Politica

Il senso del MoVimento 5 Stelle per la legge elettorale

luigi di maio stampa estera

Una volta per tutte: quale legge elettorale piace al MoVimento 5 Stelle? Mentre ancora non si sa chi andrà a governare il Paese già si parla di un possibile accordo tra Lega e M5S per trovare un’intesa su una legge elettorale con premio di maggioranza in modo da tornare al voto entro un anno. Ieri, dopo la decisione della Direzione PD di non appoggiare un governo a 5 Stelle Luigi Di Maio aveva parlato chiaro «Gli italiani si aspettano responsabilità da chi ha fatto questa legge elettorale, ma assistiamo ai soliti giochi di potere sulla pelle dei cittadini». Il MoVimento 5 Stelle però invece di dirci cosa vuole preferisce raccontare che per colpa della legge elettorale hanno perso, ma non è così.

Il M5S dà la colpa al Rosatellum

La colpa insomma è della legge elettorale che non consente la governabilità del Paese. Insomma senza il Rosatellum oggi avremmo una maggioranza e quindi un governo. Esecutivo che Di Maio naturalmente auspica a 5 Stelle. Tutto bellissimo se non fosse che non è vero che è stata la legge elettorale a non consentire la formazione della maggioranza: come hanno spiegato di recente l’Istituto Cattaneo e Youtrend, anche con sistemi elettorali precedentemente in voga (ancorché bollati di irricevibilità dal M5S, come l’Italicum e il Porcellum) o con i sistemi elettorali di altri paesi il risultato sarebbe stato lo stesso: «Il risultato di queste elezioni è uno stallo per un semplice motivo: i voti si sono distribuiti in modo tripolare. Il che significa che l’elettorato italiano è diviso non più tra due poli ma tra tre schieramenti di primaria importanza.

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Come sarebbe oggi la ripartizione dei seggi alla Camera se si fosse votato con il sistema tedesco [Fonte: YouTrend]
Questo a dire il vero era noto fin dal 2013. Eppure per anni il MoVimento 5 Stelle ha continuato a raccontare la balla che da una parte c’erano loro mentre dall’altra “l’alleanza PD-Forza Italia”. Incredibilmente quell’alleanza non c’è, Forza Italia si è infatti alleata con la Lega ed ha preso il 37%. Il PD invece si è alleato con altri partiti e ha perso le elezioni. Ora come è giusto i due schieramenti principali possono cercare un’intesa per una nuova legge elettorale. E non è un mistero che ognuno speri che la nuova legge possa favorirli. Esattamente la stessa accusa che veniva mossa al PD quando lavorava al Rosatellum assieme a parti del centrodestra.

Tutte le leggi elettorali del MoVimento 5 Stelle

Una cosa è chiara: il M5S come tutti gli altri partiti non ha una legge elettorale preferita. In base ai sondaggi sceglie quella che potrebbe dargli la maggioranza assoluta. C’è stato un tempo in cui i pentastellati dicevano che l’Italicum era un obbrobrio che solo Mussolini osò tanto. Non solo: era antidemocratico. Poi ad un certo punto cambiarono idea, e prima ancora che la Corte Costituzionale potesse esprimersi Danilo Toninelli e Vito Crimi dichiararono di volerne addirittura dueuno per la Camera e uno per il Senato. «Ora ci troviamo con due leggi elettorali tra Camera e Senato molto diverse. Alla Camera è l’Italicum. La nostra soluzione è applicare la stessa legge al Senato su base regionale».

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Il post di Crimi e Toninelli in sostegno dell’Italicum

Gli elettori però forse hanno dimenticato di quando il M5S aveva raggiunto il famoso accordo a quattro con PD, Forza Italia e Lega Nord per l’approvazione della prima versione del Rosatellum. Una legge che il MoVimento 5 Stelle sperava di “tedeschizzare” il Rosatellum (che appunto venne soprannominato con molta originalità: tedeschellum). L’intesa poi saltò come sappiamo a causa del voto su due emendamenti gemelli presentati da M5S e Forza Italia che ha mandato in frantumi la maggioranza. La versione definitiva del Rosatellum si discosta di poco da quella sulla quale il M5S aveva trovato l’intesa con PD e Fi. Eppure per Di Maio la legge elettorale era una truffa.

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In realtà il MoVimento 5 Stelle, ovvero gli iscritti, hanno già votato una proposta di legge elettorale. A maggio del 2017 27.473 iscritti certificati votarono Sì alla proposta di legge del M5S: il proporzionale tedesco con soglia di sbarramento al 5%. Era il cosiddetto “Legalicum” ovvero la legge elettorale rimasta dopo la bocciatura parziale dell’Italicum da parte della Corte Costituzionale che avrebbe dovuto avere un premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) al 35%. Il Legalicum avrebbe dovuto essere esteso anche al Senato dove invece per il doppio effetto della bocciatura della riforma costituzionale Renzi-Boschi e del Porcellum era rimasto il cosiddetto “Consultellum”. Non era però la prima legge “della gente, per la gente” presentata dal MoVimento.

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Nel maggio del 2014 il M5S ne dava l’annuncio. Era nata la legge dei cittadini: «per la prima volta nella storia, una legge elettorale è stata discussa e votata online da decine di migliaia di persone. 8 votazioni, oltre 220 mila voti, e tanti punti importanti decisi da noi: il sistema proporzionalecollegi intermedisoglia di sbarramentopreferenze e preferenze negative». Era il cosiddetto “Democratellum” in base al quale secondo il M5S «una forza politica che ottenga un deciso consenso elettorale potrà  governare anche da sola, senza che sia necessario raggiungere la maggioranza assoluta dei voti. In estrema sintesi sono questi gli obiettivi cui il Democratellum è diretto».

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La proposta di legge elettorale “dei cittadini”

In questi cinque anni il M5S ha avanzato (o appoggiato) diverse proposte di legge elettorale ma la verità è che con nessuna di queste varianti il MoVimento 5 Stelle avrebbe preso più voti o sarebbe riuscito a raggiungere la maggioranza. Per il momento al MoVimento conviene ancora il Rosatellum. Ma appunto, non è la legge elettorale in sé a non funzionare è il fatto che gli elettori sono divisi in tre schieramenti (siamo appunto in un sistema tripolare). Assegnare un premio di maggioranza troppo alto ad una lista (o una coalizione) che raggiunge appena il 35% potrebbe presentare profili di incostituzionalità. Già quando la Corte si espresse sull’Italicum salvando il premio di maggioranza (ovvero il 55%) per chi raggiungeva il 40% ci fu chi disse che lo scarto del 15% era eccessivo.