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I sovranisti sono fatti così: ti promettono l’uscita dall’euro e ti danno l’Inno Nazionale autarchico

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Si fa presto a dire sovranismo. Uno pensa che sia sufficiente andare in televisione a parlare di sovranità nazionale, difesa dell’italico suol, uscita dall’euro e revisione dei trattati europei a partire da quello di Maastricht (ma non dimentichiamoci Dublino) affinché la magia si avveri. Ma nel mondo reale non funziona così e minacciare sfracelli contro i filoimmigrazionisti turbosorosiani al massimo sortisce l’effetto di vendere qualche copia in più dei propri libri.

La nuova Rai di Marcello Foa verso il sovranismo 

A otto mesi dall’insediamento del governo più sovranista d’Italia la maggioranza gialloverde non è riuscita a mantenere una promessa che fosse una. L’Italia si è fatta scrivere la manovra da Bruxelles, con tanti saluti al 2,4%, diventato per motivi di marketing un ridicolo 2,04%. L’Internazionale Sovranista dei paesi di Visegrad (e affini) ha fatto sapere in modo chiaro che non ha alcuna intenzione di pagare per il sovranismo italiano (e tanto meno per la ripartizione dei migranti). Ecco quindi che il sovranismo, così fieramente sbandierato in mesi di campagna elettorale e di talk-show è costretto a ritagliarsi un misero spazietto solo grazie alla Rai.

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Lo slogan pentastellato “fuori i partiti dalla Rai” al momento è completamente disatteso. In compenso abbiamo già avuto modo di ammirare lo spettacolo del signoraggio bancario e una graziosa polemica sulla neo-sovranista Maria Giovanna Maglie in procinto di approdare a viale Mazzini. Ma da qualche parte bisognerà pur iniziare a riprenderci la nostra sovranità. Il Presidente Marcello Foa ha deciso di scendere in campo riportando in Italia il nostro Inno Nazionale.

L’Inno Nazionale autarchico che piace ai sovranisti

In che senso? Su Radio1 all’apertura e alla chiusura del canale (rispettivamente alle 4:58 e alle 23:58) viene trasmesso ogni giorno l’Inno di Mameli. Dal 2014 e fino ad inizio gennaio si poteva ascoltare la registrazione effettuata dalla Berliner Philharmoniker di Berlino diretta dal Maestro Claudio Abbado (ed eseguita nel 2001 all’Auditorium di via della Conciliazione a Roma). Una scelta questa che ha causato in questi anni parecchi malumori sul fronte sovranista, incapace a quanto pare di cogliere l’ironia di un’orchestra tedesca condotta da un italiano e invece assai desiderosa di un’esecuzione autarchica (magari con strumenti tutti costruiti in Italia).

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Ecco quindi che la nuova Rai del Cambiamento ha deciso di utilizzare una nuova registrazione, quella della versione diretta dal maestro Fabio Luisi ed eseguita dall’Orchestra sinfonica nazionale della Rai registrata nell’Aula di Palazzo Madama il 16 dicembre 2018. Nel darne l’annuncio il presidente della Rai ha spiegato che «si è voluto così valorizzare e promuovere un Inno nazionale interpretato in modo splendido e con autentico trasporto nell’emiciclo di una delle due Camere. Una decisione che è al tempo stesso un riconoscimento del valore della nostra orchestra e un segno tangibile di rispetto e vicinanza verso le massime istituzioni del Paese». Non è questa la sede per stabilire quale sia la versione più bella (qui la versione di Abbado qui quella del Senato), quello che è interessante notare è che per la nuova dirigenza l’Inno di Mameli eseguito dai Berliner era troppo “straniero”. C’era voglia di un Inno d’Italia 100% Made in Italy. Speriamo si sia verificata almeno la nazionalità dei professori d’orchestra fino alla quarta generazione (trivia: non sono tutti italiani). Non si sa mai che succeda come quei prodotti di abbigliamento che diventano Made in Italy solo perché qui ci viene appiccicato sopra il marchio ma che in realtà sono prodotti in Cina.

Foto copertina via YouTube.com

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