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«Chiamo esercito»: lo stop al piano di Virginia Raggi per le buche di Roma

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«Chiamo esercito»: come ai bei (?) tempi di Alemanno stamattina Virginia Raggi già pregustava l’approvazione dell’emendamento alla Legge di Bilancio che prevedeva per l’anno 2019 l’erogazione al Genio Militare di cinque milioni di euro per comprare le macchine asfaltatrici e di 60 milioni di euro al Campidoglio per la materia prima: il bitume per colmare materialmente le voragini. L’esercito per le buche di Roma mostrava così in tutto il suo splendore come anche nella Capitale la situazione fosse disperata, ma non seria. E invece no.

Virginia e le buche di Roma

Per ora l’esercito rimane dov’è. La commissione Bilancio al Senato ha dichiarato inammissibile l’emendamento per il risanamento delle strade della Capitale che assegnava ai militari il compito della riparazione, mentre il Comune avrebbe fornito la materia prima. “Inutile creare allarmi ingiustificati. L’intervento per la manutenzione delle strade di Roma ci sarà e sarà regolarmente finanziato. Stiamo effettuando una semplice correzione formale del testo, che sarà ripresentato a breve e che finalmente aiuterà la Capitale a risolvere l’annosa questione delle buche nelle strade”, rassicura la cittadina viceministra senza deleghe Laura Castelli.

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Ed è un vero peccato che sia stato bocciato perché i militari erano entusiasti. Marco Comellini segretario generale del Sindacato Militari, all’Adn Kronos ad esempio ha confessato che non vedeva proprio l’ora: “Suggerisco un’alternativa: vadano i parlamentari a coprire le buche stradali della Capitale, visto che la giudicano un’opera talmente nobile, elevata e meritoria da scomodare i soldati dell’Esercito”. Di fronte a “questo ennesimo tentativo di snaturare la funzione militare”, bisogna che “i politici si fermino e riflettano – chiede Comellini – L’Esercito difende gli italiani e gli interessi dell’Italia: per questo motivo un ragazzo o una ragazza decidono volontariamente di fare il militare; altrimenti, leviamogli pure le stellette sulla divisa e trasformiamoli in tanti operai che riparano le strade, ripuliscono i muri e ridipingono le facciate dei palazzi. Il Genio militare serve a costruire strade e ponti in condizioni di assoluta emergenza: non è un’Anas-bis…”.

Le buche di Roma riparate con i soldi degli italiani

“Ci troviamo davanti a un errato concetto delle Forze Armate e del loro impiego: certe forzature mi fanno venire subito l’orticaria…”, aveva invece detto il generale Vincenzo Camporini già capo di stato maggiore della Difesa. Il ministero della Difesa guidato da Elisabetta Trenta invece faceva nel frattempo sapere che l’intervento del Genio Militare sarebbe stato limitato a situazioni particolari: “L’esercito interverrà nelle situazioni di emergenza, su quelle strade in cui c’è stata un’altissima mortalità. Perché, come ho detto, noi andiamo a supporto delle amministrazioni dove ci siano situazioni di emergenza riconosciute e richieste di intervento”. “No, non tapperemo le buche – sottolinea -. Daremo supporto alla situazione di emergenza”.

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Buche a Roma, dove interverrà l’esercito (Il Messaggero, 18 dicembre 2018)

Nell’emendamento, a differenza di quanto sostiene Trenta, non si faceva riferimento alle situazioni di emergenza per la mortalità. Così come il piano fatto circolare dal Comune di Roma stamattina indicava come prioritarie le strade più malandate:

I cantieri straordinari si concentreranno nelle strade di grande viabilità e più malandate. Le sorvegliate speciali sono via Casilina e via Cassia. Qui i militari dovranno lavorare sodo per rifarle da cima a fondo. Il Genio si metterà al lavoro con interventi mirati su via Prenestina, via Ardeatina e via Isacco Newton. Questi sono i cantieri programmati e che secondo la giunta hanno priorità assoluta.

L’iter è ancora lungo: bisogna aspettare l’approvazione della manovra innanzitutto e poi il Campidoglio dovrà siglare un protocollo d’intesa con il Ministero della Difesa a cui spetta la scelta degli uomini da mettere in campo e il concreto pagamento della manodopera. Si parla di lavori che ammontano a 240 milioni di euro da cui, in questo modo, il Campidoglio sarà completamente sollevato.

Ma il punto più interessante in realtà è un altro. Il MoVimento 5 Stelle al Senato stava in realtà erogando soldi pubblici (di tutti gli italiani) e fornendo manodopera pagata da tutti gli italiani per risolvere il problema specifico di una città che è sì la Capitale d’Italia – e quindi il suo decoro interessa tutti – ma dovrebbe risolversi i suoi problemi da sola. Invece non ci riesce perché i vari Piani Marshall per le buche si sono rivelati alla fine soltanto slogan per rimediare like su Facebook. Nel 2017, tanto per fare un esempio, come raccontò il Messaggero il Comune di Roma si è trovato in cassa più di mezzo miliardo di euro che non ha speso. Ma non perché ha risparmiato.

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Le strade più pericolose di Roma (Il Messaggero, 4 luglio 2018)

Semplicemente perché a causa degli intoppi più variegati la macchina comunale non è stata in grado di spendere quei soldi tra bandi sbagliati oppure bloccati, gare mai partite oppure ferme nei tribunali. Tra gli interventi previsti e saltati c’erano gli interventi di rifacimento di alcune piazze della Capitale, la sistemazione di vie da anni dissestate come la Salaria e l’ammodernamento del parco mezzi di ATAC e AMA. Con l’emendamento del M5S si saltavano tutti i meccanismi delle gare – “Perché noi a Roma facciamo le gare“, diceva la sindaca quando voleva rimarcare la sua diversità rispetto alle amministrazioni precedenti – per intervenire più in fretta. Piccolo dettaglio: con i soldi di tutti gli italiani. Sarà per questo che alla fine dovrà essere riformulato? O forse ha fatto la stessa fine del piano Marshall dell’assessora Gatta? Ovvero, una brutta fine?

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