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Il piano di Renzi per tornare a Palazzo Chigi

matteo renzi equitalia

Tre scenari, tutti percorribili, e la scelta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il 5 marzo costituirà il redde rationem per Matteo Renzi e il “suo” Partito Democratico, fiaccato dalle liti sulle candidature e pronto a chiedere la sua testa in caso di risultati deludenti. Ma anche il segretario del PD ha in mente un “suo” scenario nel quale il partito potrebbe tornare a essere protagonista della politica italiana anche senza vincere le elezioni. E tutto dipenderà dal Quirinale.

Tre scenari per il 5 marzo

Ci sono tre scenari che potrebbero essere valutati da Mattarella dopo le elezioni. Il primo è quello più probabile: il centrodestra è la coalizione che arriva prima ed esprime più parlamentari pur non raggiungendo la maggioranza in una o in entrambe le Camere: il Quirinale, valutata la situazione, conferisce un incarico esplorativo a una personalità indicata da Berlusconi, Salvini e Meloni che tenterà di rimediare voti per arrivare al magic number. In quel caso per il Partito Democratico c’è l’alto rischio che eletti nel maggioritario o anche nelle liste diano l’aiutino necessario a varare un governo. E la colpa ricadrà su chi ha fatto le liste.

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Il sondaggio di EMG Acqua pubblicato da Il Giornale (23 gennaio 2018)

Il secondo scenario prevede invece che l’incarico esplorativo sia dato al partito di maggioranza e in questo caso sarà il MoVimento 5 Stelle di Luigi Di Maio ad arrivare al Quirinale. In questo caso ogni ipotesi sta in piedi e tutto dipenderà dai risultati delle elezioni, che oggi non si possono prevedere con esattezza: se ci saranno i numeri – che oggi non ci sono – si potrebbe varare un governo che preveda un’alleanza (improbabile) con Liberi e Uguali, oppure i grillini potrebbero volgere lo sguardo a destra e coinvolgere Lega e Fratelli d’Italia nel Patto di Neanderthal. Ma la Meloni ha già detto no a un governo con i grillini e la Lega da sola potrebbe non farcela a fornire i numeri necessari.

Il terzo scenario 

Il terzo scenario è quello che descrive oggi Goffredo De Marchis su Repubblica: può salire al Colle, con un suo candidato premier, il partito che non arriva primo ma esprime il gruppo parlamentare, alla Camera e al Senato, più numeroso, grazie al successo nei collegi maggioritari.

Questa è la scommessa di Renzi. Anche per questo ha voluto fare la voce grossa nella scelta dei possibili eletti, lasciando sul campo esclusi, bocciati, malumori e sospetti. C’è bisogno di un gruppo che lo segua nella difficile partita post elettorale, che dia il via libera alle decisioni del segretario senza troppe polemiche. Ovviamente, un candidato del Partito democratico (lo stesso Renzi’?) andrebbe a cercare i voti di Forza Italia, dei centristi e anche di Liberi e uguali se dovessero servire.

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In questa ottica si comprende la scelta di candidare tanti fedelissimi: perché devono essere tutti disposti a seguire il leader ovunque, anche alla ricerca di un nuovo patto con Berlusconi e Bersani, ovvero i più odiati – attualmente – tra gli iscritti e i sostenitori del PD (più il secondo del primo). E un incarico che non arriverà comunque a Matteo Renzi, nonostante le ipotesi dell’articolo di Repubblica, perché Silvio Berlusconi non accetterebbe mai di dare il via libera a un governo in cui a Palazzo Chigi sieda uno del PD.

Il quarto scenario è l’ecatombe renziana

C’è però anche un quarto scenario. Ed è quello che si basa su un’emorragia di voti drammatica per il Partito Democratico a guida di Matteo Renzi e sulla riscossa delle minoranze. Che a questo punto potrebbero aggregare anche chi ha appoggiato il segretario pure nell’esperienza devastante di candidare i suoi fedelissimi. In quel caso la partita si giocherebbe in direzione, magari mentre il paese va allegramente verso un governo Berlusconi-Salvini-Meloni o Di Maio.

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Il sondaggio Ixé sui giovani (6 gennaio 2018)

E potrebbe costituire davvero la resa dei conti per Renzi e per una strategia che potrebbe rivelarsi fallimentare alla chiusura delle urne. È uno scenario più complicato. Ma l’inizio della campagna elettorale del Partito Democratico impone di tenerne conto.