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Così M5S e PD obbediscono a Casapound per il Tiburtino III e via del Frantoio

tiburtino municipio frantoio

Ieri i capigruppo di tutti i partiti rappresentati in IV Municipio a Roma hanno approvato la proposta di un Consiglio straordinario per parlare del centro per migranti della Croce Rossa in via del Frantoio, al Tiburtino III. La mozione è stata presentata da Fratelli d’Italia, ma sarebbe ingiusto non dare i meriti della convocazione a chi ce li ha davvero: Casapound.

Così M5S e PD obbediscono a Casapound per il Tiburtino III

È infatti il movimento delle tartarughe a battersi da giorni sul consiglio straordinario al Tiburtino III. Con un dettaglio: lo fa raccontando balle su quanto accaduto nell'”assedio” del 30 agosto scorso.
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Con in testa un grosso striscione “Tiburtino III dice basta” e sventolando bandiere tricolore ieri quelli di Casapound sono entrati in aula: “Chiediamo l’immediata chiusura del centro per migranti di via del Frantoio – spiegano gli abitanti – la situazione è insostenibile. La sera non si può più andare in giro”. A prendere la parola davanti ai consiglieri Mauro Antonini, responsabile Cpi per il Lazio: “Chiediamo un consiglio straordinario su questa vicenda”.

E gli sventurati risposero

E il Partito Democratico e il M5S hanno dato l’ok. Di più: il vice presidente e assessore municipale alle politiche sociali, Rolando Proietti Tozzi, ha detto in Aula: “Ci sono delle grosse responsabilità su Tiburtino III che noi abbiamo ereditato, ma ci impegniamo a renderlo vivibile come anche San Basilio e Pietralata. Noi non abbiamo paura di niente, ci mettiamo la faccia – ha aggiunto – Abbiamo detto che lo sprar sarebbe stato chiuso e lo abbiamo fatto. Abbiamo un progetto. Per fare un bando ci vogliono 8/10 mesi”.
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Tutto questo senza che nessuno abbia avuto il coraggio di segnalare che quanto sta accadendo a via del Frantoio prende le mosse da una campagna finora sbugiardata dalle indagini della polizia. Casapound infatti il 30 agosto ha fatto sapere che “una donna è stata rapita dagli ospiti del centro gestito dalla croce rossa”. E questo nonostante già il 30 agosto si sapesse che un uomo era stato ferito con un’arma impropria proprio nell’occasione della presunta esplosione della bomba sociale al Tiburtino III.

Pamela Pistis: la donna «rapita» a via del Frantoio è indagata per lesioni

Ma c’è di più. Perché Pamela Pistis è accusata di aver infilzato sulla schiena Yacob Misgn con un tondino, un pezzo di ferro di quelli usati nell’edilizia e per questo è indagata per lesioni aggravate dall’uso di un’arma. Ma il pubblico ministero sosterrà anche l’accusa di calunnia, ovvero il reato di chi accusa qualcun altro di aver commesso un reato davanti all’autorità giudiziaria sapendolo innocente. È stato infatti accertato che le contusioni e i graffi sul corpo dell’indagata erano precedenti e non causati dall’aggressione degli altri immigrati del centro. L’unica ferita recente le era stata provocata anzi dal marito con un pugno nel tentativo di strapparla da una eritrea a sua volta aggredita per essersi permessa di aiutare il connazionale ferito.
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Il Corriere della Sera spiega che il ferimento, secondo testimonianze discordanti, sarebbe nato dopo la richiesta di una sigaretta fatta da Pamela all’eritreo e davanti alla risposta negativa di Yacob, la donna avrebbe reagito colpendolo (in un’ulteriore testimonianza a ferire l’eritreo sarebbe stato il nipote 12enne di Pamela). In realtà l’uomo avrebbe solo simulato il lancio di un oggetto per allontanare i ragazzini che lo prendevano in giro.
EDIT: Il M5S Campidoglio prende posizione sul consiglio municipale straordinario spiegando che via del Frantoio è essenziale:

“Il lavoro svolto dal presidio umanitario della Croce Rossa in via del Frantoio, nel Municipio IV, costituisce una risorsa e un valore aggiunto per tutto il territorio. E’ quindi assolutamente incomprensibile e inaccettabile mettere in discussione il servizio e le attività garantite ogni giorno dagli operatori”. Così in una nota l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e la presidente della Commissione Politiche Sociali e della Salute Maria Agnese Catini. “Le difficoltà e i problemi di alcune aree della città non devono, in alcun modo, trasformarsi in strumenti per costruire speculazioni politiche sulla pelle delle persone. Occorre un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, affinché vengano stemperati i toni. E’, infatti, inaccettabile ogni forma di intimidazione o violenza, verbale e fisica”, concludono.