Fact checking

I veri numeri della clamorosa vittoria del M5S in Sicilia

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«Settecentoventiduemilaecinquecentocinquantacinque. Mi viene pure difficile pronunciarlo senza emozionarmi, senza pensare a cosa veramente significhi questo numero». Così Giancarlo Cancelleri ha deciso di commentare il risultato delle regionali siciliane. Ovvero: avrà anche vinto Musumeci e la sua lista di impresentabili ma il MoVimento 5 Stelle è il primo partito in Sicilia. Il M5S però ha preso circa duecentomila voti in meno di quelli conquistati da Cancelleri e si ferma (si fa per dire) a 513.359 voti pari al 26,7%. Un risultato senza dubbio importante che conferma il radicamento del partito di Grillo e Casaleggio in Sicilia, ma non è tutto oro quello che luccica.

Quanto vale il M5S in Sicilia?

Proviamo ad esempio a fare un esperimento e a guardare quanto il MoVimento 5 Stelle ha guadagnato rispetto alle precedenti tornate elettorali. Se il termine di paragone sono le regionali di cinque anni fa il balzo in avanti è evidente. Nel 2012 Cancelleri prese 368.006 voti e la lista del M5S arrivò al 14,50%. Un risultato senza dubbio eccezionale: il MoVimento 5 Stelle era alle sue prime esperienze elettorali su larga scala e non aveva ancora partecipato alle politiche (che si sono celebrate l’anno successivo). Senza alcun dubbio però paragonare il risultato del 2017 a quello del 2012 presenta delle difficoltà concettuali: il MoVimento i voti di cinque anni fa li ha presi grazie sostanzialmente al lavoro degli attivisti. Non c’erano leader nazionali riconosciuti ad eccezione di Beppe Grillo, che però in televisione non ci andava.
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Nel 2017 la situazione è diversa, Il M5S è uno dei principali partiti a livello nazionale, i suoi leader (Di Maio e Di Battista su tutti) sono sempre in televisione così come quelli dei partiti avversari. Prendere quel 14% nel 2012 è stato sicuramente più difficile che raggiungere il 26% alle regionali del 5 novembre. La campagna elettorale è stata diversa, e per mesi Luigi Di Maio ha accompagnato Cancelleri su e giù per la Sicilia in una campagna elettorale estenuante. L’unica cosa che è rimasta sostanzialmente invariata è invece l’affluenza: nel 2012 è stata pari al 47,42% mentre quest’anno si è fermata al 46,76. Né Cancelleri né il M5S sembrano essere riusciti a portare a termine quella che è una delle missioni principali del partito di Grillo: recuperare il voto degli astenuti e di quelli che “hanno perso fiducia nella politica”.
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Il MoVimento 5 Stelle festeggia perché ha raddoppiato i voti. E se si guardano solo le regionali è certamente vero. Ma non si può fare finta che tra il 2012 e oggi non sia successo nulla. Se si vogliono contare i voti allora perché non provare a confrontare tutte le volte che i siciliani (tutti i siciliani) sono andati al voto? Tutta la Sicilia era chiamata al voto alle politiche del 2013, quando alla Camera dei deputati il M5S prese 842mila voti (pari al 33,6%). E tutta la Sicilia era chiamata a votare alle Europee del 2014, dove il M5S ottenne un risultato simile a quello del 5 novembre: 448mila voti pari al 26,3%. Elezioni senza dubbio diverse: alle Regionali c’è un candidato presidente e le europee probabilmente sono elezioni meno sentite a livello popolare (nel 2014 l’affluenza in Sicilia fu del 42%). Ma chi si interroga sul valore del M5S in Sicilia non può non tenerne conto.

Riccardo Nuti che avrebbe fatto vincere il MoVimento 5 Stelle

Tra coloro che si chiedono come mai il M5S non sia riuscito a vincere in Sicilia c’è Riccardo Nuti. Il deputato palermitato, “autosospeso” per la faccenda delle firme false, ritiene che sia stata persa un’occasione perché la Sicilia doveva diventare la prima regione a 5 Stelle. Secondo Nuti è stato un grosso errore “condurre una campagna elettorale senza i parlamentari nazionali di Palermo”. Insomma: se lui Di Vita e Mannino avessero potuto scendere in campo a fianco di Cancelleri sicuramente il M5S avrebbe vinto.

«Secondo voi – si chiede Nuti – è normale che su 5 parlamentari nazionali di Palermo, il M5S non abbia pensato di lavorare con nessuno di loro quantomeno nel capoluogo di Regione?». La risposta che si dà ovviamente è negativa. Ma evidentemente i vertici del 5 Stelle hanno pensato che Nuti rischiava di finire tra gli impresentabili a causa di quella storiaccia sulle firme false a Palermo. Nuti, che ad agosto ci parlava di un complotto dei partiti che volevano far vincere il M5S in Sicilia, dopo la sconfitta è prodigo di consigli su cosa andava e cosa non andava fatto. Se ad agosto Nuti diceva che i partiti “avevano infiltrato il M5S” oggi scrive che ad incidere sulla sconfitta sono stati i discorsi sull’abusivismo di necessità, la squadra degli assessori incompleta e la decisione di imbarcare Angelo Cambiano. Curiosamente Nuti non ha nulla da dire sul problema della parentopoli grillina. Ne sarà contenta la neo deputata dell’ARS Stefania Campo. La Campo è l’ex assessora alla cultura di Ragusa che si è dovuta dimettere dopo che si è scoperto che il marito era stato assunto da una cooperativa comunale che si occupava della lettura dei contatori. Il suo nome era stato fatto da Ilario Lombardo sulla Stampa che aveva stilato la famosa lista di parenti e portaborse candidati alle regionali tra le fila del M5S.