Economia

Sorpresa! Lo spread fa aumentare il costo dei mutui, lo dice Bankitalia

È passato qualche mese dal “questo lo dice lei” di Laura Castelli circa il rapporto tra andamento dello spread e mutui e incredibilmente i dati della Banca d’Italia smentiscono l’analisi “tecnica” fatta dalla viceministra pentastellata a Porta a Porta davanti ad un esterrefatto Piercarlo Padoan

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Prima venne il DEF, che spiegò che lo spread non era un un complotto della BCE o di chissà quali poteri forti contro l’Italia del Governo del Cambiamento ma è il termometro della fiducia dei mercati nel Paese. «I rendimenti a cui lo Stato si indebita sono un termometro della fiducia nel Paese e nelle sue finanze pubbliche. Inoltre, essi giocano un ruolo cruciale nel determinare le condizioni di finanziamento per le banche e le aziende italiane» si leggeva nel Documento di Economia e Finanza redatto dal MEF. Ora è il turno del Rapporto
sulla stabilità finanziaria di Bankitalia che certifica che «il differenziale di rendimento con i titoli tedeschi è su valori superiori a quelli prevalenti nei primi mesi del 2018». Alla faccia di chi come Salvini dice che lo spread è tornato ai livelli precedenti.

Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato e l’aumento dei mutui

Ma la Banca d’Italia ci dice qualcosa in più. Vi ricordate di quando Laura Castelli se ne uscì con il suo famoso «questo lo dice lei» rivolgendosi all’ex ministro dell’Economia Padoan? Si parlava della questione dello spread e del suo rapporto sui tassi dei mutui. La viceministra dell’Economia sosteneva che l’andamento dello spread non avrebbe influenzato quello dei mutui. Che è vero se si sta dicendo che non c’è correlazione diretta tra euribor e spread ma che non è così se invece si prendono in considerazione i nuovi mutui. L’aumento del differenziale con i Bund, si diceva già all’epoca della fantastica uscita della Castelli avrebbe potuto spingere le banche ad aumentare il costo dei mutui.

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La viceministra, forse per darsi un tono e rendere più inattaccabile la sua analisi disse che era «circondata dalle migliori menti di questo Paese. No, ecco, tanto per essere chiari: mica lavoro da sola, ho un fior fiore di staff, io». Se si va a pagina 12 del già citato rapporto di Bankitalia però si scopre qualcos’altro. Scrivono gli analisti che «il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato si sta trasmettendo gradualmente al costo dei nuovi finanziamenti». Questo significa che «rispetto allo scorso settembre i margini applicati dalle banche sui mutui a tasso fisso sono cresciuti di quasi 50 punti base, mentre quelli sui mutui a tasso variabile si sono mantenuti stabili». Che tradotto significa che accendere un nuovo mutuo costa di più. Perché? Proprio a causa dello spread. Questo differenziale è dovuto verosimilmente al fatto che le banche hanno la necessità di compensare l’incremento dei costi della raccolta obbligazionaria. Anche se al momento la situazione è ancora sotto controllo qualora il divario di costo tra i finanziamenti a tasso fisso e quelli a tasso variabile continuasse ad ampliarsi «la ricomposizione verso i mutui a tasso variabile potrebbe procedere rapidamente, come accaduto nel 2009, accrescendo l’esposizione delle famiglie ai rischi di futuri rialzi dei rendimenti di mercato».

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E non finisce qui perché secondo Bankitalia anche le banche non se la passano bene. I principali fattori di rischio per gli istituti di credito sono due: l’indebolimento della crescita economica e l’aumento dell’incertezza che incidono in maniera negativa sugli utili e rendono più difficile l’accesso dei capitali. Lo spread rappresenta una minaccia anche per le banche che «rimangono inoltre vulnerabili a evoluzioni avverse del mercato dei titoli di Stato».

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