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Cosa succede il 20 agosto al governo di Giuseppe Conte

giuseppe conte 20 agosto senato 1

Il 20 agosto alle 15 Giuseppe Conte si presenterà in Senato per rendere delle comunicazioni come da lui richiesto dopo l’annuncio della mozione di sfiducia da parte della Lega. Subito prima della seduta d’aula, alle 14,30, si terrà la Conferenza dei Capigruppo che dovrà stabilire i tempi e le modalità del dibattito successivo alle comunicazioni del presidente del Consiglio e in questa occasione sarà possibile presentare risoluzioni.

Cosa succede il 20 agosto al governo di Giuseppe Conte

Nei giorni scorsi è circolata la voce, riportata anche dal Fatto Quotidiano, che il MoVimento 5 Stelle avrebbe potuto presentare una risoluzione di appoggio a Conte sulla questione della Open Arms che risulterebbe invotabile per la Lega, aprendo di fatto la crisi. Non pare però questo l’orientamento grillino, ad oggi. La Lega potrebbe anche astenersi dal presentare risoluzioni, oppure potrebbe presentarne una che apre di fatto la crisi.

 

Dopo che Conte avrà preso la parola ed esposto la sua linea, comincerà il dibattito e si giungerà al voto sulle risoluzioni, che non è un voto di fiducia, a meno che il premier stesso non la ponga, ma costituisce un segnale politico ben preciso. Subito prima del voto Conte ha davanti a sé due opzioni: attende il voto e solo dopo decide il da farsi oppure non attende il voto e va direttamente al Colle per un confronto con il Capo dello Stato o per dimettersi.

Cosa va a fare Conte il 20 agosto in Senato

L’Aula della Camera è invece pronta ad ascoltare Conte il 21 agosto alle 11,30. Il 22 agosto l’Aula di Montecitorio è invece convocata per il voto finale sulla riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari. È evidente che l’apertura della crisi politica farebbe saltare il voto del 22: anche le dimissioni di Conte farebbero saltare il voto. Un altro modo per aprire formalmente la crisi con la sua parlamentarizzazione (finora nessun atto del governo Conte, che rimane pienamente in carica, ha formalizzato la rottura della maggioranza che lo sostiene) potrebbe essere il no di Salvini a una risoluzione a favore di Conte presentata dal M5S. Salvini potrebbe anche votare la fiducia o la risoluzione, guadagnando ulteriore tempo rispetto all’apertura formale della crisi.

salvini conte

Luigi Di Maio ha chiesto alla Lega di ritirare la mozione di sfiducia, di sostenere Conte in aula al Senato e di votare il taglio dei parlamentari. Matteo Salvini ha confermato il suo sì al taglio dei parlamentari e in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha aperto alla possibilità di ritirare la mozione di sfiducia, ma negli ultimi giorni il vicepremier ha anche tentato un riavvicinamento con i grillini che Di Maio, Casaleggio, Grillo, Di Battista & Co. hanno rispedito al mittente. Il Capitano, dal canto suo, ha continuato a ripetere di non avere alcuna intenzione di dimettersi da ministro dell’Interno, come ignorando il fatto che la caduta di Conte certifica anche il suo addio al Viminale.

Gli scenari possibili per la chiusura della crisi

Gli scenari possibili a questo punto sono essenzialmente quattro. Il primo prevede che la Lega ritiri la sfiducia a Giuseppe Conte che così se la caverebbe ancora. Si ricomincia a votare insieme, si ricomincia a governare insieme e poi l’appetito vien mangiando. Può altrimenti nascere un governo di scopo per le riforme: Conte cade, il Colle affida la gestione della riforma costituzionale a un nuovo esecutivo, magari di taglio più tecnico-istituzionale, che vari il taglio dei parlamentari, la legge di bilancio e accompagni il Paese al voto con una nuova legge elettorale. Su quale maggioranza può poggiare un esecutivo del genere? Realisticamente, solo su un nuovo improbabile asse M5S-Lega. Difficile coinvolgere altre forze per dare un taglio più “tecnico”.

scenari possibili

Il terzo scenario è l’apertura a un governo PD-M5S: la sfiducia della Lega a Conte fa decadere la possibilità di votare alla Camera il taglio dei parlamentari. La parola passa al Colle, che dopo le consultazioni potrebbe provare a ripartire dalla maggioranza che ieri al Senato ha votato insieme sull’agenda dei lavori parlamentari: Pd, Leu, M5S. La trattativa non si è mai interrotta e punterebbe a un patto di legislatura. Ma i fatti di ieri certo non aiutano la già non facile chiusura di una intesa. Il quarto scenario: il Quirinale chiude le consultazioni senza trovare nessuna nuova possibile maggioranza, né per un governo di scopo a tempo né per un esecutivo politico che provi ad arrivare alla fine della legislatura. Diventa inevitabile il ritorno alle urne che, a meno di complicazioni nella fase delle consultazioni, dovrebbero cadere nella seconda metà di ottobre, appena in tempo per permettere al nuovo governo di affrontare la legge di bilancio.

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