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Le meravigliose favole di Luigi Di Maio sulla democrazia diretta nel M5S

luigi di maio rousseau porta a porta davide casaleggio - 1

Qualche settimana fa Luigi Di Maio chiedeva la chiusura di Porta a Porta. Coerentemente finché il programma di Bruno Vespa viene mandato in onda Luigi Di Maio non si fa nessun problema a partecipare alla trasmissione televisiva di cui chiede la chiusura. È successo il 9 gennaio ed è successo di nuovo due giorni fa quando Di Maio è andato nuovamente da Vespa. Nell’occasione il Capo Politico del M5S ha fatto debuttare due candidati del partito: il professor Lorenzo Fioramonti ed Emilio Carelli, ex direttore di SkyTg24.

Il MoVimento 5 Stelle è diverso, quindi è meglio!

Dal momento che siamo in campagna elettorale Di Maio e Fioramonti si sono molto prodigati ad illustrare le ricette economiche per salvare il Paese e far ripartire l’economia. Tra queste c’è anche il taglio degli stipendi dei parlamentari, una misura più che altro simbolica se andiamo a guardare a quanto effettivamente ammontano i tagli e le restituzioni dei deputati pentastellati. Come tutti i partiti anche i 5 Stelle promettono mari e monti, taglio delle tasse e più soldi e lavoro per tutti. Tutti ci raccontano di aver trovato le coperture economiche e ci spiegano quanto sarà semplice e indolore attuare il programma. Perché dovremmo credere proprio a loro e non agli altri? La risposta che generalmente si sente dare in questi casi è che gli altri partiti hanno già dimostrato di che pasta sono fatti. Loro invece sono diversi.

Ed è proprio la diversità così tanto sbandierata che desta qualche perplessità. Il portavoce del MoVimento ripetono che le loro promesse sono più credibili perché non le hanno mai fatte. Il che come argomentazione non è proprio rassicurante. Inoltre – spiegano – che è proprio il loro essere costitutivamente diversi a garantire per loro. Onestà e trasparenza, due termini ripetuti ossessivamente che diventano sempre più vuoti di significato. Eppure di contraddizioni ce ne sono anche nel M5S. Grillo fa un passo di lato e separa il suo blog da quello del MoVimento ma al tempo stesso ne rimane il Garante. Di Maio ieri ha detto di essere “il Capo Politico dell’Asssociazione che detiene il simbolo del MoVimento 5 Stelle”. Dimentica di dire che in realtà proprio sulla questione del simbolo pende il ricorso presentato da alcuni attivisti ed ex portavoce del M5S che potrebbe avere un esito clamoroso.

Come funziona Rousseau e che lavoro fa Davide Casaleggio?

Non è nemmeno chiaro chi sia davvero a comandare nel M5S. Il nuovo statuto dà poteri al Capo Politico ma è il Garante ad avere in realtà potere di vita e di morte nel partito. Vespa ha chiesto a Di Maio di chiarire il ruolo di Davide Casaleggio. Secondo la vulgata Casaleggio è solamente il tecnico informatico (nonché il creatore) della piattaforma Rousseau che da “sistema operativo” ora è diventato un semplice sito. Ovvero il sito dove la base del M5S viene consultata principalmente per ratificare le decisioni prese da altri. Ma se Casaleggio è solo un tecnico perché – incalza Vespa – è presente agli incontri con gli eletti, segue il tour elettorale da molto vicino e a dicembre 2017 ha incontrato l’ambasciatrice britannica Jill Morris?
jill morris davide casaleggio
Una scelta irrituale perché generalmente a questi incontri il M5S manda i propri portavoce. Casaleggio non è stato eletto da nessuno degli attivisti ha “ereditato” il suo ruolo dal padre. Secondo Di Maio però la costante presenza del tecnico è giustificata dal fatto che “è un suo buon amico” mentre la visita all’ambasciata britannica si spiega con il fatto che Casaleggio “ha il passaporto inglese”. E non si capisce se questo significa che il figlio del guru è l’unico a saper parlare l’inglese o se Di Maio ritiene che per entrare in ambasciata sia necessario avere il passaporto di Sua Maestà. Secondo Di Maio chi possiede il potere nel MoVimento “sono gli iscritti e le decine di migliaia di persone che votano” su Rousseau. Peccato che Grillo abbia già dato prova di potersene infischiare dei voti su Rousseau e che la gestione delle votazioni sia piuttosto opaca.

La democrazia diretta delle parlamentarie e la nascita del “partito del Garante”

Ad oggi infatti non è ancora dato di sapere quanti voti abbiano preso i candidati inseriti nei listini del proporzionale. Lo si saprà “in settimana”, ma ci si chiede come sia possibile che i risultati di una procedura di voto elettronica arrivino oltre una settimana dopo la chiusura dei seggi virtuali e addirittura dopo che il MoVimento ha reso noti i nomi dei vincitori. Di Maio ha detto il M5S sta mettendo a posto gli elenchi per tutelare la privacy dei candidati e che durante le parlamentarie hanno detto “mi ritiro”.  Per tutti gli altri in teoria si dovrebbe sapere quanti voti hanno preso. Di Maio ha ribadito che “stiamo riorganizzando i dati“, un’espressione assai curiosa.
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Così come è interessante la giustificazione data per motivare le esclusioni di alcuni candidabili. Di Maio ha detto che è prerogativa del Capo Politico (così come in tutti gli “altri” partiti) farlo “sentito il Garante”. Le candidature però sono state vagliate da un non meglio precisato “staff” dell’Associazione Rousseau. Il Capo del M5S  ha spiegato che tra i criteri per l’esclusione c’era anche l’uso di un linguaggio violento. Il che fa sorridere pensando a tutte le volte che Grillo ha chiamato “morti zombie” giornalisti o politici. Ma non è il turpiloquio il problema per il partito nato da un grande vaffanculo di piazza. Come ha detto Di Maio “le persone che utilizzano il Web per offendere” quelle “che offendono la donna” con lui non ci possono stare. E per fortuna che il ruolo del Garante è a vita e non può essere sfiduciato da nessuno. Altrimenti erano guai per il signor Beppe Grillo.