Opinioni

Un bel guaio per Di Maio e Salvini: il sovranismo piace alle destre solo se è gratis

La geniale strategia internazionalista suggerita da Steve Bannon a Capitan Salvini per il lancio di una candidatura unica patridiota alle Europee del 2019 rischia di fare una brutta fine per aver trascurato un particolare: il sovranismo piace alle destre xenofobe solo se è gratis.

E sì, perché fin quando si tratta di parlar male dei migranti, di caldeggiare campi di concentramento in Libia, blocchi navali, barconi che affondano, i neonazisti francesi, tedeschi e olandesi sono tutti lì che applaudono: non appena, invece, capiscono che il fine ultimo della cagnara gialloverde è avere quel 1,5% di deficit in più per mandare in pensione i dipendenti della municipalizzata di Brembate di Sotto, si incazzano e ci mandano a stendere.

Ha cominciato qualche giorno fa il Sebastian Kurz facendo notare che l’Austria non ha nessuna voglia di accollarsi i problemi italiani; ha continuato ieri Alice Weidel, leader del partito di estrema destra tedesco AFD, parlando esplicitamente di “manovra folle a spese dei tedeschi” e cavalcando i molti media tedeschi che da qualche settimana criticano esplicitamente di “ricatto italiano”. Bocciature senza appello della nostra politica economica, che fanno tra l’altro trasparire senza troppi problemi la reale opinione che ha sempre avuto l’estrema destra germanofona dei popoli mediterranei: gente poco seria, pigra, inaffidabile, incapace di mantenere le promesse, che ama o’ sole, o’ mare e a’ pizza co a’ pummarola ‘ncoppa.

salvini di maio

Curiosamente, al contrario di quanto accaduto ogni volta che un Juncker o un Moscovici hanno profferito parola sull’Italia, quando i sovranari sono subito corsi a precisare che trattavasi di soggetto “non eletto™”, questa volta Salvini e Di Maio hanno fatto finta di niente. E, a ben guardare, lo stesso hanno fatto i vari bulli no-euro: nessun difensore dell’italico blasone, nessun indignato, nessun intellettualino in cerca di posto in Rai che abbia sentito il bisogno di gridare alla congiura plutocratica o menarla da sinistra col “grazie a queste dichiarazioni Salvini governerà vent’anni”. Tutti zitti, tutti muti, tutti sull’attenti.

Perché la verità è sempre la stessa, e vale ancora una volta la pena ribadirla: i gialloverdi non hanno alcuna strategia, non sanno cosa fanno e non sanno perché lo stanno facendo; guardano il numero delle condivisioni dei post, i like, i re-tweet, i sondaggi, ma non hanno la più pallida idea delle conseguenze materiali delle proprie azioni, infoiati come sono dalla prospettiva di stravincere le elezioni europee.

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Anche qui però abbiamo un problema. Sia Di Maio, sia Salvini hanno più volte lasciato intendere che la strategia di questo Governo è mirata a “resistere” fino alle europee proprio perché si spera che i nuovi equilibri all’interno di Parlamento e Commissione possano essere favorevoli alla linea venezuelana inaugurata con la finanziaria 2019; e questo perché si crede che i vari partiti anti-establishment presenti in Europa possano rivelarsi in qualche modo solidali con l’Italia a guida patridiota. Ma così, almeno ad ascoltare Weidel e Kurz non sarà.

O meglio lo sarebbe se e nella misura in cui la nouvelle vague del Salvimaio si limitasse al “No Invasione”, mentre appare evidente, ai limiti della banalità, che appena si toccano i soldi la musica cambia. E del resto perché Weidel o Kurz dovrebbero andare presso il proprio elettorato, xenofobo, anti-europeista, nibelungo, a chiedere solidarietà per i disastrati conti del nostro Paese o per mandarci in pensione prima? Che interesse avrebbero a farlo? E che interesse avrebbe quella Marine Le Pen – che oggi è ben felice di farsi fotografare con Salvini visto che le presidenziali francesi sono tra sei anni – a chiedere ai francesi di finanziare le nostre grandi campagne di redistribuzione by condono fiscale?

Nessuno. Per paradosso anzi, i migliori alleati della nostra politica estera votata all’elemosina potrebbero essere proprio quei partiti “tradizionali” (PPE e PSE) che tutto sommato sino ad oggi hanno accettato di negoziare spazi di flessibilità sul deficit italiano, subendo per proprio questo la campagna elettorale ostile delle varie destre anti-europeiste. Che Salvini e Di Maio, furbamente, hanno scelto come soli e unici alleati.

In copertina: vignetta di SZ

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