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La vera storia del Trattato di Aquisgrana e il nuovo "super stato" franco-tedesco

Giovanni Drogo|

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Il Presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel si sono incontrati ieri ad Aquisgrana dove hanno firmato un trattato di cooperazione franco-tedesca che a 56 anni di distanza dal Trattato dell’Eliseo (sottoscritto da de Gaulle e Adenauer nel 1963) rafforza i rapporti di amicizia e collaborazione tra i due paesi europei. Francia e Germania sono da sempre due paesi chiave dell’Unione Europea e le loro decisioni (ma anche i reciproci veti) hanno storicamente spesso condizionato le politiche comunitarie.

L’asse franco-tedesco che esiste dal 1963

Non stupisce che con l’addio del Regno Unito alla UE, un altro paese membro che ha sempre fortemente inciso sulle scelte della Commissione, i rapporti di forza in gioco avrebbero finito in qualche modo per rafforzare l’asse franco-tedesco, che però non è un’invenzione di ieri ma che è sempre esistito. Il fatto che la maggioranza che attualmente è al governo, e alcuni partiti sovranisti come Fratelli d’Italia, abbiano invece tifato apertamente per la Brexit e si siano avvicinati ai paesi del gruppo di Visegrad – che tentano di opporsi a Francia e Germania con il fine di distruggere l’Unione – la dice lunga sulla lungimiranza strategica della classe politica nostrana.

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Quello di Francia e Germania non è uno schiaffo all’Italia più di quanto non lo siano i continui attacchi di Lega e MoVimento 5 Stelle alle istituzioni comunitarie e ai governi di Francia e Germania. L’ultimo di una lunga serie è la presa di posizione di Di Battista e Di Maio contro il neocolonialismo francese il Franco CFA che “ci riempie di immigrati“. Ma prima abbiamo avuto la politica dei porti chiusi, la continua messa in discussione del Trattato di Dublino (salvo poi sfilarsi al momento di votare il cambiamento) e l’alleanza con quei paesi (Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca) che come Salvini e Toninelli non vogliono migranti ma che hanno un vantaggio: non hanno coste che si affacciano sul Mediterraneo e non si trovano di fronte alla Libia.

Cosa c’è scritto nel Trattato di Aquisgrana

Secondo Giorgia Meloni, una che va a braccetto con Orbán, «il trattato franco-tedesco di Aquisgrana è una dichiarazione di guerra economica, politica e diplomatica all’Italia». Ed è curioso che lo dica una come la Meloni che da anni propone di fermare i flussi migratori con un blocco navale di fronte alle coste libiche. Per i meno esperti di diritto internazionale un blocco navale viene posto in essere da unità militari e sarebbe un atto ostile (tradotto: di guerra) nei confronti della Libia.

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Ma cosa hanno deciso in gran segreto Francia e Germania? Secondo Meloni il Trattato di Aquisgrana sancisce la nascita di un “super stato all’interno dell’Unione Europea” firmato proprio per escludere l’Italia e le altre nazioni europee. La dimostrazione – secondo la leader di FdI – che l’UE è uno strumento nelle mani di Francia e Germania, un po’ come l’euro è uno strumento voluto dai tedeschi per arricchirsi sulle spalle degli altri stati membri. Più prosaicamente il Trattato prevede la difesa comune in caso di attacchi, anche terroristici (e Francia e Germania sono i paesi europei più colpiti dal terrorismo); una maggiore cooperazione transfrontaliera (mentre da noi si minaccia sovente di sospendere o uscire dagli accordi di Schengen); una maggiore integrazione giuridica per uniformare le norme che regolano diritto commerciale e facilitare gli investimenti (da noi invece stiamo ancora lottando contro direttive europee come Bolkestein e quote latte) il sostegno da parte della Francia affinché la Germania ottenga un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ed infine l’impegno a far partecipare ogni tre mesi un ministro al Consiglio dei ministri dell’altro paese.

Che queste cose avvantaggino Francia e Germania è pacifico: è un trattato bilaterale quindi tutti gli altri stati ne sono esclusi. Che la finalità sia quella di prendere il dominio sulla UE è dubbio. Stiamo parlando di una comunità di 27 stati dove le decisioni vengono prese a maggioranza e quindi il fatto che due stati si accordino su come votare non è così rilevante. E già ora i vari capi di governo si accordano tra loro su come votare e su quale linea sostenere. Come ha dichiarato il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk il trattato non rappresenta un alternativa all’Unione Europea ma uno sforzo per rafforzare la cooperazione che non si pone in contrasto con la cooperazione europea.

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Che effetti potrà produrre quindi questo rinnovato asse franco-tedesco? Da un lato è evidente l’intento di fornire un’alternativa alla visione sovranista della UE che si risolve in un ritorno agli stati nazionali “sovrani” magari ciascuno con la propria moneta. Dall’altro l’operazione ha il sapore di campagna elettorale e Macron vuole accreditarsi di nuovo come il simbolo dell’europeismo, una mossa che alle Presidenziali francesi gli ha consentito di arrivare all’Eliseo. Chi si lamenta di essere lasciato fuori “in quanto paese fondatore” dovrebbe però avere il coraggio di guardarsi allo specchio e dire agli elettori che l’idea di Europa che ha in mente è un ritorno al passato. Difficile che ci sia spazio per loro ad un tavolo dove si guarda ad una maggiore integrazione politica.

Foto copertina: grab dal video del dibattito con Macron e Merkel, via Facebook.com

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