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La difficile posizione di Salvini nel triangolo con Putin ed Erdogan

Il senatore della Lega continua ad invocare la pace e a chiedere al governo di fare qualcosa contro Erdogan. Ma quando parla di Siria Salvini sembra essere colto da amnesie selettive: perché non parla mai del ruolo della Russia del suo amico Putin

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L’esercito turco, sostenuto dalle milizie arabe alleate di Ankara, ha iniziato le manovre di avvicinamento a Kobane in vista di una offensiva la città simbolo della guerra contro lo Stato Islamico liberata nel 2015 dai combattenti curdi dopo mesi di scontri e al prezzo di migliaia di morti. La battaglia che si sta preparando in queste ore si annuncia altrettanto sanguinosa e si ripetono gli appelli alla pace. Nessuno a parte il Presidente turco Erdogan sembra volere la guerra.

Salvini è contro Erdogan e la Turchia

E pure il leader della Lega Matteo Salvini vuole la pace.  Ma lo fa soprattutto per attaccare il governo italiano e l’Unione Europea. Ieri a In Mezzora in più ha ribadito che «non bastano gli appelli alla pace, se uno è al governo interviene senza cedere ai ricatti». Su Twitter ha rilanciato un suo vecchio cavallo di battaglia, quello dell’adesione della Turchia all’Unione Europea (che non è all’orizzonte) e lanciato l’allarme per l’invasione di tre milioni e mezzo di immigrati che potrebbero essere fatti uscire dalla Turchia (ma in realtà molte delle persone che si trovano nei campi vorrebbero far rientro nel loro paese).

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Ma Salvini però dimentica qualche dettaglio. Perché dopo il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria nella regione è rimasta una sola “potenza” mondiale: la Russia che dall’inizio della guerra si è schierata al fianco di Assad. Non certo per ragioni altruistiche o per generosità (che non sono nemmeno le motivazioni degli USA alla base degli interventi militari): in Siria c’è l’unica base militare russa al nel Mediterraneo. E a quanto pare i soldati di Assad ora sono in marcia verso il confine Nord del Paese per respingere quella che a tutti gli effetti è un’invasione. Inutile sottolineare che i movimenti di truppe lealiste nella zona potranno in futuro tornare utili per schiacciare “dall’interno” la resistenza curda. Nel frattempo Putin fa sapere che «Tutte le truppe straniere presenti “illegalmente” in Siria devono andare via. Se il futuro legittimo governo della Siria dovesse dire che non ha bisogno che le truppe russe siano presenti lì, questo riguarderebbe anche la Russia». Va da sé che il futuro governo sarà quello di Assad, che in debito di riconoscenza con la Russia non dovrebbe avere molto da ridire sulla presenza russa.

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In giallo l’area sotto il controllo curdo Fonte

Ci sono però altri elementi interessanti. Ad esempio il tentativo evidente di Putin di diventare l’arbitro degli equilibri nella Regione. La guerra della Turchia contro i curdi lo potrebbe accreditare come l’uomo che è riuscito a fermare il massacro. Non che quando la Turchia bombardava i curdi da oltre il confine durante la liberazione delle città occupate dall’ISIS Putin abbia mai detto nulla. Ma senza dubbio oggi i rapporti tra Mosca e Ankara sono ben diversi da quando il ministro della Difesa russo accusava la famiglia Erdogan di fare affari con il petrolio dello Stato Islamico.

Come l’offensiva di Erdogan contro i turchi avvantaggia la Russia

Ed è assai curioso che poco meno di un mese fa, il 16 settembre, Putin, Erdogan e il Presidente dell’Iran Rouhani si siano incontrati ad Ankara per un incontro trilaterale sulla stabilizzazione della Siria. L’incontro è avvenuto poche settimane prima dell’ordine di Trump alle forze statunitensi di lasciare la Siria lasciando il campo libero a Russia, Iran e Turchia nella “gestione” della fine del conflitto con lo Stato Islamico. Già ad agosto c’erano state ulteriori prove di dialogo tra Mosca e Ankara  sulla gestione dell’area di Idlib, al confine con la Turchia. Qualche tempo prima invece la Turchia aveva accettato di comprare il sistema di difesa antiaerea S-400 di produzione russa. Una decisione insolita per un paese membro della NATO che aveva fatto infuriare Trump.

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Putin con Erdogan e il presidente iraniano Hassan Rouhani al summit trilaterale sulla Siria

Secondo Laurence H. Tribe, docente di legge ad Harvard, è una singolare coincidenza che la decisione di abbandonare la Siria da parte di Trump sia stata data proprio in occasione del compleanno del Presidente russo (7 ottobre). I curdi infatti non rappresentano un “problema” solo per la Turchia ma anche per la Siria di Assad. Far fare il lavoro sporco ad Erdogan consentirà ad Assad di poter riprendere in futuro il controllo del paese.

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Quando i combattenti curdi, fiaccati dagli attacchi turchi e per forza di cose indeboliti nel loro numero, si troveranno a dover affrontare le forze lealiste di Assad potranno opporre poca resistenza. Ed in fondo per Putin è preferibile che a far fuori i combattenti delle brigate YPG/YPJ sia un paese membro della NATO e non l’esercito del presidente Siriano, del quale è alleato. Dal punto di vista diplomatico-militare la questione è tutta in mano ai paesi dell’Alleanza Atlantica. Diverso sarebbe stato se fosse stata la Russia a sostenere un attacco siriano contro i curdi. Di tutto questo il “nostro” Salvini che invoca la pace e fa la voce grossa contro Erdogan non parla. Perché un conto è pubblicare le foto delle strette di mano di Erdogan con Renzi o Conte tutt’altra cosa invece è la foto della triplice stretta di mano con Rouhani ed Erdogan di Putin a siglare un’intesa proprio sulla Siria. E chissà come mai di quella foto e di quegli accordi Salvini non parla volentieri. Anzi tace del tutto.

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