Economia

La lettera di Renzi su Banca Etruria (e l'articolo che l'ha invogliato a mandarla)

ignazio visco bankitalia matteo renzi 1

Matteo Renzi ha inviato oggi a La Stampa una lettera sulle crisi bancarie e su Banca Etruria in cui, come suo costume, si difende attaccando. La causa scatenante è stata un articolo di Marcello Sorgi pubblicato ieri dal quotidiano torinese che, secondo Renzi, è “la versione di Bankitalia”, ovvero di Ignazio Visco sulle vicende di cui parliamo. La lettera di Renzi si snoda in cinque punti:

1 – Non è vero infatti che il Governo non sia stato informato per tempo dei commissariamenti delle banche in crisi, a cominciare da Banca Etruria. Ogni passaggio è stato concordato tra Palazzo Chigi e Mef in perfetta sintonia e tutto si è svolto in un clima di piena collaborazione istituzionale con Banca d’Italia. E anche dopo il commissariamento di Banca Etruria, avvenuto nelle prime settimane del 2015, il rapporto tra il Governo e Banca d’Italia è sempre stato corretto come hanno dimostrato i numerosi incontri successivi tenutisi a Palazzo Chigi o in via Nazionale.
2 – Nessuna freddezza legata alle vicende di Banca Etruria, nessuna mancata collaborazione: il Governo, che ha agito in modo concertato e coeso come potrà agevolmente confermare il ministro Pier Carlo Padoan, e la Banca centrale hanno cercato insieme di affrontare le numerose sfide che si sono presentate in quei mesi. Nessun problema istituzionale, dunque. Nessuno.
3 – Il giudizio politico negativo sulla gestione degli organismi di vigilanza, che il Pd ha espresso nelle sedi proprie istituzionali al momento del rinnovo degli incarichi, non prima né dopo, non trae dunque spunto da presunte difficoltà istituzionali ma da una constatazione: le cose non hanno funzionato come avrebbero potuto e dovuto. Il nostro giudizio politico è che in questi anni Banca d’Italia e Consob non abbiano garantito un sistema di controlli efficiente. E i primi segnali che vengono dalle sedute della commissione d’inchiesta rafforzano questa valutazione. Il tempo ci darà ragione, caro Direttore. E lo sanno tutti gli addetti ai lavori, anche quelli che pubblicamente ti danno torto e privatamente ti dicono il contrario. La verità alla fine viene fuori.
4 – Anziché continuare a evocare la vicenda Banca Etruria, su cui pure sarà interessante nelle prossime settimane ricostruire sul serio l’accaduto anziché usarla come comodo alibi per azzerare ogni critica, sarebbe interessante capire che cosa è accaduto nella vigilanza sugli istituti veneti e non solo. E non basterà cercare di scaricare in modo irresponsabile le colpe sui predecessori, più o meno autorevoli, come qualcuno potrebbe immaginare di fare, contro la nostra opinione.
5 – Quanto a me: credo nelle istituzioni. Mai nessuno potrà dire di aver sentito da me parola alcuna su incontri riservati con le alte cariche dello Stato. Ho scritto un libro con molti retroscena, ma non ne troverete nemmeno uno su
gli incontri ai massimi livelli su questi temi. Perché ho giurato sulla Costituzione di adempiere le mie funzioni con disciplina e onore: e io non vi rinuncerò mai, meno che mai per una piccola polemica. Perché rispettare le istituzioni significa evitare di far circolare veline su presunti scontri istituzionali, peraltro inventati di sana pianta.

Renzi, che è davvero irritato, accusa addirittura Bankitalia di parlare troppo con i giornalisti e di dedicarsi a questo invece che a vigilare sulle banche: «Se in questi anni le autorità della vigilanza avessero passato il proprio tempo leggendo meglio i documenti dei loro colleghi anziché parlando coi giornalisti per raccontare discutibili retroscena, probabilmente il mondo del credito e della finanza oggi starebbe meglio».
matteo renzi banca etruria
Il motivo della poderosa incazzatura di Renzi è l’articolo di Sorgi nel quale si spiegano alcune evidenze riguardo Bankitalia e soprattutto si sostiene che la causa della rottura tra Renzi e il governatore Ignazio Visco risiede nell’affare Banca Etruria, e in come fu gestito dal MEF e da via Nazionale:

Su questo le bocche dei banchieri centrali sono più cucite del solito. La logica tuttavia porta a dire che la rottura tra i due avvenne sul caso di Banca Etruria. La procedura per il commissariamento di una banca, che molto spesso è l’anticamera della chiusura o della vendita, è infatti molto rigida. Il Governatore, dopo un’istruttoria basata sulle ispezioni e sulle conclusioni della Vigilanza, quando raggiunge il convincimento che il salvataggio è impossibile, scrive di suo pugno una sorta di sentenza di morte, che viene consegnata personalmente al ministro dell’Economia. Il quale, in completa autonomia, firma il decreto di commissariamento.
Come negli altri casi, anche per Banca Etruria, commissariata nel febbraio 2014 e «risolta», cioè chiusa e affidata in gestione a Ubi Banca nel novembre dello stesso anno, andò così. E Padoan, su indicazione di Visco, firmò senza proferire parola. Non è dato sapere se e quando Renzi fu avvertito, certo non prima delle decisioni. Nel gruppo delle quattro popolari del Centro Italia, quella che destava più preoccupazioni era la Banca Marche, non certo Etruria. Per il premier, invece, era proprio il contrario.

Il punto più cogente della lettera di Renzi è quindi il primo: l’ex premier sostiene che al commissariamento di Banca Etruria si pervenne di concerto tra via XX Settembre e Palazzo Chigi, volendo così dimostrare che nessuno sconto è stato fatto da lui alla banca di cui era vicepresidente il padre di Maria Elena Boschi. Aggiunge Renzi che con Bankitalia hanno continuato a vedersi nelle occasioni istituzionali, ma questo è un modo un po’ furbo per dimostrare qualcosa: non è attraverso gli incontri istituzionali che si dimostra il rapporto più o meno buono tra Renzi e Visco. Infine, sia Visco che Renzi chiamano in causa Pier Carlo Padoan, che però è l’unico che non ha ancora aperto bocca in questa polemica. Quando lo farà avremo qualche elemento in più per capire chi racconta la verità tra i due contendenti.