Politica

La giravolta del M5S dopo aver portato l’acqua con le orecchie a Salvini

luigi di maio matteo salvini

Massimo Franco sul Corriere della Sera illustra oggi come il MoVimento 5 Stelle abbia cambiato repentinamente politica in pochi giorni dopo essersi reso conto di come il governo di cui sono azionisti di maggioranza si sia schiacciato sulla linea di Salvini:

Il calo nei sondaggi e nelle ultime elezioni locali viene attribuito alla spregiudicatezza salviniana e alla sua presunta mancanza di rispetto del «contratto». Così, ora la Lega è diventata «pericolosa». Il gioco di sponda con la francese Marine Le Pen e l’ungherese Viktor Orbán sono «una minaccia per Italia e Ue». E pensare che fino a pochi mesi fa, quando si faceva notare che il sovranismo significava più austerità e niente ridistribuzione dei migranti, i Cinque Stelle reagivano quasi con gli stessi toni di Salvini.

Nelle ultime settimane, invece, è avvenuto uno smarcamento vistoso. Si parla perfino della possibilità di aderire, dopo il voto, a un gruppo europeista al parlamento di Strasburgo. «Ci avevamo già provato ma siamo stati esclusi perché verso di noi permane un pregiudizio», viene spiegato ricordando la manovra fallita nel gennaio del 2017. Allora, Beppe Grillo provò a inserire gli eletti grillini nell’Alde, gruppo filoeuropeo di liberali e centristi.

La questione del trasformismo grillino però durerà, ancora una volta, lo spazio di una campagna elettorale:

L’impressione netta è che il Movimento stia tentando una metamorfosi disperata per offrire un’immagine moderata, «meno alla Di Battista e più alla Di Maio». La parola d’ordine è diventata «né austerità né spese folli in deficit»: altra presa di distanza da Salvini. Viene riabilitato perfino il ministro Giovanni Tria, bestia nera grillina, per la sua strategia di tagli strutturali alla spesa. Del ricentraggio sarebbe un indizio anche il «mea culpa»di Di Maio per la richiesta lunare di impeachment del capo dello Stato, Sergio Mattarella, avanzata un anno fa quando sembrava non si riuscisse a formare un governo.

Ma il«mea culpa»è dell’intero Movimento. «Abbiamo pensato di contrastare l ’estremismo culturale e politico di Salvini con il nostro. Errore: noi siamo dei moderati, siamo il centro. Per questo nel 2018 abbiamo preso tanti voti». Rimane da capire quanti elettori riterranno credibile questa giravolta in extremis.

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