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E alla fine l’Italia blocca con il trucco la vendita di armi in Turchia

L’Italia voleva ottenere un embargo totale che non avrebbe messo in pericolo gli interessi delle aziende italiane e tutelare i contratti in essere. Non avendo ottenuto il primo obiettivo nel Consiglio Esteri, ha ripiegato sul secondo. E lo ha fatto perché le aziende che vendono armi alla Turchia sono di fatto delle controllate dello Stato

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L’Italia alla fine blocca la vendita di armi alla Turchia con il trucco. A Lussemburgo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha annunciato che Il governo italiano varerà un decreto interministeriale per bloccare l’esportazioni di armi alla Turchia, ma si tratta dello stop “ai prossimi contratti e ai prossimi impegni”, come ha precisato lui stesso a margine del Consiglio Esteri.

L’Italia blocca con il trucco la vendita di armi in Turchia

Stamattina avevamo parlato di come Conte, Di Maio e il Partito Democratico avessero chiesto a gran voce il blocco della vendita delle armi in Turchia in un modo abbastanza curioso: invece di agire come hanno fatto, tra gli altri, Francia e Germania le istituzioni italiane chiedevano ad altri (ovvero all’Europa) di muoversi. Questo perché l’Italia voleva in primo luogo ottenere un embargo totale che non avrebbe messo in pericolo gli interessi delle aziende italiane (se viene bloccato l’intero export, nessuno in Europa ci guadagna era il ragionamento – sbagliato, perché nel mondo ci sono altre aziende concorrenti) e in secondo luogo tutelare i contratti in essere. Non avendo ottenuto il primo obiettivo nel Consiglio Esteri, ha ripiegato sul secondo.

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Il mercato globale degli armamenti e la posizione dei principali paesi esportatori a livello mondiale Fonte: SIPRI 

E, bisogna dirlo forte e chiaro, lo ha fatto perché le aziende che vendono armi alla Turchia sono di fatto delle controllate dello Stato. Quali sono le aziende italiane che vendono armi alla Turchia? Secondo la Rete Italiana per il Disarmo le forze armate turche dispongono di diversi elicotteri T129 ATAK (61 gli esemplari venduti nel 2010) prodotti dalla TAI, la Turkish Aerospace Industry. Si tratta di elicotteri da combattimento che sono di fatto una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani di AW129 Mangusta di Agusta-Westland, una società che fino al 2015 era controllata da Finmeccanica e che dal 2017 è entrata a far parte della divisione elicotteri di Leonardo. Il maggiore azionista di Leonardo è il Ministero dell’Economia e delle Finanze al cui interno oltre ad Agusta-Westland sono confluite anche altre società specializzate nella produzione di armamenti come Alenia Aermacchi e la storica OTO Melara.

Gli affari di Leonardo in Turchia

Alenia Aermacchi, sempre secondo i dati della Rete Disarmo, ha venduto alla Marina turca gli ATR72-600 TMUA (acronimo per Turkish Maritime Utility Aircraft). Si tratta di aerei multiruolo per il pattugliamento che nella versione turca è chiamato Meltem III. Il primo esemplare di TMUA è stato consegnato nel 2013. La Marina Turca – si legge sul sito di Alenia Aermacchi «ha ordinato un totale di otto esemplari di ATR72, due in versione TMUA e sei in versione da pattugliamento marittimo e per la lotta antisommergibile, denominati ATR72-600 TMPA (Turkish Maritime Patrol Aircraft)». Alenia prevedeva di consegnare il primo TMPA nel febbraio del 2017 e di completare la fornitura entro il 2018.

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Leonardo, che nel 2017 era il nono player a livello globale per la vendita di armamenti dopo i colossi americani, il consorzio Airbus e la francese Thales, in Turchia avrebbe dovuto vendere 30 F-35, il caccia multiruolo di quinta generazione che ha fatto tanto discutere il M5S. La commessa però si è interrotta quando nel luglio scorso Ankara ha deciso di acquistare il sistema di difesa antiaerea di fabbricazione russa S-400. Una decisione che ha spinto gli Stati Uniti a far uscire la Turchia dal programma F-35 (era previsto l’acquisto di almeno 70 velivoli) interrompendo l’addestramento dei piloti turchi. La ragione è che integrando il sistema S-400 all’interno del sistema di difesa NATO i russi avrebbero potuto essere in grado di “leggere” i tracciati radar del F-35 che è dotato di tecnologia stealth. Sempre Leonardo partecipa ad una commessa militare che prevede la fornitura di 30 elicotteri T129 da parte di Turkish Aerospace al Pakistan.

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Leonardo, che ha un ufficio ad Ankara, cita il T129 come uno dei principali esempi di partnership commerciale con la TAI. Altri sono lo sviluppo di sistemi integrati di sorveglianza marittima. la fornitura di radar alle forze aeree e la fornitura di trenta cannoni navali Otobreda 76/62 trentacinque Otobreda 40/70 alla guardia costiera e alla marina militare turca. Anche l’italiana Beretta ha rapporti con la Turchia. La controllata Stoeger produce ad Istanbul fucili e pistole, nel 2005 ha ottenuto la licenza alla produzione di armi dal Ministero della Difesa mentre nel 2002 la Beretta ha vinto una commessa per la fornitura di 40.000 pistole modello 92 alla Polizia turca. Infine, c’è da ricordare che le commesse al nostro Paese dalla Turchia sono già diminuite drasticamente dal 2018 – che contava 70 autorizzazioni per oltre 362 milioni di euro – al 2019: al 30 settembre sono in atto 57 autorizzazioni per poco più di 49 milioni di euro. Negli ultimi anni le importazioni di armi sono passate dall’80 al 35 per cento. “Per me era importante che l’iniziativa fosse europea perché in questo modo tutta l’Europa si mette in una posizione di pari condizioni nei confronti della Turchia, in modo che nessun Paese ne risenta più di un altro. Tutti insieme lavoreremo al blocco dell’export delle armi e ho detto anche a Federica Mogherini, che coordina e presiede i lavori, che ci sarà bisogno nei prossimi consigli europei di fare uno screening dell’applicazione di questo impegno in ogni Stato. Questo è importante perché ognuno di noi si è impegnato”, ha concluso Di Maio. Confermando che il problema non era la posizione di principio ma la concorrenza.

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