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Virginia Raggi e la verità sui migranti a Roma

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Virginia Raggi ieri ha scritto al prefetto di Roma Paola Basilone per chiedere al ministero dell’Interno “una moratoria sui nuovi arrivi” nella Capitale: “Trovo impossibile, oltre che rischioso, ipotizzare ulteriori strutture di accoglienza, peraltro di rilevante impatto e consistenza numerica sul territorio comunale”, era scritto.

Virginia Raggi, i migranti e i soldi per l’accoglienza

La sindaca ha sottolineato la necessità di considerare l’elevata “pressione migratoria cui è sottoposta Roma” nella decisione della dislocazione di nuove strutture di accoglienza. “Per tali motivi, questa amministrazione, in considerazione degli elevati flussi di migranti non censiti, auspica che le valutazioni sulle dislocazioni di nuovi insediamenti tengano conto della evidente pressione migratoria cui è sottoposta Roma Capitale e delle possibili devastanti conseguenze in termini di costi sociali e di protezione degli stessi beneficiari, evitando di gravare, ulteriormente, sul territorio comunale”, conclude la lettera. La tempestività della missiva si presta a varie interpretazioni, non ultima quella di Ellekappa nella striscia di oggi, e anche in considerazione del post pieno di balle pubblicato sul blog di Beppe Grillo a proposito dei rom:

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La striscia di Ellekappa su Repubblica di oggi (14 giugno 2017)

Il Viminale però rivela che la situazione è completamente diversa rispetto a quanto descritto dalla sindaca di Roma. Grazia Longo sulla Stampa fornisce i veri numeri dell’accoglienza a Roma: da essi si scopre che la Capitale è al di sotto della quota stabilita del 2,5 per mille:

In realtà i numeri sono al di sotto dei 7.250 migranti previsti per Roma in base alla quota dei 2,5 ogni mille abitanti stabiliti dalla norma Alfano. Attualmente, sul territorio di Roma, sono ospitati 4.694 stranieri: 2.367 negli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ovvero una rete composta da enti locali e associazioni non governative) e 2.327 nei Cas (i Centri di accoglienza straordinaria della prefettura).
Virginia Raggi però, preoccupata per nuovi arrivi, non vuole più rispettare il piano stabilito dal ministro dell’Interno Marco Minniti per rafforzare «l’accoglienza diffusa, decisamente più utile al sistema perché consente maggiore integrazione e perché lo sforzo viene equamente distribuito e non concentrato in poche città».

I soldi per i migranti e i veri numeri dell’accoglienza

Non finisce qui. Dal Viminale, spiega sempre La Stampa, trapela lo stupore per l’inversione di rotta della sindaca di Roma, a fronte dell’impegno economico profuso dal governo per fronteggiare l’emergenza migranti:

Nelle casse della capitale sono stati infatti versati, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, 2 milioni e 340 mila euro. Si tratta del Bonus Gratitudine di 500 euro a migrante per i Comuni (2600 Comuni su 8000) che hanno aperto all’accoglienza dei profughi. E ancor prima, nell’autunno del 2016, sempre il governo aveva elargito all’amministrazione comunale capitolina un contributo straordinario di mezzo milione di euro.
E ora, nelle stanze del Viminale, le domande che riecheggiano di più sono: Com’è stato speso quel denaro dal Comune di Roma? Perché la sindaca cambia idea proprio ora? Aleggia un ampio alone di perplessità sulla sua lettera, che pare dettata dalla paura di perdere consensi elettorali a causa di una politica dell’accoglienza.

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La distribuzione dei migranti (La Repubblica, 14 giugno 2017)

D’altro canto Virginia Raggi è la stessa Virginia Raggi che insieme all’assessora Baldassarre in un’intervista alle Iene diceva che non si potevano mettere le tende al Baobab perché di immigrati “poi domani ne arrivano altrettanti, e poi altrettanti” – come se parlasse di gatti randagi – e non restava quindi – testuale – “chiudere le quote su Roma, perché Roma non è più in grado di accogliere”. Salvo poi cambiare idea e sostenere l’esatto contrario dopo un’udienza dal Papa.

E il bando del comune per ospitarne di più?


In più, il Corriere della Sera Roma racconta oggi una storiella molto interessante. A dicembre proprio il Campidoglio già grillino ha pubblicato l’ultimo bando, in fase di aggiudicazione in queste settimane, che replicava un sistema già visto: accantonare la proporzionalità inizialmente stabilita tra residenti e migranti («250 posti – imponevano i primi decreti ministeriali per una popolazione superiore a 2.000.001 abitanti») proponendosi per accoglierne moltissimi di più, 2.768 arrivi nel triennio 2017-2019 che, alla fine, si sommano ai 2.581 della finestra precedente, 20142/016. «A titolo di paragone: Milano ha dato la disponibilità per 414 persone, Torino per 460 e Firenze per 89».

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