Rassegna Stampa

Il sindaco leghista di Ferrara smentisce Salvini: “Accoglieremo donne, bambini e uomini afgani”

Alan Fabbri è d’accordo con Beppe Sala, Virginia Raggi e Giorgio Gori sull’accoglienza di chi fugge dai territori dell’Afghanistan

Alan Fabbri

È arrivato il momento di mettere da parte la propaganda elettorale, perché le storie e le immagini che arrivano quotidianamente dall’Afghanistan stanno aprendo gli occhi sulle sofferenze di un popolo che dopo aver sognato la normalità è sprofondato nuovamente in quelle paure, quei timori e quelle violenze che si sperava fossero state superate. E mentre da una parte c’è il leader del Carroccio, Matteo Salvini – che continua a propagandare fornendo anche una sua idea di “famiglia tradizionale afgana” – dall’altra c’è uno dei nomi simbolo della Lega che parla di solidarietà e accoglienza. Si tratta di Alan Fabbri, sindaco di Ferrara.

Alan Fabbri, il sindaco leghista che smentisce Salvini sull’accoglienza degli afgani

In passato, il primo cittadino della città estense (eletto nel 2019) si era reso protagonista di alcune iniziative comunali nel segno della discriminazione al classico grido leghista “Prima gli italiani”, declinato in base alla città di riferimento. Dalle case popolari (su cui ha dovuto fare un passo indietro), fino ai buoni spesa. Oggi, evidentemente, le storie e le immagini che arrivano da Kabul e dintorni lo hanno spinto a una riflessione molto più approfondita e meno propagandistica. In un colloquio con il quotidiano La Stampa, infatti, ha dichiarato:

“Credo sia in corso una lotta di civiltà tra quello che può essere l’Afghanistan libero e quello attualmente soggiogato dal regime talebano. In questo scontro, non possiamo mettere la testa sotto la sabbia”.

Certo, in un passaggio del suo intervento ha anche detto che tra gli afgani in fuga dai talebani e gli altri migranti che arrivano sul suolo italiano ci sarebbe qualche differenze. Secondo lui, infatti, le condizioni di vita degli “altri” non meriterebbe lo stesso tipo di “accoglienza”. Ovviamente, però, ci sono storie e storie di chi fugge dal proprio Paese per via di tutte quelle guerre civili – in particolare nel’Africa Centrale e Settentrionale – di cui si parla troppo poco. Sta di fatto che, almeno su questo tema, sembra che l’ideologia elettorale possa essere messa da parte, arrivando a maturare la stessa posizione espressa da altri sindaci: da Beppe Sala a Giorgio Gori, fino a Virginia Raggi.

“I diritti umanitari sono di tutti, uomini, donne e bambini. E se daremo loro una risposta in ritardo, la storia non ci giudicherà positivamente”.

Un pensiero di gran lunga differente rispetto a quello del segretario del suo partito, che è riuscito a trovare differenze anche parlando delle famiglie afgane. Una boccata d’ossigeno anche in quel partito.

(foto Mario Romano/IPP)