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Il gioco delle tre carte del Comune di Roma con i Rom del Camping River

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Il Piano per il Superamento dei Campi Rom della Capitale è una continua sorpresa a causa della sua mancanza di pianificazione e concertazione con le parti sociali. Dopo aver deciso da un giorno all’altro che il Camping River doveva chiudere e fatto firmare ai residenti un documento – il “Patto di Solidarietà” –  senza però che praticamente nessuna delle famiglie avesse avuto modo di sottoscrivere un contratto di affitto o di inserimento abitativo il Campidoglio non sembra sapere più cosa fare e procede per tentativi. Per il River infatti il Comune di Roma aveva previsto due soluzioni: l’uscita dal campo verso appartamenti in affitto o il contributo per l’acquisto di roulotte e moduli abitativi. Cosa succede se queste due opzioni non hanno funzionato?

Dove andranno a finire i residenti del Camping River?

Al momento però solo una famiglia è riuscita a stipulare un contratto d’affitto grazie all’interessamento dei Testimoni di Geova che hanno raccolto i fondi per la caparra. A quella famiglia però il Comune non ha ancora assegnato il contributo da 800 euro al mese (per sei mesi). Tutti gli altri residenti del campo, oltre 400 persone di cui 187 bambini, sono ancora all’interno del River che dal 30 settembre non è più un campo autorizzato. Temporaneamente però gli abitanti dell’insediamento situato nel XV Municipio possono continuare ad abitare lì. Il problema è che con la fine della gestione affidata alla Cooperativa Isola Verde hanno iniziato a venire alla luce i primi problemi, dovuti soprattutto alla mancanza di manutenzione. Per due volte nelle scorse settimane i residenti del River sono rimasti senz’acqua potabile, acqua che non serve solo per bere ma anche per cucinare, lavarsi e far funzionare i servizi igienici.

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La rimozione dell’unico modulo abitativo portato via dal Camping River qualche settimana fa

Il problema principale però, quello che in teoria avrebbe dovuto essere pianificato e affrontato prima di annunciare la chiusura del campo è dove finiranno gli abitanti del River. La domanda se la devono essere fatta anche al Campidoglio e oggi al River si sono presentati uomini della Polizia Locale, dell’ASL, dei servizi sociali, del SIMU e dell’Ufficio Rom Sinti e Caminanti del Comune di Roma. I residenti hanno fatto sapere a Nexquotidiano che sono iniziati i censimenti dei moduli abitativi. Delle quasi 90 casette infatti 65 sono di proprietà del Comune che oggi ha comunicato l’intenzione di trasferirle in un altro campo. Ad essere spostati non saranno solo i moduli abitativi ma anche i residenti che usciranno sì dal River ma solo per finire in un altro campo Rom.

La denuncia degli abitanti del river: «ci vogliono portare in un altro campo»

Quale? Alcuni residenti sostengono che gli operatori del Comune hanno proposto loro di essere trasferiti a Castel Romano, un campo dalla parte opposta della città dove la situazione igienico sanitaria è disperata e dove le condizioni di vita degli abitanti sono aggravate dalla presenza di malattie come scabbia e rogna, dalla presenza di liquami fognari sgorganti dal sottosuolo e impianti elettrici non a norma. Un’altra possibilità emersa durante i colloqui degli operatori del Comune con le famiglie, ci ha fatto sapere Simonetta Lanciani della Coop. Isola Verde, è il trasferimento al campo di via Candoni vicino a Tor Di Valle. Il problema qui è che il campo non è autorizzato. Il Comune è disposto a spostare i moduli abitativi (perché non è che possono essere attaccati ad una macchina come una roulotte) in un campo abusivo pur di “liberarsi” dei Rom del XV Municipio.

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Una veduta aerea del Campo Rom al River Village [foto via Google Maps]
A quanto pare non più di un mese fa alcune famiglie avevano chiesto al Comune se c’era la possibilità di trasferirsi in via Candoni, dal momento che lì avevano dei parenti. La risposta del Comune all’epoca però era stata negativa. Ora invece sembra aver fatto marcia indietro e deciso di spostare gran parte della popolazione del Camping River in un insediamento dove non c’è nulla. Quattro mesi fa il Comune invece aveva proposto di spostare gli abitanti del River al campo de La Barbuta o de La Monachina, i due campi sui quali il MoVimento 5 Stelle ha deciso di “sperimentare” il superamento degli insediamenti.

Con l’operazione di oggi di fatto il Comune sta smantellando un campo autorizzato per far finire i suoi abitanti in uno abusivo con tutto quello che ne consegue in termini di “contenimento” dell’emergenza sociale. Sicuramente così Virginia Raggi potrà vantarsi (residenti permettendo visto che nessuno sembra intenzionato ad accettare l’offerta) di aver chiuso il River ma nascondere il fallimento del Piano Rom, quel “capolavoro” (secondo Beppe Grillo) che avrebbe dovuto porre fine alla vergogna dei Campi Rom della Capitale. Con buona pace dei progetti di “inclusione” e di “reinserimento” finanziati con i soldi dell’Unione Europea.