono state oggetto di polemica perché agli stranieri alcune amministrazioni locali hanno richiesto di produrre ulteriori documentazioni.

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I trucchi per abbassare la dichiarazione ISEE e ottenere i sussidi statali

Come è possibile passare per nullatenenti lo ha mostrato ieri Piazza Pulita. La regola principale è non avere nessun immobile intestato a proprio nome e non sposarsi. Ad esempio si può intestare la casa ad uno dei genitori che poi la concederà in comodato gratuito. La dichiarazione ISEE della mamma o del papà salirà ma la vostra rimarrà bassa. Altro trucco importante: la fidanzata (o il convivente) non deve lavorare. Se lavora e proprio non può farne a meno meglio a quel punto avere due residenze separate in modo da non far aumentare il quoziente familiare (dal momento che non esiste alcuna famiglia).

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Questi trucchetti, che possono essere utilizzati per ottenere varie forme di beneficio statale, non sono certo dei segreti. Nel servizio della trasmissione di Corrado Formigli sono i CAF, i centri di assistenza fiscale, a spiegare il funzionamento di queste procedure per “agevolare” la concessione di sussidi pubblici. Anche nel caso di due coniugi che non lavorano che hanno un figlio che invece lavora (e quindi produce reddito) il trucco è semplice: basta “spostare” il lavoratore di famiglia all’interno di un altro nucleo familiare e così l’ISEE rimarrà a zero.

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Può però capitare di aver commesso un errore madornale: sposarsi. In tal caso come si fa se uno dei due coniugi percepisce un reddito mentre l’altro no? La soluzione c’è anche in questi casi disperati. È un po’ drastica perché comporta la separazione. Uno dei due coniugi – quello che produce reddito – manterrà la casa di proprietà mentre l’altro sposterà la residenza da qualche altra parte, magari da un parente che a sua volta non ha reddito (meglio se in una casa concessa in comodato gratuito). Tutto questo formalmente, perché nulla vieta a marito e moglie di continuare a vivere sotto lo stesso tetto, all’insaputa dell’INPS e dello Stato, che invece si vedrà “costretto” ad erogare i fondi. Ovviamente chi dopo aver fatto tutta la trafila lavora in nero avrà un reddito ma figurerà essere nullafacente. Il punto è: basteranno i 780 euro del Reddito di Cittadinanza a far uscire tante persone dal giro del lavoro in nero oppure molti cercheranno di avere il sussidio continuando a lavorare in nero come fanno già adesso con altre forme di aiuti statali?

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