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Via del Frantoio: l'accusa di calunnia per la donna che aveva denunciato l'aggressione

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Pamela Pistis, 36enne del Tiburtino Terzo che aveva accusato gli ospiti del centro d’accoglienza di via del Frantoiodi averla sequestrata ed era stata fiancheggiata da Casapound e altri prima che si scoprisse che l’aggressione era una bufala, rischia anche un’accusa di calunnia. La donna è accusata di aver infilzato sulla schiena Yacob Misgn con un tondino, un pezzo di ferro di quelli usati nell’edilizia e per questo è indagata per lesioni aggravate dall’uso di un’arma.

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Via del frantoio: in questo, come nei racconti degli esponenti di Casapound, non si fa cenno al colpo ricevuto dall’uomo (Foto e status da: Facebook)

La versione della donna che ha sostenuto di non aver mai maneggiato armi anzi di essere stata vittima di un’aggressione dopo essere intervenuta contro il quarantenne eritreo, colpevole di aver tirato sassi ai figli e ai nipoti, di cui uno in passeggino, non ha retto. Per questo adesso, scrive Il Messaggero, la donna, già iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni aggravate, rischia anche la contestazione di calunnia. Il pm Alberto Galanti sta valutando la seconda imputazione. La perizia del medico legale ha confermato che la ferita della vittima è compatibile con il tondino usato dalla donna per colpirlo. E’ stato poi accertato che le contusioni e i graffi sul corpo dell’indagata erano precedenti e non causati dall’aggressione degli altri immigrati del centro. L’unica ferita recente le era stata provocata anzi dal marito con un pugno nel tentativo di strapparla da una eritrea a sua volta aggredita per essersi permessa di aiutare il connazionale ferito. L’arma è all’esame del Ris.

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