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Il Comune di Roma manda un'altra cisterna d'acqua sporca al Camping River

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Domenica i residenti del Camping River festeggeranno le prime due settimane di permanenza nella struttura “superata” da quel capolavoro che è il Piano Rom della giunta Raggi. Dall’amministrazione capitolina è calato il silenzio, in fondo la situazione ormai è risolta. Il campo è chiuso, e quattrocento persone sono rimaste dentro. I problemi però cominciano solo adesso. Per i residenti dell’insediamento, improvvisamente diventati abusivi, e per gli abitanti del XV Municipio che hanno già capito che il campo è una pentola a pressione pronta ad esplodere a causa di un’emergenza sanitaria che già si profila all’orizzonte. Senza dimenticare quella sociale, ma quella non è una novità.

Così il Comune di Roma “supera” il Camping River

L’idea di accompagnare all’esterno gli abitanti del campo di via Tenuta Piccirilli nel XV Municipio aiutandoli con sovvenzioni per l’affitto (o per l’acquisto di una roulotte da mettere in un altro campo) non sta funzionando. Al momento dal Camping River sono uscite poco più di una decina di persone. Tra questi – oltre a 5 adulti che non rientravano nei criteri per ottenere il sostegno economico del Comune – due donne e cinque bambini che hanno trovato posto in una casa famiglia. Anzi, avrebbero, perché visto che nella casa famiglia vivono solo prostitute nigeriani le due donne hanno ritenuto la sistemazione non idonea.

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Le condizioni della pompa del potabilizzatore del Camping River

C’è poi il caso – emblematico – dell’unico nucleo familiare che è riuscito a stipulare un contratto d’affitto. Si tratta di una famiglia composta da due adulti e cinque bambini, tutti Testimoni di Geova, che proprio grazie all’interessamento della comunità religiosa (che probabilmente si è fatta carico del pagamento della caparra) è riuscita ad affittare un alloggio. Del contributo comunale, che dovrebbe aggirarsi intorno agli 800 euro a nucleo familiare per sei mesi non c’è ancora alcuna traccia. Soldi che stando a quanto scritto nella delibera n. 201 del 15 settembre 2017  dovrebbero essere quelli del PON Metro 2014-2020. Se non fosse che quei fondi sono già stati destinati (e messi a bando) per il “superamento” dei campi de La Monachina e de La Barbuta.

Il Camping River è ancora senza acqua potabile

Contestualmente alla “chiusura” del campo -una cosa in grande stile con tanto di rimozione di un modulo abitativo – è finita anche la gestione da parte della Cooperativa Isola Verde che si occupava della manutenzione del sistema di depurazione e potabilizzazione dell’acqua. Perché il Camping River non è allacciato alla rete idrica e quindi per cucinare e lavarsi (e per bere) l’acqua deve essere filtrata e resa potabile. Senza manutenzione la pompa però ha già iniziato a dare segni di cedimento. Tant’è che da qualche giorno la fornitura di acqua potabile è sospesa e razionata per evitare di danneggiare ulteriormente il sistema. Nei giorni scorsi il Comune ha mandato la Protezione Civile con un carico di bottigliette d’acqua e una cisterna d’acqua sporca.

La scena si è ripetuta ieri quando un camioncino, con 400 bottigliette da mezzo litro, è arrivato al campo. Il filmato pubblicato dall’Associazione Nazione Rom documenta la scena: i residenti non hanno voluto che le bottiglie venissero distribuite (il Comune aveva chiesto ad Isola Verde la presenza di alcuni operatori per la distribuzione). Non c’era nessun operatore del Comune, nemmeno un mental coach, a gestire la distribuzione. La risposta degli abitanti del campo è categorica: “un euro per comprare l’acqua ce l’abbiamo“. E volendo si può andare a prenderla alle fontanelle fuori dal campo.

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L’acqua mandata dal Comune di Roma al Camping River

Quella che manca è l’acqua per lavarsi, per cucinare e per i servizi igienici. Detto fatto: arriva una piccola cisterna, piena di acqua sporca, presa non si sa da dove e con dentro i vermi. Non solo non era adatta al consumo umano ma non andava bene nemmeno per lavarsi. Anche perché anche l’acqua per la doccia deve – per legge – essere potabile. I testimoni raccontano che l’autista della cisterna ha impedito ad un ospite di bere l’acqua dopo aver precedentemente detto che era potabile. Non è stato nemmeno possibile prelevare un campione per le analisi.
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Un campione dell’acqua contenuta nella cisterna

 
Stefania Lanciani, Presidente della Cooperativa Isola Verde, spiega che la sua associazione non avendo più i fondi né l’autorizzazione non può più garantire la manutenzione dell’impianto che – prima o poi – è destinato a rompersi definitivamente. Per ora l’unica soluzione è spegnerlo in modo da non “affaticarlo troppo” e provare a trovare altrove i fondi per le riparazioni di fortuna.

Cosa succederà ora al Camping River?

Qualcosa si muove al River: Lanciani racconta che nei giorni scorsi alcuni camper si sono presentati all’ingresso. Ora che il campo non è più autorizzato e gestito c’è chi ha pensato di trasferircisi. Per il momento sono stati fatti allontanare, ma quanto durerà? Ma sarà soprattutto dalla durata della mancanza d’acqua che sarà possibile capire l’evoluzione della situazione. Più a lungo i residenti rimarranno senza acqua più rapidamente le condizioni igienico sanitarie andranno deteriorandosi e il River rischia di diventare il nuovo Castel Romano. Nel campo ci sono ancora 400 persone ma evidentemente per il Comune e per il Municipio a quanto si tratta di un capitolo chiuso.

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La rimozione dell’unico modulo abitativo portato via dal Camping River

Solo e soltanto per i prossimi sei mesi (poi non si sa cosa succederà) potranno essere utilizzati i soldi che dovrebbero essere destinati all’inclusione abitativa (vale a dire al “superamento dei campi”) per consentire agli abitanti del Camping River di poter continuare a vivere temporaneamente in un’altra struttura. E allora perché “chiudere” il River? Probabilmente la Raggi voleva dare un segnale agli elettori del XV Municipio e far vedere che il M5S mantiene le promesse. Solo che il River non è Castel Romano, è appena fuori dal GRA, praticamente in città e sotto gli occhi di tutti. Elettori del M5S inclusi.