Politica

Mercato delle vacche: i due senatori M5S a cena con i leghisti dopo il voto sul MES

Dopo il voto con il centrodestra sul MES la coppia Grassi e Urraro viene avvistata a una cena di senatori della Lega in un ristorante dietro palazzo Madama. Tra i presenti, Simone Pillon e l’ex ministro Erika Stefani.

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Ieri abbiamo raccontato dei tre senatori del MoVimento 5 Stelle pronti a passare alla Lega, non avendo votato la fiducia al governo sul DL Sisma. In serata due di loro hanno votato la mozione del centrodestra sul MES. E La Stampa racconta che due di loro, Ugo Grassi e Francesco Urraro, sono stati avvistati a una cena di senatori della Lega:

Ugo Grassi, 55enne docente di diritto civile all’Università di Napoli, uno dei senatori più forbiti dei Cinque stelle, dopo un’argomentata avversione al Mes, ha scandito la frase-chiave: «Constato di non riconoscermi più nelle politiche del mio movimento». Voto in dissenso anche per Francesco Urraro e per Gianluigi Paragone. In dissenso si esprime anche Stefano Lucidi: «Qualcuno ha detto che le elezioni in Umbria sono state un esperimento. Io non mi sento una cavia e neanche un criceto, quindi esco dalla ruota e voto no». Grassi e Urraro hanno poi votato a favore della risoluzione presentata dalla Lega, mentre Grassi si è espresso a favore anche di quella di Forza Italia.

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In serata il timbro finale: la coppia Grassi e Urraro viene avvistata a una cena di senatori della Lega in un ristorante dietro palazzo Madama. Tra i presenti, Simone Pillon e l’ex ministro Erika Stefani. A fine giornata i conti erano chiari: la maggioranza aveva tenuto rispetto al tentativo di “spallata”, la dissidenza pentastellata si è dimostrata di portata limitata, ma ora che la porta si aperta, i capi Cinque stelle devono subito richiuderla. Lo confermano le parole gravi e minacciose di Luigi Di Maio: «Siamo, come ai tempi di Berlusconi, al mercato delle vacche. Se ci sono gli estremi intervenga l’autorità giudiziaria».

La parte divertente della vicenda è che uno dei due senatori avvistati secondo la Stampa alla cena con la Lega quando era in campagna elettorale con il M5S sosteneva che il vincolo di mandato e la clausola da 100mila euro per chi lasciava il gruppo grillino fosse valida. Poi, il 27 settembre scorso, proprio quando erano scoppiati i suoi maldipancia nei confronti dell’esecutivo, cambiò idea e in un’intervista al Mattino dichiarò: «Non lo può fare. Di Maio stia bene attento a invocare l’applicazione della clausola antidefezione da 100mila euro. È in contrasto con l’articolo 67 della Costituzione».

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