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Case popolari “prima agli italiani”? Il tribunale di Ferrara sconfessa il sindaco leghista Alan Fabbri :”Deve cambiare il regolamento”

Bocciato il regolamento fortemente voluto dall’amministrazione a trazione Lega. Ora si dovranno riscrivere i paletti delle graduatorie cancellando criteri discriminatori

Case popolari a Ferrara

Case popolari a Ferrara al grido di “Prima gli italiani”? Non si può fare. Lo ha deciso il Tribunale di civile della cittadina emiliana dopo il ricorso presentato da due cittadini in merito al regolamento firmato dall’amministrazione leghista guidata dal sindaco Alan Fabbri. Adesso, come recita la sentenza, quelle regole andranno riscritte per non lasciare spazio alla discriminazione sull’assegnazione di alloggi popolari.

Case Popolari a Ferrara, il tribunale boccia il sindaco leghista Alan Fabbri

Secondo il giudice, infatti, l’amministrazione Comunale deve stabilire “nuovi criteri e punteggi” oltre ad “adottare procedure più idonee” per l’accesso al bando e alla graduatoria per le case popolari a Ferrara. Perché la giunta guidata da Alan Fabbri – diventato sindaco nel 2020 – aveva approvato un regolamento che dava un punteggio più alto a tutte quelle persone che abitano nella città da almeno tre anni. E non si richiedeva solamente una storicità nella residenza, ma anche altra documentazione richiesta solamente ai cittadini stranieri. Per accedere al bando, infatti, si doveva procedere “tramite la produzione dei certificati rilasciati dal Paese straniero corredati di traduzione in lingua italiana autenticata dall’ autorità consolare italiana che ne attesti la conformità all’originale”.

Il sindaco di Ferrara non ha preso benissimo la sentenza del tribunale civile dalla sua città e su Facebook si scaglia contro la decisione del giudice utilizzando il classico cliché: fiducia nella magistratura, ma solo quando non si boccia una mia mozione.

“Pensate che una di queste non rispetta nemmeno il requisito di 3 anni di residenza della Regione Emilia Romagna. Ma pretende un alloggio popolare. Sì, perché dopo anni di Partito Democratico non vedono più l’ingiusta graduatoria che, nei fatti e nei numeri, ha sempre penalizzato e discriminato ferraresi e italiani. La fiducia nella magistratura resta, ma il giudice faccia il giudice nella sua aula di tribunale, io continuerò a fare il sindaco in strada, ascoltando quotidianamente i bisogni reali dei cittadini e agendo con buonsenso”.

Ma la sentenza sulle case popolari a Ferrara spiega bene che i criteri per l’assegnazione degli alloggi non possano prevedere limiti temporali basati sulla permanenza del territorio, perché il libero accesso alle graduatorie deve essere garantito in base allo status socio-economico di una famiglia o di un singolo.