Economia

Facciamo come il Mississippi: il reddito di cittadinanza con l’APP

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Facciamo come il Mississippi. Non saranno contenti nelle frange meno esterofile della maggioranza, ma a quanto pare per il reddito di cittadinanza va sempre più a delinearsi la soluzione Elvis Presley, ovvero quella delineata dal professor Mimmo Parisi della Mississippi State University e che prevede un’app che si può scaricare sullo smartphone e chiamata Mr. Works.

Il reddito di cittadinanza con l’APP: il lodo Mississippi

Parisi è stato presentato di recente da Di Maio su Facebook come l’uomo che permetterà di implementare il reddito di cittadinanza nel Belpaese grazie alle sue skills e al sistema delineato nello stato americano, dove il tasso di disoccupazione è ormai basso anche in una zona da sempre poco dinamica degli Usa: il 4,7 per cento contro il 9,7 dell’Italia. Stefano Feltri sul Fatto spiega come funziona la sua app dal lato dell’utente: “Crea l’account, inserisce i dati, le qualifiche, digita il lavoro che sta cercando, per esempio “contabile”, e trova le offerte. Se è interessato clicca e scopre qual è la sua percentuale di compatibilità. Se è bassa, diciamo 50 per cento, basta un altro clic per richiedere l’appuntamento al centro per l’impiego dove potrà fare la formazione richiesta per candidarsi alla posizione, grazie al supporto di un navigator (un orientatore che gli darà consigli di carriera) e uno psicologo del lavoro che lo preparerà al colloquio e alla gestione dello stress”.

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Luigi Di Maio con le slide di Parisi sul reddito di cittadinanza (Il Fatto, 25 ottobre 2018)

Parisi lavora nel suo centro di ricerca universitario, Nsparc, con oltre 150 persone che maneggiano i dati. Il successo del suo programma, adottato in tutto lo Stato e studiato nel resto degli Usa, è stato possibile grazie al supporto del governatore del Mississippi – oggi Phil Bryant, repubblicano –che ci ha creduto perché ha capito che poteva essere decisivo per la disoccupazione.

L’entusiasmo di Parisi deve aver contagiato anche Di Maio, perché il documento di lavoro promette di risolvere tutto in pochi mesi: il disoccupato – “Mario”, nella presentazione di Parisi –a gennaio-febbraio 2019 si informa sul sito da creare www.redditodicittadinanza.trovalavoro.gov.it, recupera tutti i documenti – incluso l’Isee per la condizione economica – e ad aprile, quando parte il sussidio, li carica sul sito facendo una foto con il suo cellulare, riceve un sms di conferma e due settimane dopo viene convocato al centro per l’impiego per un colloquio che verifica i requisiti e aggiorna i dettagli nella sua scheda nel sistema.

Il reddito di cittadinanza a maggio?

A maggio dovrebbe quindi arrivare la card per il reddito di cittadinanza, just in time, come dicono nel Mississippi e alla Toyota, per l’apertura delle urne alle elezioni europee  dove il beneficiato potrà, se vuole, ricordarsi che nel segreto delle urne Mr. Works ti vede e Stalin no. Cosa può andare storto in questo piano perfetto? Molto, in realtà. Soprattutto partendo dal concetto di boomerang politico, ovvero dell’effetto inatteso di un provvedimento. Sarà praticamente impossibile, ad esempio, che a maggio il portale sia già attivo e pronto a pullulare di offerte di lavoro, perché le Career Opportunities are the ones that never knock, come cantavano i Clash e come sa benissimo chi ha provato a rivolgersi ai sistemi tradizionali e alla fine il mercato del lavoro in Italia, anche raggiunto tramite APP, è diverso da quello del Mississippi.

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Reddito di cittadinanza: come funziona (Il Messaggero, 17 ottobre 2018)

E allora eccolo il boomerang politico: un esercito di percettori del reddito di cittadinanza che però, anche volendo, non riuscirebbero a trovare lavoro con l’app di Di Maio e Parisi semplicemente perché manca la materia prima. E allora come respingere le accuse di assistenzialismo fine a sé stesso? Un’altra obiezione è quella di Feltri sul Fatto:

A oggi, con il Reddito di inclusione (Rei, che sarà inglobato in quello di cittadinanza), il primo passaggio è a livello comunale con una commissione che stabilisce se il beneficiario deve essere mandato a lavorare o se prima è necessario un percorso preliminare fatto di assistenti sociali, servizi sanitari, aiuti contro le dipendenze.

Perché i poveri oggi esclusi dal welfare non sono tanto gli ex lavoratori ora disoccupati, ma persone senza competenze e condannate alla povertà da problemi strutturali, familiari non autosufficienti a carico, tossicodipendenze, disabilità. A loro la super app del job exchange può offrire ben poco.

Il possibile rinvio di reddito e quota 100

E poi c’è il problema più sottovalutato di tutti, oggi, ma che domani potrebbe finire sul tavolo di ogni ministero con una certa urgenza: quello dei provvedimenti che durano fino all’esaurimento dei fondi. Nella trattativa con la UE sulla Manovra del Popolo il ministero dell’Economia e delle Finanze ha paventato la possibilità di tagliare le spese se la crescita dovesse rallentare. Inutile dire che ad onta delle precisazioni della maggioranza su una mirabolante spending review che potrebbe essere messa in atto a giugno (dopo che non si è riusciti a farla per la NADEF…) tutti, quando si parla di spese, guardano al reddito di cittadinanza e a quota 100, i due provvedimenti più costosi.

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I conti della manovra (Il Sole 24 Ore, 17 ottobre 2018)

La Manovra del Popolo di Scorta prevede, come scrive oggi Francesco Verderami sul Corriere, che sul reddito di cittadinanza —prendendo a pretesto il fatto che serviranno mesi per realizzare il testo di legge — verranno dilazionate le risorse,e i nove miliardi previsti per un anno saranno ripartiti in un triennio. Anche l’avvio della riforma pensionistica sarà fatto con un po’ di ritardo rispetto al target di gennaio, in modo da diluirne i costi, e con l’idea che di avviare una prima fase sperimentale. Nell’attesa però ci sarà qualcuno che penserà che anche il reddito di cittadinanza è una di quelle cose che non bussano mai alla propria porta. E ricordarsene nel segreto delle urne. Dove il risentimento ti vede, e il M5S no.

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