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Di Maio e le telefonate tra Salvini e Berlusconi

Era un’impresa difficile, ma Luigi Di Maio è riuscito a far raddoppiare i voti alla Lega e a Matteo Salvini grazie al Governo del Cambiamento rispetto al 4 marzo, come certificherà il voto del 26 maggio alle elezioni europee anche se attualmente il Carroccio perde voti. Oggi però il vicepremier e bisministro aggiunge un tassello di importanza fondamentale alla strategia della giravolta che lo porta a fare opposizione al suo stesso governo. E punta il dito sulle telefonate tra Salvini e Berlusconi per far cadere il governo.

Di Maio e le telefonate tra Salvini e Berlusconi

Per riuscirci, Di Maio cita un retroscena di Repubblica a firma di Tommaso Ciriaco (perché i giornali raccontano bufale a meno che non raccontino qualcosa che fa comodo):

L’antefatto della rivolta risale a mercoledì scorso, al primo piano di Palazzo Chigi. Nello studio di Giancarlo Giorgetti ci sono tutti, ministri e big della Lega. C’è, soprattutto, Matteo Salvini. Qualcuno tira fuori un foglio A4 con la convocazione della conferenza stampa di Di Maio e Bonafede, diffusa dal gruppo 5S di Montecitorio poche ore dopo le manette in Lombardia. «Alla luce degli arresti che hanno coinvolto anche alcuni politici e dei recenti casi di corruzione emersi…». I ministri sono furiosi. «Vogliono massacrarci – ha detto Gian Marco Centinaio – non vedete quel ghigno quando parlano dei nostri indagati?».

Il leader ascolta, è nero. Ma non offre certezze. Per la prima volta, però, si intravede uno spiraglio. Poche ore prima ha sentito al telefono Silvio Berlusconi. «Non è facile rompere, vediamo il risultato delle Europee – il succo del ragionamento dopo il contatto con l’antico alleato – ma il 27 maggio ho già pronto un ultimatum ai 5S: dobbiamo approvare immediatamente Autonomie, flat tax e Tav, oppure la chiudiamo qui». Tre punti mirati, estratti dai diciassette del “libro nero” antigrillino anticipato ieri da Repubblica.

E allora eccolo su Facebook a minacciare a suo modo l’alleato:

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Come? Rilanciando la legge sul conflitto d’interessi e chiedendo alla Lega di votarla, allo scopo di allontanarla ulteriormente dal Cavaliere. Figliolo, una volta qui era tutta campagna elettorale (cit.).

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