Opinioni

Le fregnacce di Manlio Di Stefano sui migranti al Consiglio d’Europa

Oggi il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano era al Consiglio d’Europa per parlare di migranti e immigrazione. Un compito non facile, visto che la già di per sé complicata situazione al largo delle coste italiane è stata ulteriormente aggravata dalle azioni del governo del cambiamento. Come è noto infatti il governo Conte, in primis i ministri Toninelli e Salvini, non hanno saputo fare di meglio che tenere al largo per diversi giorni tre imbarcazioni: la nave Aquarius, il mercantile Alexander Maersk e la nave della Ong tedesca Lifeline.

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Tre navi diverse, una addirittura non è nemmeno di una Ong, con tre storie diverse. Ma Di Stefano non ha tempo per i dettagli, a lui importa piuttosto il contrasto ai trafficanti. Ed è qui interessante notare come al momento nessuna inchiesta abbia stabilito che le Ong sono da equipararsi agli scafisti (questo nonostante il ministro dell’Interno le abbia definite “vicescafisti”). Di Stefano spiega che «Nel momento in cui una Ong nonostante la segnalazione della Guardia Costiera italiana va ad agire in acque territoriali libiche sta di fatto facendo un favore ai trafficanti». Questa affermazione però è tutta da dimostrare. Al contrario quando il sottosegretario agli Esteri dice che «la marina italiana non ha mai escluso la possibilità di attraccare a nessuna imbarcazione che avesse recuperato nelle zone Sar come anche nelle acque italiane migranti in difficoltà» non sta raccontando la verità. Di Stefano preferisce parlare della Lifeline dicendo che il soccorso è avvenuto in acque libiche (pare in realtà a 20 miglia nautiche dalla costa).

Diversamente i salvataggi della Aquarius e della Alexander Maersk sono avvenuti sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana all’interno di una zona SAR sulla quale l’Italia ha assunto da tempo la competenza di coordinare i soccorsi. Ciononostante la nave della Ong SOS Mediterranee ha visto negato il permesso a sbarcare i migranti in Italia mentre il mercantile danese ha dovuto attendere l’esito dei ballottaggi per poter approdare a Pozzallo. Vale la pena ricordare che le aree SAR si estendono ben oltre il limite delle acque territoriali e che se anche i salvataggi fossero avvenuti in quella che alcuni chiamano area SAR libica la Libia al momento non ha un RCC e a dirla tutta il governo libico non ha nemmeno il controllo su tutta la costa (metà circa è sotto il controllo del governo di Tobruk che non è riconosciuto dall’ONU).

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Di Stefano poi tesse le lodi della nostra Guardia Costiera, che ha salvato più di 600 mila vite. Ed è vero, perché senza il fondamentale apporto e sostegno dell’IRMCC e della Guardia Costiera molti migranti sarebbero morti annegati. Le cifre però sono sbagliate. Finalmente anche il governo si accorge che su un totale di 611.411 persone salvate in mare tra il 2014 e il 2017 (quattro anni) solo un sesto è stato soccorso dalle Ong (114.910 persone). Questo significa che, secondo la logica di Toninelli&Co, a fare da Taxi del mare sono state anche altre unità navali; 310 mila migranti sono arrivati in Italia dopo essere stati soccorsi da personale della Guardia Costiera, della Marina Militare e della Guardia di Finanza. Il triplo rispetto a tutte le Ong messe assieme.

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Di Stefano si accorge anche di come il regolamento di Dublino attuale obblighi il paese di primo approdo a gestire le pratiche dei richiedenti asilo. Per il sottosegretario agli esteri è giunto il momento di cambiare questo concetto. Lo ha detto del resto anche il presidente del Consiglio Conte. Eppure Di Stefano dimentica di ricordare che gli eurodeputati del M5S hanno votato contro alla proposta di modifica che eliminava il concetto del paese di primo approdo e sanciva il principio di redistribuzione automatica dei richiedenti asilo (non dei rifugiati, come è ora). A quanto pare oggi, dopo che il M5S ha raccontato che la riforma del regolamento di Dublino era peggiorativa per l’Italia anche Manlio Di Stefano si è reso conto che non è così.

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