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Sofia Zago: la malaria presa in ospedale

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Sofia Zago, la bambina uccisa dalla malaria, è stata contagiata in ospedale. Il “mistero” dell’avvenuto contagio, che era stato “risolto” – si fa per dire – da taluni guru accusando addirittura i vaccini, viene chiuso dai risultati delle analisi compiute dai consulenti tecnici per conto della Procura di Trento (l’inchiesta è per omicidio colposo contro ignoti): il ceppo del parassita malarico che l’ha contagiata corrisponde a quello identificato nelle due bimbe del Burkina Faso, ricoverate nel nosocomio trentino quella stessa settimana. Erano appena tornate da un viaggio con la famiglia nel Paese di origine, dove la malattia è endemica.

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Le infezioni ospedaliere nel 2016 (Corriere della Sera, 4 novembre 2017)

Spiega oggi il Corriere della Sera che quindi tutto è accaduto agli Spedali Riuniti di Brescia:

Una procedura medica sbagliata, compiuta durante il prelievo, ha fatto sì che il sangue di una delle due bimbe contaminasse quello di Sofia. Un fatale incidente, dunque, avvenuto tramite un ago utilizzato in modo scorretto. Gli inquirenti stanno per giungere a queste conclusioni sulla base degli accertamenti disposti dalla Procura di Trento, svolti con gran riserbo dai Nas, e dei pareri richiesti a Istituto superiore di sanità e Istituto zooprofilattico del Veneto.
Solo così si può spiegare come mai il ceppo del parassita, il Plasmodium falciparum che ha ucciso Sofia, sia risultato identico a quello delle due ospiti del Burkina, poi guarite e dimesse. Il parassita, infatti, viene veicolato da un individuo all’altro solo attraverso un vettore, una particolare specie di zanzara Anopheles, assente in Italia, tanto più al Nord, come hanno confermato anche gli esami sugli insetti catturati nella zona del nosocomio. È invece teoricamente possibile che una zanzara sia arrivata al Santa Chiara all’interno di una valigia giunta in aereo dall’Africa, ma l’ipotesi è stata esclusa esaminando gli spostamenti della famiglia del Burkina Faso.

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