Opinioni

«Sono un partito di strada e tu ti prendi gioco di me!»

Chissà se pensava a Jack Kerouac ieri Maurizio Martina mentre diceva che il PD doveva essere (o diventare) un partito di strada oppure se si è reso conto che di solito “donna di strada” viene definita una prostituta. Di certo il segretario reggente del Partito Democratico ha le idee un po’ confuse se pensa che riunire la sua prima segreteria a Tor Bella Monaca serva a far credere che un cambio di rotta si sia innestato nella marcia verso la scomparsa. Perché nella politica ci vuole coraggio e la scena dell’Assemblea PD in cui Matteo Renzi va all’attacco di Gentiloni, Minniti, Zingaretti e dello stesso Martina mentre nessuno dei quattro pensa che sia il momento di rispondere nel merito  è la plastica dimostrazione che nessuno ce l’ha.

Infatti, raccontano oggi le cronache, nessuno pare abbia colto il senso dell’iniziativa di Martina in quel di TorBella:

Gli abitanti del quartiere? Non pervenuti. Del resto l’orario sembrava scelto apposta per evitare il contatto con la gente: le due del pomeriggio. L’unica indomita signora che si avvicina, pone una sola e secca domanda al segretario: «Perché arrivate solo ora?». Per il resto non si può nemmeno dire che la popolazione di «Torbella»,  come la chiamano a Roma,sia ostile o indifferente. Semplicemente non c’è.

E se il sarcarmo renziano di Maria Teresa Meli è comprensibile, meno comprensibile è come il PD pensi di ravvivare il suo contatto con il popolo votando il decreto dignità, invitando Di Maio alla Festa dell’Unità o addirittura rimanendo in completo silenzio quando il procuratore Armando Spataro fa sapere di aver chiesto per tre volte all’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando di poter procedere nei confronti di Salvini per vilipendio della magistratura senza ricevere risposta. Mentre si gioca a vestire il pupo con i pantaloni stracciati come se fosse Carnevale, il Partito Democratico non ha ancora avuto il coraggio di decidere quando sceglierà il suo nuovo leader. Ed è un bene, visto che degli aspiranti alla poltrona di segretario nessuno ha dimostrato nemmeno lontanamente di avere le idee chiare su cosa dovrà fare domani. Nell’attesa, il Reggente che non conta niente (semicit.) non sembra però per nulla arrabbiarsi anche se nessuno lo prende sul serio. Il dubbio è che nemmeno se ne sia accorto.

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Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano