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I tre “impresentabili” delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria

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In Emilia Romagna un candidato ha riportato sentenza di condanna in primo grado per la legge Severino che vedrebbe, qualora eletto, sottoposta a sospensione di diritto la carica di rappresentante della Regione. Per la Calabria sono invece due i candidati in posizione rilevante ai sensi del Codice di autoregolamentazione; una terza posizione verrà definita nella giornata di oggi.

I tre “impresentabili” delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria

Sono due esponenti di Forza Italia e uno di Fratelli d’Italia i candidati cosiddetti “impresentabili” secondo la Commissione parlamentare antimafia. Si tratta in Emilia Romagna di Mauro Malaguti di Giorgia Meloni-Fratelli d’Italia che ha riportato una sentenza di condanna in primo grado per peculato con rito abbreviato. In Calabria sono due i candidati rinviati a giudizio con fase dibattimentale in corso: Giuseppe Raffa di Forza Italia-Berlusconi per Santelli, rinviato a giudizio per corruzione in concorso e il cui dibattimento è in corso a Reggio Calabria e Domenico Tallini di Forza Italia-Berlusconi con Santelli, rinviato a giudizio per più fattispecie di corruzione.

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Il presidente dell’Antimafia Nicola Morra ha poi spiegato che nella giornata di oggi si celebrerà l’udienza in rito abbreviato che dovrebbe condurre a una pronuncia della responsabilità penale per un reato di abuso d’ufficio relativamente ad un quarto candidato in Calabria. Per questo verrà divulgato il nominativo di questo candidato nel caso in cui la pronuncia sia di condanna.

Gli impresentabili e la commissione antimafia

Di cosa stiamo parlando? Ad ogni elezione la commissione antimafia analizza le informazioni relative ai candidati e sfoggia, qualche giorno prima delle elezioni in modo che sia del tutto inutile, una lista di persone che violano il Codice di Autoregolamentazione: la Commissione Antimafia ha votato e approvato all’unanimità nel settembre 2014 il regolamento per la formazione delle liste. I quattro articoli che formalizzano l’impegno dei partiti a non candidare persone che siano state o condannate in primo grado o rinviate a giudizio per determinati reati, visto che per le condanne con sentenza definitiva ci pensa la legge Severino. E si è stabilito che le formazioni che intendono comunque candidare queste persone, devono rendere pubbliche le motivazioni. Sempre nel regolamento è previsto che la Commissione verifichi che le liste rispondano a questi criteri. In particolare gli articoli 3 e 4 dicono:
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L’effetto combinato di questa forma particolare di populismo giuridico (la definizione è di Luciano Violante) è che parte un balletto di nomi che va avanti per qualche ora (o giorno) in attesa che la commissione dia i nomi. Oggi Morra dice che il candidato in Emilia Romagna ha riportato sentenza di condanna in primo grado per la legge Severino “che vedrebbe, qualora eletto, sottoposta a sospensione di diritto la carica di rappresentante in Regione”. I due candidati per la Calabria “sono invece in posizione rilevante ai sensi del Codice di autoregolamentazione”. Nel 2015 una querelle infinita accompagnò l’elenco degli impresentabili che doveva essere pubblicato dalla commissione allora guidata da Rosi Bindi, la lista “scomparve” per qualche tempo e poi partì una guerra tra la presidente e Vincenzo De Luca, con minacce di querela senza esito. Oggi è il momento del bis.

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