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Gregorio De Falco si accorge che il M5S non vuole farlo parlare

gregorio de falco

Gregorio De Falco è uno degli eletti del MoVimento 5 Stelle che ha manifestato perplessità sul Decreto Sicurezza, giungendo alla minaccia di non votarlo in Senato dove i numeri della maggioranza sono risicati. Per tutta risposta si è scatenata una macchina del fango nei suoi confronti e alcune vocine pentastellate lo accusano di non voler restituire i soldi dello stipendio e quindi di star lavorando per farsi cacciare. Balle, visto che le restituzioni sono ancora ferme al palo in questa legislatura dopo gli scandali di quella scorsa. Lui oggi a colloquio con Ilario Lombardo della Stampa spiega la situazione:

«Qui non mi stanno contestando il merito, bensì il fatto che io stia parlando. Ma non mi pare fosse scritto da nessuna parte che sarebbe stato proibito parlare. Anzi, quando mi chiesero di candidarmi mi assicurarono che avrei avuto massima libertà».

Per Di Maio era un simbolo: il comandante che ordinò a Francesco Schettino di risalire a bordo della Concordia che affondava. E ora lei potrebbe scendere dal M5S, cacciato. È deluso?
«Deluso no. Io non me ne vado. Resto nel M5S come resto nella Marina militare, avendo sempre come bussola la Costituzione. Se mi cacciano dirò quello che ho fatto e il motivo per cui sono stato mandato via. Un proverbio dice: puoi costringere il mulo ad andare alla fonte, ma non puoi costringerlo ad abbeverarsi. La fonte è ovviamente il diritto».

I vertici del M5S dicono che lo fa per soldi, che non accetta il taglio dello stipendio?
«Chi sono questi vertici? Io mi sono confidato una volta con Vito Crimi e gli ho chiesto come faceva lui, che pure è separato, con i soldi. Certo che ho problemi, mi sto separando ma non ho mai contestato la regola della decurtazione dello stipendio. Ho solo chiesto un documento che attesti quanto effettivamente prendo, perché al giudice interessa poco l’impegno che ho preso col M5S. Per lui conta lo stipendio intero se risulta quello».

De Falco Schettino

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De Falco, già che c’è, appioppa anche altre due robuste mazzate alla “narrazione” del governo M5S-Lega:

E se metteranno la fiducia?
«Sarebbe sbagliato, come è sbagliato dirci che se votiamo contro è tradimento. Cosa ho tradito? Il programma? Il contratto? La Costituzione? La verità è che ci sono tante questioni aperte nel M5S, Tap, Tav, manovra, fisco… E credete davvero che il governo cada per colpa mia?»

Del condono edilizio cosa pensa?
«Io sono ischitano. Altro che muratori bergamaschi… sono bravissimi a costruire in tre giorni. Sarebbe meglio lasciare perdere i condoni»

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