Cultura e scienze

Cosa succede se a Realiti un neomelodico insulta Falcone e Borsellino sotto il naso di Carlo Freccero

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«Ho il vago dubbio che nessuno abbia visto il programma, che poi era evidente già dai dati d’ascolto». La prende con sportività Enrico Lucci la polemica sul suo nuovo programma Rai. Realiti -Siamo tutti protagonisti è appena alla seconda puntata ma il flop degli ascolti lo ha già fatto spostare in seconda serata (e tagliare da 180 a 90 minuti). Durante l’ultima puntata dello show uno degli ospiti, un cantante neomelodico invitato su uno dei due “troni” per gli ospiti ha rilasciato un’inquietante dichiarazione sui giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il neomelodico che dice che Falcone e Borsellino se la sono cercata

Nella puntata del 5 giugno il programma – che è una specie di talk show misto a reality una specie di Ciao Darwin ma senza le gare nel fango – ha affrontato il fenomeno dei neomelodici siciliani. Si tratta di cantanti siciliani che cantano in napoletano. Leonardo Zappalà, uno che siccome è nato lo stesso giorno di Al Capone si fa chiamare “Scarface”, era stato intervistato ed era in studio a commentare il servizio. Ad un certo punto se ne esce con una frase di quelle che in televisione, su una rete Rai, nessuno pensava di dover sentire: «queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro».

Lucci gli aveva appena consigliato di leggersi la storia dei grandi siciliani. Zappalà aveva poco prima parlato dei suoi idoli, Al Capone e Scarface. Ma Lucci ritiene che gli idoli per un ragazzo non possano essere dei criminali ma degli eroi, come appunto Falcone e Borsellino. Per tutta risposta il cantante neomelodico di Paternò gli ha detto che Falcone e Borsellino se l’erano cercata. Il che è quasi peggio che dire che la mafia ha fatto bene ad ucciderli.

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No kritike solo komplimenti

Lucci però ritiene di aver fatto il suo dovere, perché subito dopo quella frase gli ha detto “studia la storia che tra vent’anni sarai una persona tanto tanto meglio e migliore”. Oggi che montano le polemiche il conduttore spiega: «gli ho citato Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Peppino Impastato e poi, cogliendo l’occasione del 205° anniversario della fondazione dei Carabinieri, gli ho detto di pensare a tutti i carabinieri morti ammazzati dalla mafia. E ho concluso dicendo: “soprattutto pensa ai due nostri grandi fratelli Falcone e Borsellino”». Il cantante non sembra essere rimasto particolarmente impressionato perché appunto ha risposto che i due giudici se l’erano cercata.

Il problema non è Enrico Lucci, è il palinsesto di Rai 2

Bisogna anche essere realisti, Lucci non è il problema. Il conduttore ha fatto solo il suo lavoro, ovvero quello di chi va ad indagare su fenomeni di costume bizzari e mette l’uno contro l’altra visioni opposte della vita e della realtà. Non proprio roba nuovissima, ma a volte funziona. In fondo è quello che succede in qualsiasi altro talk show dove all’approfondimento autori e conduttori privilegiano la rissa. Se non altro Lucci ha avuto la prontezza di replicare subito. Qualche tempo fa a Piazza Pulita Corrado Formigli ci aveva messo un bel po’ per accorgersi di quello che aveva detto un suo ospite sui Rom.

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Il problema è che Realiti va in onda su Rai 2, quindi dovrebbe essere “servizio pubblico”. E così la Rai dopo aver definito “indegne le parole su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino pronunciate da due ospiti della puntata di Realiti” ha avviato un’istruttoria su Realiti. Il presidente della Vigilanza Rai, Alberto Barachini applaude alla decisione dell’azienda: «la condanna da parte della Rai rispetto a quanto accaduto nel corso della puntata del programma ‘Realiti’ e l’avvio di un’istruttoria interna per accertarne le responsabilità sono misure doverose, ma non sufficienti. La grave offesa arrecata alla memoria di due esempi luminosi della lotta alla mafia si configura come un evidente omesso controllo da parte della governance del servizio pubblico, alla quale richiedo formalmente un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni». Sulla stessa linea si sono schierati anche Fabio Trizzino – il marito di Lucia Borsellino, figlia del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992 – che ha duramente criticato il programma riservandosi di intraprendere azioni legali.

 

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Qualcuno potrebbe anche chiedersi come mai un programma del genere vada in onda su Rai 2. Gli ascolti non lo premiano e i contenuti fanno arrabbiare i parenti dei magistrati uccisi dalla mafia. Realiti, così come Popolo Sovrano e tante altre belle novità del palinsesto della seconda rete Rai sono il frutto della mente creativa di Carlo Freccero. Il programma di Lucci è il secondo clamoroso flop della gestione del direttore che ha dichiarato di essere tornato in Rai grazie al M5S e di avere più di qualche simpatia per Salvini. Ma Freccero ha regalato ai contribuenti (quelli che pagano il Canone) anche perle come Povera Patria dove si è discusso di signoraggio o lo speciale (flop) dedicato a Beppe Grillo. Insomma una incredibile serie di insuccessi pagati coi soldi dei cittadini. E ci si domanda se a questo punto Freccero – che ha detto di aver lasciato moltissimi progetti per i palinsesti del futuro nei cassetti della Direzione – non debba invece iniziare a pagare i suoi esperimenti televisivi di tasca propria.

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