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La proposta di Salvini su taglio dei parlamentari: cosa dice l’articolo 4 della legge

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Stasera Matteo Salvini si è presentato in Senato per fare la sua ultima offerta prendere o lasciare che non si può rifiutare al MoVimento 5 Stelle: “Facciamo il taglio dei parlamentari e andiamo subito alle elezioni”. Un’offerta a sorpresa che contraddice quanto aveva fatto trapelare il ministro dell’Interno nei giorni scorsi ma che è in armonia con la sua linea su Twitter, dove aveva salutato con il pollicione l’approvazione in terza lettura a Palazzo Madama.

La proposta di Salvini su taglio dei parlamentari e voto subito

In realtà però Salvini forse non si rende conto – o in realtà sa benissimo ma evita di dirlo – che tagliare i parlamentari per andare subito dopo il quarto voto alla Camera alle elezioni è semplicemente impossibile. Proporlo significa prendere in giro gli italiani. Vediamo perché: anche se la legge fosse votata domani mattina, da quel giorno scatterebbe il conto alla rovescia per la richiesta di referendum nei successivi tre mesi. La richiesta la possono avanzare il 20%quinto dei membri di una Camera, 500mila elettori tramite raccolta firme o ancora cinque consigli regionali. Nel caso il referendum fosse richiesto, poi, se ne andrebbero almeno altri due mesi per le procedure connesse.

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Matteo Salvini su Twitter

Non solo, come ha spiegato Avvenire: “Anche se la riforma costituzionale uscisse confermata dal referendum, dovrebbero passare altri due mesi. È la stessa legge che taglia i parlamentari, infatti, a stabilire la sua applicazione «non prima che siano decorsi sessanta giorni» dall’entrata in vigore. A questo punto, a conti fatti, ci si troverebbe più o meno nella primavera del prossimo anno”.

La riforma che taglia 345 parlamentari

Se Salvini vota la riforma, poi, dovrebbe rendersi conto di un’altra cosa: bisogna ridisegnare i collegi elettorali e questa non è un’operazione da poco. Ci vuole del tempo, se ne può guadagnare facendolo partire subito (ma è possibile se la legge non ha concluso il suo iter, mancando il referendum?). Di certo non si può andare a votare il giorno dopo il taglio dei parlamentari. “Si può anche andare a votare senza che la modifica sia applicata alla prossima legislatura per poi essere operativa in quella successiva”, ha proposto il senatore M5S Gianluca Castaldi. Lo stesso Salvini alla fine lo dice: “Ci vogliono cinque mesi per farla entrare in vigore”, dice su La7 ma poi aggiunge: “Nella legge è previsto che vada in vigore nella legislatura successiva”. Precisa che lo dice l’articolo 4. Questo è l’articolo 4 votato:

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L’articolo 4 della legge sul taglio dei parlamentari non dice che in caso di voto la legge va in vigore nella legislatura successiva. Voi a questo punto direte: si potrebbe aggiungere? Ma certo che sì. Solo che a quel punto la legge dovrebbe essere riapprovata in forma identica per quattro letture, due alla Camera e due al Senato. Ma attenzione: in realtà però non è vero che è impossibile andare a votare, in teoria. Perché il piano di Salvini è votare la riforma e poi andare a votare alle elezioni politiche il giorno dopo (si fa per dire: si intende il prima possibile) aver votato del taglio. In quel modo, proprio sfruttando il tempo che deve passare per il referendum, nel momento in cui la legge sul taglio entra in vigore per il parlamento si sarà già votato con le vecchie regole. Tutti avrebbero la possibilità di correre per i “vecchi posti”. Nessun ridisegno dei collegi elettorali sarebbe necessario per questo giro, con il tempo conseguente. Anche se quello che ha detto letteralmente Salvini è sbagliato, il piano in teoria funziona. Nella pratica la data del voto la decide Mattarella, non Salvini. Semplicemente, M5S e Lega tornano a votare insieme qualcosa – e la Lega ritira la fiducia – e poi si vedrà. L’appetito vien mangiando, no?

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