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Giorgia Meloni contro il referendum per l'autonomia in Veneto e Lombardia (per paura di Soros)

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Giorgia Meloni ha un problema. La leader di Fratelli d’Italia si è accorta solo oggi di essere alleata con un partito che all’articolo 1 del suo statuto ha scritto questa cosa qui: «è un movimento politico confederale costituito in forma di associazione non riconosciuta che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana». Il partito in questione è la Lega Nord, che da qualche tempo sta organizzando – a nostre spese – un inutile doppio referendum in Lombardia e Veneto.

Per Giorgia Meloni l’autonomia apre la porta alla secessione

Del referendum per chiedere a veneti e lombardi se vogliono che le rispettive Regioni chiedano al governo centrale “maggiore autonomia” si parla da qualche tempo, per non dire un anno. Però Giorgia se ne è accorta solo in questi giorni e solo di recente – e dopo quello che è successo in Catalogna – ha scoperto che le finalità del referendum non le sono chiare. Certo, se se ne fosse accorta prima magari avremmo pure evitato che Maroni e Zaia bruciassero 64 milioni di euro. Evidentemente però la Meloni all’epoca aveva altre priorità, non ultima quella di trovare un modo per contendere a Berlusconi e Salvini la leadership del centrodestra.
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Oggi la Meloni, che improvvisamente ha scoperto che partito è la Lega Nord si chiede «è vero che il referendum è sull’autonomia e non sulla secessione, ma qual è la finalità di parte delle realtà che lo sostengono?». Evidentemente negli ultimi vent’anni Giorgia non ha mai avuto la curiosità di sapere quale fosse la finalità di un partito che si chiama “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”. Eppure qualcuno ricorderà che la Meloni è stata ministro di un governo del quale Roberto Maroni era ministro dell’Interno e Luca Zaia era titolare del dicastero per le Politiche agricole. Niente da fare: per Meloni la Patria è una, e lo è sempre stata: «non credo nelle ‘piccole Patrie’ e sono convinta che la Patria, quella vera, sia l’unico argine rimasto alla deriva mondialista e alla globalizzazione incontrollata». Di nuovo: non una parola sullo spreco di soldi pubblici per fare una cosa per la quale sostanzialmente bastava scrivere una lettera al governo. E a Meloni non piace nemmeno la tesi secondo la quale il referendum serve “solo” a chiedere maggiore autonomia fiscale: «Uno Stato unitario ha come riferimento l’unità economica del territorio ed è perciò costretto ad effettuare le scelte di politica economica, industriale, infrastrutturale, trasportistica con una visione nazionale e non locale».

Il grande ritorno del complotto demo-pluto-giudaico in salsa autonomista

Insomma per Giorgia Meloni “aprire il vaso di Pandora dell’interesse particolare può riservare sorprese inimmaginabili”. Una su tutte la dissoluzione della Patria. E Meloni teme soprattutto che questo possa avvantaggiare Sono “i tecnocrati europei, la BCE, gli speculatori finanziari, i lobbisti e il grande capitale” che “preferirebbero avere a che fare con le piccole “Catalogne” di tutta Europa piuttosto che con Stati forti e coesi”. Non a caso la Meloni ha condiviso ieri un articolo dove veniva “spiegato” l’interesse di George Soros – definito “campione del mondialismo senza confini e senza Patrie” a finanziare l’indipendenza della Catalogna donando la fantasmagorica cifra di 27.049 dollari al consiglio per la diplomazia pubblica della Catalogna. Siamo sicuri che se potesse Giorgia Meloni si farebbe promotrice di una consultazione nazionale per dire no a George Soros come quella organizzata dal governo di ultradestra ungherese.
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Le uscite di Giorgia Meloni contro il referendum di Lombardia e Veneto non sono piaciute ovviamene alla Lega Nord ma nemmeno ai dirigenti del suo stesso partito che lassù al Nord appoggiano il referendum autonomista. Vivana Beccalossi, coordinatrice milanese di FdI ha dichiarato a Radio Radicale che “Il referendum del 22 ottobre non centra nulla con la Catalogna e tanto meno parla di secessione, quindi sono proprio due temi che non possono essere messi insieme se non per ignoranza o cattiva fede, e lo dico senza peli sulla lingua: o sei in malafede o sei ignorante“. Succede infatti che tutti gli amministratori di Fratelli d’Italia della Lombardia stiano facendo attivamente propaganda per il Sì al referendum del 22 ottobre.
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E anche altri due esponenti del fronte sovranista – nonché ex compagni di partito della Meloni – come Francesco Storace e Gianni Alemanno (ora nel Movimento Nazionale per la Sovranità) la vedono diversamente. Secondo Storace la Meloni rompe il fronte sovranista mentre per Alemanno la leader di FdI “sta scatenando una infondata crociata contro il referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto, rischia di scatenare una pericolosa guerra tra sud e nord”. I sovranisti italiani, che dovrebbero avere un unico obiettivo comune ovvero la difesa della sovranità nazionale, non riescono a mettersi d’accordo su come farlo. C’è chi va con la Lega e chi invece per paura di Soros ritiene che questo referendum non s’abbia da fare. Ma del resto quando si appoggia (con la Lega) un candidato sindaco farsasi crede a scemenze come il Piano Kalergi risulta difficile riuscire a interpretare la realtà e farsi prendere sul serio.

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